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Il 25 Aprile non vuol dire Partito Comunista

IL COMMENTO – Tra qualche settimana si festeggia il 70esimo della Liberazione dal nazi-fascismo che fu violenza e orrore, sterminio e morte, non meno del feroce stalinismo… Di Carlo Patrignani

Tra qualche settimana si festeggia il 70esimo della Liberazione dal nazi-fascismo che fu violenza e orrore, sterminio e morte, non meno del feroce stalinismo e si torna a celebrare la Resistenza che, è bene rimarcarlo, non fu, come purtroppo è accaduto, prerogativa del Pci di Palmiro Togliatti. Anzi, fu proprio questa antistorica identificazione Resistenza uguale Pci che ha impedito l’epurazione del virus, il fascismo, per il rinnovamento del Paese: tale malefica identificazione, resa possibile dalla complicità della Chiesa, del Vaticano, tramite la Democrazia Cristiana di Alcide Gasperi, seppellì sul nascere ogni prospettiva di rivoluzione liberale e laica del Paese che è rimasto intrappolato nella prassi politica del consociativismo frutto amaro del catto-comunismo per l’alleanza di potenza tra Pci e Dc, passata alla storia come compromesso storico.

Con questo non si vuole negare la partecipazione attiva e continuata dei comunisti alla Resistenza e alla Liberazione, tutt’altro: non si possono negare i contributi di grandi personaggi come l’eretico e ateo Antonio Gramsci, di Umberto Terracini, di Angelo Tasca, di Antonio Giolitti, di Giuseppe Di Vittorio e Bruno Trentin, i perni della Cgil e di tanti altri. Costoro insieme ad altri uomini di cultura acomunisti, ossia né filo né anti-comunisti, come Piero Gobetti, Carlo Rosselli, Riccardo Lombardi, Vittorio Foa, Ferruccio Parri, Piero Calamandrei, Norberto Bobbio, persero la sfida cultural-politica per il rinnovamento liberale, democratico e laico del Paese che poteva esser realizzato a cominciare dall’epurazione di tutto il personale – burocrazia, esercito, polizia, magistratura, università, scuola etc – che aveva diretto e gestito l’orribile Regime del Ventennio fascista.

Fu con un colpo di spugna, il decreto di amnistia del ’46 firmato dal Guardasigilli Palmiro Togliatti e controfirmato dal Presidente del Consiglio, Alcide Gasperi, a liberare gerarchi, ras, magistrati e giudici, burocrati, intellettuali del Manifesto della Razza, collaborazionisti del Regime e della Rsi, giornalisti, da ogni responsabilità per le orrende stragi e gli spietati omicidi a freddo di oppositori consumati durante il Ventennio. Significativa la nomina nel ’47 a Procuratore di Torino del giudice Macis che inflisse nel ’28 a Gramsci la condanna a vent’anni di duro carcere perchè “quel cervello per vent’anni non deve pensare” come ordinò il Duce. E quanti fascistoni, tolta la camicia nera, si sono poi nel corso del tempo ritrovati tra le fila del Pci e della Dc….

Ma di questo snodo decisivo non si è parlato quasi mai e si continuerà a non parlare per omertà e convenienza, per non metter in discussione lo status quo, l’ordine costituito consociativio, sotto e dentro il quale, sono cresciuti i peggiori scandali della Prima Repubblica e continuano a consumarsi quelli attuali con le potenti cooperative rosse della Lega Coop, un tempo trait-d’union tra Urss e Pci per investimenti nel Paese del socialismo reale, oggi trait-d’union per appalti milionari tra quel che resta del Pci e la fitta, intricata, ramificata maglia di pezzi delle Istituzioni dello Stato e Enti Locali.

Ogni celebrazione della Liberazione e della Resistenza che non assuma come punto, asse centrale la deliberata mancata epurazione dal virus letale, per la democrazia e la partecipazione, di quel lontano Regime clerico-fascista trasmigrato nel successivo catto-comunismo, sarà solo un rito, un bla bla, che lascerà intatto lo status quo per cui ci sarà sempre qualcuno che acquisterà 60 mila copie di un libro misconosciuto I miei Primo Maggio’ del Masianello in felpa rossa per donarle a soci e clienti della lunga filiera di market, super e iper-mercati, in vista della fantasmagorica coalizione sociale.

Grazie e a presto!

Carlo Patrignani