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Cronache
Libri come rifiuti. Pubblicità “progresso” choc nel barese, a Corato

Di Andrea Lorusso
@andrewlorusso

“Preferisci i prodotti durevoli con minore impatto sull’ambiente”, titoleggia un cartellone apparso nella città di Corato in provincia di Bari, peccato che il bene durevole sia un e-reader, mentre quello nocivo per l’ecosistema, un tradizionalissimo e – lasciatemelo dire – immortale libro di carta.

I libri come rifiuti, una campagna abominevole sotto ogni punto di vista, che se nelle intenzioni dell’Asipu (società d’igiene urbana), pagata in nome e per conto dal Comune per le pubblicità progresso e la raccolta di rifiuti, doveva sensibilizzare a non inquinare, ha solo intossicato il buon gusto dei cittadini, diffusosi poi su tutto il territorio Nazionale.

Prova, dopo l’onda d’urto d’indignazione, a smontare il caso il direttore dell’azienda: “Si chiarisce che la campagna di comunicazione è stata sviluppata autonomamente dalla società. Il logo del Comune ne indica esclusivamente la destinazione. Nelle intenzioni il riferimento è al materiale costituente il libro e non agli aspetti culturali per i quali si nutre la massima considerazione. Nelle prossime ore il manifesto sarà coperto, nell’attesa di fornire ulteriori elementi a chiarimento. La sovrapposizione fra valore culturale dei libri e finalità della campagna ha generato una percezione negativa per la quale ci scusiamo essendo lungi dalle nostre intenzioni.”

Un sedile lasciato a bordo strada, è sicuramente un bene da cestinare. Ma “il materiale costituente” di un libro, nel suo insieme, ci regala una magia, una storia, un pezzo di cultura, di identità, di sogno, di esperienza, e potrei continuare all’infinito. Sarebbe come valutare una Maserati per ogni singola componente, e non per l’auto bolide che ne viene fuori. Che discorso assurdo è mai questo? La toppa è peggiore del buco.

Anche un arto umano, da solo, serve a ben poco. E di sicuro la plastica, il silicio, gli schermi led, le batterie, e l’obsolescenza e la senescenza, renderanno il lettore digitale un ferro vecchio da buttare in pochissimo tempo, a differenza di un libro che riempie anche per secoli le librerie.

Insomma, nemmeno a fatica si riesce a giustificare il gesto o a trovare un senso. Forse è l’agenzia di comunicazione a cui si sono affidati, a produrre scarti.

 

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