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“Magnifica Humanitas”: ecco l’enciclica di Papa Leone XIV. La prima sull’intelligenza artificiale

Il documento, articolato in cinque capitoli- oltre a introduzione e conclusione- affronta le implicazioni etiche, politiche e spirituali della rivoluzione tecnologica in corso

“Magnifica Humanitas”: ecco l’enciclica di Papa Leone XIV. La prima sull’intelligenza artificiale

Guerra, lavoro, algoritmi: tutti i temi di Magnifica Humanitas, la prima enciclica di Papa Leone XIV sull’intelligenza artificiale

A 135 anni dalla Rerum novarum – pietra miliare della dottrina sociale della Chiesa, nata nel pieno della rivoluzione industriale – Papa Leone XIV presenta la sua prima enciclica, Magnifica Humanitas, collocandola nel contesto di quella che definisce la nuova “rivoluzione cognitiva”. Non un testo sull’IA in sé, ma sull’uomo nell’epoca dell’IA. Il documento, articolato in cinque capitoli oltre a introduzione e conclusione, affronta le implicazioni etiche, politiche e spirituali della rivoluzione tecnologica in corso, evitando tanto gli entusiasmi assoluti quanto le condanne aprioristiche. “La tecnologia non è una forza antagonista rispetto alla persona”, chiarisce il Pontefice, né “un male di per sé”. Eppure, avverte, non è neppure neutrale, perché riflette sempre gli interessi, le logiche e le visioni di chi la sviluppa e la controlla.

Da qui la richiesta di un codice etico condiviso sull’Intelligenza artificiale, accompagnato da strumenti giuridici adeguati, organismi di vigilanza indipendenti e percorsi educativi capaci di promuovere una vera “ecologia della comunicazione”. L’obiettivo dichiarato è impedire che l’IA diventi uno strumento di dominio nelle mani di pochi, orientandola invece al servizio dell’uomo. Una sfida tanto attuale quanto complessa. Ne è consapevole lo stesso Prevost, che ha scelto il nome Leone proprio per riallacciare il filo della dottrina sociale inaugurata da Leone XIII. La stesura dell’enciclica nasce anche da un lungo confronto tra la Santa Sede e il mondo della Silicon Valley, oltre che dal magistero dei predecessori di Prevost sull’era digitale. In questo percorso si inserisce pure il dialogo con Anthropic, il colosso italo-americano dell’IA che ha condiviso con il Vaticano la necessità di una regolamentazione etica delle nuove tecnologie e che nei mesi scorsi si è scontrato con l’amministrazione di Donald Trump dopo aver negato il proprio know-how per applicazioni militari.

A introdurre il senso profondo dell’enciclica – presentata questa mattina nell’Aula Nuova del Sinodo – è stato il cardinale Víctor Manuel Fernández, che ha insistito su un punto chiave: il documento parla dell’uomo “nel tempo dell’Intelligenza artificiale”, non semplicemente “dell’Intelligenza artificiale”. Secondo Fernández, nella “cosmovisione ipertecnologica” contemporanea la fede rischia di essere sostituita dalla fiducia assoluta nella tecnica, mentre la speranza si riduce all’attesa di un progresso tecnologico indefinito e l’amore viene progressivamente dimenticato. Il pericolo, ha spiegato, è quello di “ignorare il lato spirituale della persona umana, creata da Dio e irriducibile ai meccanismi di qualsiasi sistema tecnologico”.

Il senso del limite

Sul piano filosofico e antropologico – ha spiegato Fernández – l’enciclica rifiuta quello che Leone XIV definisce il “paradigma tecnocratico”, già denunciato da Papa Francesco nel Messaggio per la Giornata mondiale della pace del 2024: un modello in cui ogni scelta viene misurata esclusivamente attraverso i parametri dell’efficienza e del profitto. Per il Pontefice, infatti, l’IA può imitare il linguaggio umano, simulare emozioni e produrre contenuti complessi, ma resta priva di coscienza morale, empatia autentica, capacità relazionale e dimensione spirituale.

