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Lo fanno in 151mila. Prima svuotano il conto. Poi chiedono la separazione

Ripuliscono il conto senza dirlo oppure si tengono tutti soldi anche con il coniuge consapevole del misfatto. Una prassi diffusa tra le persone coniugate che…

Colpa della vita di coppia o dei risentimenti dopo unioni poco riuscite ma siamo così buoni da sanguinare da ogni artiglio. Più di 151.000 italiani, prima di chiedere la separazione coniugale, svuota il conto in banca all’insaputa del coniuge (nel 9,2% dei casi). E il 17% dei divorziati e separati, cioè quasi 280.000 individui, ha dichiarato che l’ex partner si è tenuto tutti i soldi depositati. Anche se, salvo eccezioni, la legge preveda che le somme vadano divise equamente tra i due coniugi. E’ quanto scoperto da una ricerca commissionata tra il 15 e il 18 novembre scorso dal sito di comparazione di prodotti assicurativi, finanziari e tariffe Facile.it ai ricercatori di mUp Research e Norstat e pubblicata sotto Natale.

 

La gestione del conto cointestato in caso di divorzio è un problema che ha interessato più di 1,6 milioni (il 65%) dei circa 2,5 milioni di italiani separati e divorziati. Soggetti divorziati almeno una volta nella vita.E parliamo di conflitti generati non di cifre astronomiche, tutt’altro. Secondo l’indagine, basata su 1015 interviste comparate e su un campione che va dai 18 ai 74 anni di età, in media, la somma contesa è pari a poco più di 7.900 euro in tutto. A segnalare questa situazione problematica sono proporzionalmente più le donne (11,8%) che gli uomini (6,6%). E il comportamento sembra essere molto più ricorrente fra le coppie in comunione dei beni (10,9%) che in quelle in regime di separazione dei beni (7,2%).

 

Se si entra nella ricerca il dato mostra che la pratica di agire contro il coniuge è più diffusa nel centro Italia (10,3%) e al nord ovest (9,5%). Ma le soluzioni ai contesti di separazione cambiano se si tratta di persone d’età più avanzata e a seconda del territorio. Con persone aventi un’età superiore ai 55 anni di età la tendenza all’accordo tra le parti è più diffuso. Mentre la conflittualità, che si traduce nel ricorso a legali se non anche a giudici, aumenta quando si tratta di giovani, soprattutto se del Sud e isole (12% di media).

 

“Qualora uno dei due coniugi, senza averne il diritto, prosciugasse il conto prima della separazione o tenesse per sé tutte le somme depositate, egli sarà tenuto a restituire all’altro intestatario l’importo eccedente la propria quota”, ha spiegato Giovanni Zanetti, responsabile dell’ufficio legale di Facile.it che ha aggiunto: “Per evitare questo genere di problematica, è bene sapere che è possibile chiedere al giudice il sequestro del conto fino all’emissione della sentenza di separazione”.

 

Ma non è una costante la conflittualità sui conti. Per il 32% dei casi il conto corrente cointestato non diventa motivo di scontro in fase di separazione. Il 32% dei casi chi ha risposto ha anche dichiarato di aver diviso equamente e di comune accordo la liquidità disponibile sul conto, mentre il 17% dei separati/divorziati ha scelto di tenere a disposizione per eventuali spese legate ai figli o alla casa le somme depositate nel conto comune. 

 

Nella maggior parte dei casi però (59%) il conto cointestato, dopo la divisione delle somme depositate, è stato chiuso, mentre nel 16,5% è rimasto aperto, sebbene intestato ad uno solo dei due ex coniugi. Sono invece quasi 284.000 i divorziati e separati che hanno deciso di tenere il conto cointestato per pagare le spese legate a figli e casa. 

 

Attenzione però “perché in caso di conto cointestato la banca considera i due intestatari responsabili in solido anche se non più uniti in matrimonio”, ha spiegato Zanetti. “In caso di saldo passivo, quindi, i due titolari saranno responsabili nei confronti dell’istituto di credito che, indipendentemente da chi ha causato il rosso, potrà agire contro entrambi gli intestatari per recuperare le somme mancanti”.