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Latina, la moglie lanciò l’allarme sul carabiniere killer. “Morte annunciata”

La moglie del carabiniere killer di Latina aveva presentato un esposto contro di lui. La psicologa: “Morte annunciata”

Latina, la moglie lanciò l’allarme sul carabiniere killer. “Morte annunciata”
carabiniere latina
La moglie del carabiniere killer di Latina aveva presentato un esposto contro di lui all’Arma: “Ho paura”. La psicologa: “Morte annunciata, le denunce delle donne vengono ignorate”.

Latina, il legale della moglie di Capasso: “Aveva lanciato un allarme con un esposto”

“L’aveva gia’ aggredita fisicamente anche in pubblico e piu’ volte. La signora aveva fatto solo un esposto perche’ se avesse sporto denuncia temeva che lo avrebbero sospeso dal servizio e non avrebbe potuto contribuire al mantenimento delle figlie. E aveva piu’ volte parlato con il comandante del marito della situazione”. Cosi’ l’avvocata Maria Belli, che stava seguendo la separazione di Antonia Gargiulo dal marito, l’appuntato dei carabinieri Luigi Capasso che ieri mattina ha prima sparato alla moglie, ferendola gravemente, per poi uccidere entrambe le loro figlie e poi togliersi la vita. “Tuttavia – sottolinea l’avvocata a Radio Capital – anche una sola denuncia non avrebbe potuto dare il via a un’azione giudiziaria nei confronti dell’uomo. Le bambine erano gia’ seguite dai servizi sociali, per aiutarle ad affrontare questa difficile separazione e recuperare il loro rapporto con il padre”.

Latina, il carabiniere aveva avuto problemi disciplinari

In passato, tra l’altro, Capasso aveva avuto problemi disciplinari. Dopo l’esposto della moglie, sostiene la Questura di Latina, “era stato redarguito. Lui aveva assicurato che era sua intenzione cercare di ricostruire il rapporto con la moglie”. Anche se lei aveva fatto mettere a verbale i suoi timori: “Ho paura, non lo voglio vedere”.

Latina: la psicologa, morte annunciata, denunce donne ignorate

“E’ la vergognosa, ennesima cronaca di una morte annunciata e i colpevoli sono coloro che non hanno voluto prendere adeguati provvedimenti”. Cosi’ la psicoterapeuta e scrittrice Maria Rita Parsi, interpellata dall’Agi sulla tragedia familiare avvenuta a Cisterna di Latina, dove un appuntato dei carabinieri ha sparato, ferendola gravemente, alla moglie da cui si stava separando, poi ha ucciso le due figlie di 7 e 13 anni e si e’ tolto la vita. “Appena ho appreso la notizia di questo atto di barbarie estrema ho provato una furia terribile – si indigna la Parsi -. Sono furiosa perche’ questo signore aveva gia’ aggredito la moglie, aveva terrorizzato le bambine ed era stato denunciato ma nessuno ha cercato seriamente di fermarlo. Non si manda un carabiniere un giro armato dopo una denuncia per violenza. Quest’uomo doveva essere disarmato. Non sono stati rispettati i diritti di questa donna e delle sue bambine, e’ mancata la protezione. Perche’ purtroppo delle infinite quotidiane molestie che subiscono le donne non importa niente a nessuno, non se ne parla abbastanza, tanto e’ vero che su dieci vittime di violenza soltanto due scelgono le strada della denuncia. Le altre otto preferiscono tacere e trovare un compromesso, viviamo in un autentico clima di omerta’”.

econdo la Parsi bisogna cercare di cambiare la mentalita’ che sta dietro gli atti di violenza, tenendo pero’ presente che gli atteggiamenti di indifferenza e di disinteresse non appartengono soltanto alla sfera maschile ma anche a quella femminile. “A volte le donne sono le maggiori nemiche delle donne. E mi riferisco a tutte quelle che sono piu’ fortunate ma non si indignano e non scendono in piazza. Insieme a questa meravigliosa rivoluzione di non farsi toccare il sedere dai produttori cinematografici mi piacerebbe che si trovasse il coraggio di difendere le donne piu’ deboli, quelle che non hanno voce, come questa povera disgraziata di Latina che non so proprio come riuscira’ a sopravvivere sapendo che la sua famiglia e’ stata sterminata”. Ma cosa si puo’ fare in concreto? Cambiare la mentalita’ attraverso l’educazione e’ certamente importante. “Bisogna partire dalle istituzioni scolastiche – osserva la psicoterapeuta – le scuole devono capire che storie ci sono dietro le famiglie perche’ i bambini hanno diritto alla salute mentale di chi si prende cura di loro. E poi i servizi sociali dovrebbero avere piu’ personale”. Ma soprattutto la politica deve prendersi le sue responsabilita’. “Quando sara’ conclusa questa campagna elettorale da ‘asilo mariuccia’ – ironizza Parsi – i politici stabiliscano di lottare per dare finalmente garanzie alle donne minacciate perche’ decidono di lasciare il loro uomo. Le loro denunce vanno prese sul serio, si possono ipotizzare scorte e centri anti violenza, gli uomini come l’appuntato dei carabinieri di Latina vanno fermati e obbligati a curarsi e non mandati in giro con l’arma in pugno”. La Fondazione Fabbrica della pace Movimento bambino onlus, presieduta dalla Parsi, ha programmato di svolgere 150 ore annuali dedicate alla formazione e all’educazione delle famiglie. “Questa iniziativa dovrebbe essere portata in tutti i comuni italiani, gratuitamente e nelle strutture pubbliche”. Ma perche’ gli uomini non riescono ad accettare gli abbandoni delle donne? “I maschi non sopportano la liberta’ delle donne. Magari tradiscono tante volte la loro compagna ma quando la perdono resta il senso del possesso. Non dimentichiamo che nell’Iliade, primo grande poema dell’antichita’, la guerra di Troia si fa proprio per vendicare le ‘corna’ di Menelao, abbandonato da Elena per il principe troiano Paride”.