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L’Aquila, 17 anni fa il terremoto che devastò la città: alle 3.32 il tempo si è fermato. Una ferita che fatica a chiudersi

L’Aquila ricorda il sisma del 6 aprile 2009, che in 23 secondi devastò la città e l’intero cratere. A 17 anni dalla tragedia restano il peso dei 309 morti e una memoria ancora viva

L’Aquila, 17 anni fa il terremoto che devastò la città: alle 3.32 il tempo si è fermato. Una ferita che fatica a chiudersi
l’aquila

Il 6 aprile 2009 il sisma di magnitudo 6.3 devastò il capoluogo abruzzese in 23 secondi: 70mila sfollati, 1.500 feriti e 57 Comuni colpiti

A diciassette anni dal sisma del 6 aprile 2009, L’Aquila non dimentica la devastante scossa che trasformera’ per sempre il suo volto e che segnera’ l’animo delle migliaia di persone sopravvissute che hanno avuto questa terribile esperienza. Nonostante il tempo sia passato e la citta’ capoluogo di regione sia in gran parte ricostruita, la memoria di quella notte e’ indelebile. Alle 3.32 di 17 anni fa il tempo si ferma e un boato profondo sale dalle viscere della terra. Per 23 interminabili secondi, L’Aquila non e’ piu’ una citta’, ma un organismo che sussulta e si sbriciola. Subito dopo la scossa: magnitudo 6,3 della scala Richter.

Lentamente iniziano a emergere le voci: grida soffocate, richiami di nomi, il pianto dei bambini. Una nuvola densa di polvere bianca, acre, fatta di intonaco e storia polverizzata, si alza e avvolge le strade, rendendo l’aria irrespirabile e la luce delle torce inutilizzabili. Chi era riuscito a uscire di casa si è ritrovato in pigiama, scalzo, in mezzo a macerie che fino a un attimo prima erano archi medievali o pareti domestiche. Mentre i primi soccorritori e i cittadini scavavano a mani nude, guidati dai lamenti che provenivano dai cumuli di pietre. Solo l’alba rivelera’ il vero volto dello sfregio.

In via XX Settembre, La Casa dello Studente diventa il simbolo del dolore, un cumulo di cemento dove si cercano freneticamente giovani vite: 8 gli studenti universitari morti e numerosi quelli feriti. Poco fuori città, la frazione di Onna letteralmente rasa al suolo e contra un tragico bilancio: 40 morti. In questo piccolo centro non resta un muro in piedi, solo un cumulo di macerie livellate dal destino. Le ore successive sono state una corsa contro il tempo. Mentre la terra continua a tremare con scosse di assestamento che terrorizzano i sopravvissuti, si formavano le prime catene umane per passare secchi di detriti. L’ospedale ‘San Salvatore’ dell’Aquila, a sua volta danneggiato, si era organizzato in un centro di primo soccorso all’aperto. Verso mezzogiorno, la citta’ era un viavai di elicotteri e sirene. Migliaia di persone, con lo sguardo perso nel vuoto, hanno iniziato a radunarsi nei parchi e nelle piazze, lontano dagli edifici, portando con se’ solo coperte o cio’ che erano riusciti a recuperare. Solo i primi passi di un esodo che avrebbe portato 70.000 persone lontano dalle proprie case, (trovando ospitalita’ nelle strutture ricettive della costa di Teramo e Pescara) lasciando dietro di se’ 309 morti e 1.500 feriti. I danni agli edifici pubblici e privati stimati all’inizio avevano raggiunto la somma di 10 miliardi di euro. Ben 57 i Comuni del ‘cratere’ (anche della provincia di Teramo e Pescara) risultati danneggiati, per una superficie pari al 22% della regione Abruzzo.

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