Louis Dassilva assolto, dopo Garlasco un altro assurdo italiano
Ci risiamo. Mentre il caso di Garlasco viene riaperto dopo 19 anni facendo pensare – e forse dando anche più di una strizzata d’occhio – che fino a ora abbiamo concentrato attenzioni, invettive e vomito d’insulti verso un innocente, ecco un nuovo episodio che riscrive ulteriormente il confine bizzarro della giustizia in piazza: Louis Dassilva, già condannato prima ancora del processo, accusato di aver ucciso barbaramente Pierina Paganelli, è stato assolto.
La storia rapidamente: Louis è un bel ragazzo che ha una famiglia (riconosciuta) in Senegal, è sposato in Italia con una donna che ne accetta le fughe verso altri letti. Giusto? Sbagliato? Non è un nostro problema. Poi però nello stabile in cui vive viene uccisa una signora anziana, Pierina Paganelli, che è la madre del marito dell’amante di Louis. La moglie ufficiale dà un alibi di ferro al marito. Eppure, tutti dicono che è sicuramente lui l’assassino, che poco importa se non c’è movente e neanche una spiegazione plausibile per le 30 coltellate. Il colpevole è Louis, processo chiuso. Tutto questo, ovviamente, prima che le aule di giustizia facciano il loro lavoro.
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Ebbene, quando i giudici a notte fonda leggono la sentenza, ci sono varie sensazioni che si accavallano: c’è il sollievo di Louis, che è riuscito a dimostrare di non c’entrare granché. C’è lo sgomento di chi ha saputo individuare un solo possibile colpevole e oggi si ritrova a dover rifare tutto da capo. C’è la piazza che schiumava rabbia e che oggi deve dire che forse si è sbagliata. E ci sono gli interrogativi di chi, come Calamandrei, diceva che è meglio un colpevole a piede libero che un innocente in carcere. Siamo al punto di partenza, gioco dell’oca eterno che coinvolge sempre più spesso i casi di cronaca. Che vengono discussi e sviscerati in piazza e non nei luoghi preposti.
Anche la vicenda della povera Chiara Poggi sta seguendo un analogo percorso. Alberto Stasi assolto per due volte, poi condannato, ora ancora in carcere e nel frattempo le indagini che si concentrano su Andrea Sempio, e la piazza che ha già deciso: Stasi innocente, Sempio colpevole. Sarà sicuramente così, per carità. Ma la prudenza dovrebbe essere una buona consigliera in questa situazione intricata e sempre più piena di colpi di scena. Così come analoga prudenza dovrebbe essere impiegata nel caso di Liliana Resinovich. E invece l’assassino è già deciso a priori, “a prescindere” come diceva Totò. Che amarezza.

