L’analisi
La data delle elezioni sembra una banderuola pronta a muoversi a ogni stormir di fronde. Si vota a ottobre ’27; no, elezioni anticipate ad aprile; meglio a maggio. Ipotesi diverse che ruotano intorno alla riforma della legge elettorale, nata con l’intenzione di dare una maggioranza stabile a chi vincerà, si sta trasformando in uno strumento per limitare l’eventuale successo di Roberto Vannacci, con una serie di incognite tali da rendere difficilissima una scelta. Intanto la discussione generale sulla legge elettorale slitta al 30 settembre, proprio nel giorno in cui Vannacci annuncia un nuovo deputato proveniente da Forza Italia, Tommaso Calderone, che si aggiunge alla sua “sporca dozzina”. Dopo una ventata di dichiarazioni su un possibile voto anticipato (i ministri Lollobrigida e Ciriani su tutti), Francesco Filini (il deputato più vicino a Fazzolari) ha parlato di elezioni a scadenza naturale del mandato, in linea con quanto auspicato da Antonio Tajani e Matteo Salvini.
A corroborare questa tesi una serie di ragionamenti: innanzitutto la mancata uscita dalla procedura di infrazione per il debito pubblico eccessivo limita l’azione espansiva della manovra di bilancio 2027, che così non potrà far sentire i propri effetti nei primi mesi del 2027, quelli di campagna elettorale nel caso di voto in primavera. Poi lo scenario internazionale con l’avanzata delle destre rende più digeribile un eventuale accordo con Futuro Nazionale, in scia con quanto sta accadendo, a livello locale, in Germania e con quanto potrebbe accadere in Francia con Marine Le Pen e in Spagna con Santiago Abascal e Vox: una sorta di “finestra di Overton” applicata alla politica.
La data della scadenza naturale del mandato, inoltre, consentirebbe a Giorgia Meloni di porsi come il primo e unico Presidente del Consiglio nella storia repubblicana ad aver concluso tutto il mandato, un altro record che sicuramente non lascerebbe indifferente la leader di Fratelli d’Italia che ha da poco festeggiato il record di longevità del governo.
Resta il nodo Vannacci e già le prime avvisaglie potrebbero vedersi questo fine settimana a Reggio Calabria, dove si voterà alla Camera per le elezioni suppletive e dove Vannacci presenterà un proprio candidato che potrebbe essere determinante, anche per le eventuali trattative che potrebbero porsi in caso di ballottaggio col centrosinistra. Quel centrosinistra che continua a discutere sulla leadership e sulle primarie che al momento non sono stabilite, ma che vengono invocate, sebbene con vari distinguo, dai dirigenti del Campo Largo, non solamente per il candidato Premier ma anche per il sindaco di Milano, dopo la fuga in avanti di Mario Calabresi che non ha finora trovato il consenso atteso. Uno scenario in evoluzione dove ogni mossa può indirizzare la rotta, proprio come accade con le banderuole.


