Mafie sempre più forti al Nord, soprattutto la ‘ndrangheta, in grado di condizionare appalti e privato. Palermo regno di Cosa Nostra. Bologna e l’Emilia diventano “terre di mafia”. A Roma proliferano i gruppi autoctoni. Indagine sul “Protocollo fantasma” con l’ipotesi che forze dell’ordine spiino pm. Ecco i punti della relazione annuale Antimafia. E Roberti attacca la Chiesa: “Per secoli non ha fatto nulla”.
I PUNTI DELLA RELAZIONE – I punti principali contenuti nella relazione annuale della Dna riguardano l’espansione drammatica delle mafie al Nord, e in particolare della ‘ndrangheta, capace di conquistarsi una posizione di “predominio, a discapito di altre compagini associative, come quella di origine siciliana”. In particolare la ‘ndrangheta si è dimostrata in grado di condizionare gli appalti pubblici riuscendo a far arrivare i suoi gangli anche nel privato dove esiste una partnership con il pubblico. Negata la balcanizzazione per Cosa Nostra, che mantiene invece il suo cervello operativo a Palermo. Gioia Tauro è invece considerato il principale porto della cocaina. Focus particolare sull’Emilia Romagna, considerata ormai una “terra di mafia” insieme al capoluogo Bologna. Per quanto riguarda Roma, invece, ad agire non è un sistema impiantato da fuori ma si registra una proliferazione delle mafie autoctone, sistemi romani come quello di Carminati di Mafia capitale. Altro elemento inquietante di cui si parla nella relazione della Dna, invece, è quello che riguarda il cosiddetto “Protocollo fantasma“, un esposo anonimo nel quale si ipotizza che vari magistrati antimafia siano da anni spiati e controllati da uomini delle forze dell’ordine per conto di qualcun altro.
‘Ndrangheta: Dna, e’ come holding e forte in traffico droga – “Per la ‘Ndrangheta, deve confermarsi il dato della tendenziale unitarieta’ di tale organizzazione criminale; quindi, dell’esistenza di una sorta “consiglio di amministrazione della holding” che elegge il suo “Presidente”. E’ un dato che giudiziariamente ha trovato plurime conferme in sede cautelare e di merito”. E’ quanto si legge nella annuale relazione della Direzione Nazionale Antimafia presentata oggi a Roma. “Sotto il profilo degli interessi del crimine organizzato calabrese, le indagini hanno evidenziato, per cio’ che riguarda particolarmente le cosche operanti nella citta’ di Reggio Calabria, la particolare capacita’ della ‘ndrangheta cittadina di inserirsi nella gestione delle cd societa’ miste, pubblico/privato, attraverso cui vengono forniti i principali servizi pubblici alla cittadinanza. In particolare, attraverso una serie concatenata di prestanomi, la ‘ndrangheta ha il controllo totale delle quote di spettanza del partner privato e, attraverso la sua capacita’ collusiva ed intimidatoria, riesce a condizionare la parte pubblica”. Per la Dna resta forte il ruolo della ‘Ndrangheta nel traffico “internazionale di stupefacenti, traffico che ha generato, e continua a generare, imponenti flussi di guadagni in favore della criminalita’ organizzata calabrese che reinveste, specie nel settore immobiliare, i proventi di tale attivita’.Traffico consentito anche e soprattutto dal controllo totalizzante del Porto di Gioia Tauro, dove attraverso una penetrante azione collusiva, gli ‘ndranghetisti riescono a godere di ampi, continui, si direbbe inesauribili, appoggi interni”.
ROBERTI ACCUSA LA CHIESA: “PER SECOLI NON HA FATTO NULLA” – “Sono convinto che la Chiesa potrebbe moltissimo contro le mafie e gran parte delle responsabilita’ le ha proprio la Chiesa perche’ per secoli non ha fatto niente”. Cosi’ il Procuratore Nazionale Antimafia, Franco Roberti alla presentazione a Roma della relazione annuale della Dna. “Penso al discorso di Giovanni Paolo II fatto alla Valle dei Templi ma dopo quello? Silenzio assoluto. Zero reazioni, nonostante omicidi come quello di Padre Puglisi, fino al 2009 quando la Conferenza Episcopale ne parlo’. Oggi dopo altri sei anni Papa Francesco ne parla apertamente e parla di scomunica”
Camorra: Dna, forte contrapposizione interna e gestione scommesse – “Le aggregazioni camorristiche hanno la caratteristica della contrapposizione, talvolta, passando con eccessiva disinvoltura, da situazioni di alleanza a situazioni di contrasto violento”. E’ quanto si legge nella annuale relazione della Direzione Nazionale Antimafia presentata oggi a Roma. “Sembra che oggi siano in corso piu’ ampi sommovimenti negli assetti criminali camorristici, di cui gli omicidi e gli agguati costituiscono la manifestazione piu’ eclatante. La fibrillazione criminale si registra sia nelle periferie urbane che nel cuore cittadino di Napoli. La situazione di elevato pericolo per l’ordine pubblico e’ resa ancor piu’ grave dai protagonisti di tali scenari, spesso nuove leve criminali che scontano inevitabilmente una non ancora compiuta formazione strategica”.
RELAZIONE PRESENTATA IN SENATO – “Abbiamo piu’ volte ribadito che le armi moderne della mafia non sono soltanto le armi che uccidono ma infiltrarsi ed approfittare di ogni debolezza”. A parlare e’ Rosy Bindi, presidente della Commissione Antimafia, in occasione della presentazione a Roma della relazione annuale della Dna. “C’e’ una grande sintonia con questa relazione e quella della Dia, testimonianza che i vari pezzi del sistema si parlano e sintonia con l’attivita’ della Commissione Antimafia”. La presidente Bindi fa riferimento alle ultime inchieste che hanno coinvolto il nord Italia, dicendo che si potrebbe parlare “non piu’ di mafie al nord ma potremmo dire mafia del nord” seppur “la casa madre dove si prendono le decisioni rimane in Calabria, in Sicilia, in Puglia, in Campania”. Per il Procuratore Nazionale Antimafia, Franco Roberti la “novita’ di quest’anno e’ la nuova organizzazione della Dna che per la prima volta l’anno scorso si e’ data un programma organizzativo, un progetto approvato dal Csm. E’ una relazione molto innovativa. Abbiamo centrato l’attenzione – dichiara Roberti – su corruzione, crimini ambientali e contrasto al controllo mafioso degli appalti”. In conclusione il Procuratore, parlando del contrasto ai beni delle mafia, afferma: “Cerchiamo di togliere l’acqua al pesce” ovvero i fondi alla mafia.
