Campobasso, madre e figlia avvelenate da ricina: interrogati il padre e l’altra figlia
Si intensificano le indagini per omicidio premeditato nel caso della madre e della figlia – la 50enne Antonella Di Ielsi e la 15enne Sara Di Vita – morte alla fine di dicembre per sospetto avvelenamento da ricina a Pietracatella, in provincia di Campobasso. Ieri il padre, Gianni Di Vita, e la figlia Alice di 19 anni sono stati sentiti in Questura per diverse ore come persone informate sui fatti dalla procuratrice di Larino Elvira Antonelli, titolare del fascicolo, e dal capo della Mobile Marco Graziano. In serata, secondo quanto riporta il Corriere della Sera, gli inquirenti hanno raccolto a sorpresa anche la testimonianza di una cugina di circa 40 anni, che Alice chiama affettuosamente “zia”.
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“Sono tranquillissimo. E resto infinitamente addolorato per la perdita di mia moglie e mia figlia”, sono le parole riferite al telefono da Di Vita al suo legale, Arturo Messere, che assiste anche la figlia Alice. L’avvocato ha confermato che l’ex tesoriere regionale del Pd ha risposto a tutte le domande ma le testimonianze dei due membri della famiglia sopravvissuti non avrebbero convinto a pieno gli investigatori, tanto che non si esclude che possano essere risentiti entrambi a breve. Nel frattempo sarebbe previsto un altro sopralluogo a casa dei Di Vita, sotto sequestro da tre mesi.
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Inizialmente l’inchiesta era a carico della Procura di Campobasso, che aveva aperto un fascicolo per omicidio colposo. Sotto indagine erano finiti cinque medici dell’ospedale, con l’accusa di aver sottovalutato i sintomi segnalati da Antonella e Sara, bollati come i segnali di una semplice gastroenterite. Il quadro clinico di entrambe si è poi aggravato rapidamente. “Fin dall’inizio — ha raccontato al Corriere Vincenzo Cuzzone, direttore della Rianimazione — qualcosa non convinceva. Il decorso clinico delle due pazienti appariva troppo rapido, troppo simile, troppo anomalo”.

