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Cronache
Pausini, note forti per patrimoni deboli. Al concerto piovono calcinacci
Laura Pausini concerto a Venezia

Laura Pausini im concerto a Venezia: acqua alta, stivali di gomma e calcinacci che piovono

Nessuno ci aveva pensato. Eppure il buon senso avrebbe dovuto far sorgere ben più di un dubbio sull’opportunità di organizzare un mega concertone in piazza San Marco. E questo non solo perché è il punto più basso di Venezia e regolarmente va sott’acqua, a orari scanditi dalla natura. Così è successo che dopo aver montato una vera e propria macchina da guerra - un palco gigantesco e assai poco consono a una cornice delicata e fragile come quella della piazza più bella del mondo-, gli organizzatori del concerto di Laura Pausini, si sono accorti che la marea non era disposta a piegarsi alla volontà e alle ragioni di nessuno, tanto meno a quelle della cantante faentina. Così hanno invitato tutti a portar degli stivali.

Come se non bastasse, le condizioni meteo veneziane ieri erano tutt’altro che favorevoli: oltre all’acqua alta, puntualmente sgorgata dai tombini, verso le 22:00 si è aggiunto un nubifragio mai visto, affrontato dalla Pausini e da tutto il suo staff in modo davvero impeccabile: la cantante ha dato prova di tutto il suo talento cantando a cappella davanti a un pubblico fluttuante. Situazione onirica che tutti i fan hanno gradito molto. Armati di stivali di gomma, impermeabili di plastica e ombrelli anche loro hanno danzato e cantato sotto la pioggia.

Come prevedibile, anche se nessuno sembra averci pensato, non è andata altrettanto bene alle pietre e agli intonaci di piazza San Marco, in particolare a quelli del Sottoportego de l’Arco Celeste, quello che collega la Piazza con il Bacino Orseolo, che infatti ai primi accordi sparati a tutto volume si sono staccati dal soffitto. È il caso di dire che piove sul bagnato dal momento che quel punto è già gravemente provato da scarsa manutenzione. Il problema verificatosi ieri sera era già emerso durante le prove di giovedì, quando i potentissimi bassi sparati a tutto volume hanno fatto vibrare finestre e vetrine di tutta la piazza. Stando alle ricostruzioni fatte da un commerciante «Sono venuti giù piccoli pezzi di calcinacci, per questo abbiamo sollecitato l’intervento della Sovrintendenza, dato che il volume è allucinante. Tremano i vetri delle vetrine, siamo preoccupati per i monumenti e la basilica». Tanto che alcuni negozianti di vetri hanno preferito smontare le vetrine e mettere al sicuro i preziosi oggetti esposti.

Una domanda sorge spontanea: perché ostinarsi a organizzare eventi così invasivi nella più delicata, unica e irripetibile città del mondo? È noto da tempo che le onde sonore sparate a tutta potenza durante i concerti non solo danneggiano la salute ma compromettono gravemente monumenti ed edifici che si trovano nei pressi. Il suono si trasforma in rumore sismico, una vibrazione che si abbatte sulle superfici di palazzi, pietre, mosaici mettendone a repentaglio la staticità. Piazza San Marco, “Salotto d’Europa”, è uno spazio delimitato da preziosi edifici; un catalogo di architettura, pietre e mosaici che spazia dal XIII al XIX secolo e che comprende la Basilica di San Marco, le Procuratie Vecchie, il Museo Correr, le Procuratie Nuove e il leggendario Campanile, affettuosamente detto “El Paron de Casa”.

Se non ci pensano il Comune di Venezia e la Procuratia di San Marco, organo preposto alla salvaguardia della Basilica e che ad oggi non ha ancora risolto l’imbarazzante problema della manutenzione delle (orribili) e inefficaci barriere di vetro fatte erigere per difenderla, che almeno la Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio di Venezia, organo periferico del Ministero della Cultura, intervenga con fermezza e metta un argine a questa deriva che non ha altro esito se non la definitiva morte della città per eccesso di consumo.

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