Per questo il testo insiste sulla necessità di recuperare il senso del limite, contrapponendosi alle correnti transumaniste che immaginano il superamento della fragilità umana attraverso la tecnologia. Ancora Fernández: “Bisogna recuperare la fecondità dell’esperienza del limite, che non è un difetto da correggere ma un luogo in cui l’umano si apre. L’umano non fiorisce malgrado il limite, ma attraverso il limite. È nell’essere limitati che trovano spazio l’inquietudine, la generosità che sorprende in mezzo all’oscurità e al fallimento, l’esperienza spirituale di Dio. Il limite dà una saggezza nuova. In tutti noi c’è un desiderio di andare oltre, la vera possibilità di questo oltre si chiama grazia”. Da qui anche una critica implicita alle promesse di una società perfetta liberata dal dolore. “A chi pensa di costruire un’umanità meravigliosa eliminando ogni sofferenza – ha osservato il cardinale – bisogna ricordare che, per sopprimere il dolore, bisognerebbe spegnere anche l’amore. Chi ama soffre sempre”.

Lavoro e transizione digitale

L’enciclica affronta poi il tema del lavoro e della transizione digitale. Se l’automazione può liberare l’uomo da attività gravose e ripetitive, ciò non deve tradursi nella riduzione della dignità del lavoro a mera variabile economica. Il Papa richiama dunque la necessità di tutelare i lavoratori dai rischi di una disoccupazione generata esclusivamente dalla ricerca del profitto e della riduzione dei costi. Ma è soprattutto l’applicazione militare dell’Intelligenza artificiale a suscitare la maggiore preoccupazione del Pontefice. “Non esiste algoritmo che possa rendere la guerra moralmente accettabile”, scrive Leone XIV. La tecnologia, osserva, non elimina la disumanità del conflitto: al contrario, rischia di renderlo più rapido, impersonale e distante dalla percezione concreta della sofferenza. Il pericolo è quello di abituarsi all’idea che la violenza sia inevitabile e debba soltanto essere “ottimizzata”.

La guerra

Anche alla luce delle guerre recenti – dal Medio Oriente al Venezuela – il Papa ribadisce il diritto dei popoli a esistere, custodire la propria identità e contribuire con la propria originalità alla comunità internazionale. “Qualsiasi tentativo di eliminare o sottomettere una nazione è gravemente immorale”, afferma il testo, che prende ulteriormente le distanze dalla tradizionale categoria della “guerra giusta”, privilegiando invece dialogo, diplomazia e perdono. Nella parte conclusiva, Fernández ha sintetizzato la domanda decisiva posta dall’enciclica: di fronte alla potenza crescente degli algoritmi e della tecnica, l’uomo deve scegliere a quale umanità appartenere. “A un’umanità chiusa in sé stessa, vuota e insensibile, fiera delle proprie risorse tecnologiche fino al punto di adorare sé stessa al posto di Dio? Oppure alla magnifica umanità sognata da Dio, capace di dare la vita agli altri, soffrire con loro e diventare pienamente sé stessa nell’amicizia con Dio?”.

Il senso dell’essere umano

Tra gli interventi che hanno accompagnato la presentazione di Magnifica Humanitas c’è stato anche quello della teologa Anna Rowlands, che ha posto al centro la domanda antropologica da cui prende forma l’intera enciclica: “Che significa essere umano realizzato nel tempo dell’AI?”. Rowlands ha sottolineato come il testo di Papa Leone XIV non voglia proporsi come una riflessione neutrale sulla tecnologia, ma come “un’enciclica che mette la visione del Vangelo a confronto con le culture dell’AI”. Un confronto che, secondo la teologa, mette in guardia “contro la crescente cultura del potere che sta trasformando lavoro, famiglia, vita politica”.

Sullo stesso piano si è mosso anche il cofondatore di Anthropic, Christopher Olah, che ha richiamato le responsabilità delle aziende tecnologiche nello sviluppo dell’Intelligenza artificiale. “Ogni laboratorio di AI, compresa Anthropic, opera all’interno di incentivi o vincoli che vanno in contrasto con il fare la cosa giusta”, ha affermato. Per Olah, “la tecnologia deve andare nella direzione giusta” perché “le domande sull’AI sono più grandi della comunità scientifica”. Il ricercatore ha poi insistito sulla natura ancora profondamente enigmatica dei modelli generativi contemporanei: “I sistemi non sono progettati come un ponte o un aeroplano. I modelli di AI non sono così: sono cresciuti su strutture modellate sul cervello, alimentati da linguaggio umano e pensiero. Ne è derivato qualcosa di più sottile, peculiare e bello di quanto la fantascienza ci aveva indicato, e restano misteriosi persino per noi che li creiamo”.

A soffermarsi sulle conseguenze culturali ed educative della rivoluzione digitale è stata invece la professoressa Louisa C. Locard, che ha criticato l’idea di un apprendimento sempre più automatizzato e individualizzato. “L’automatizzazione dell’apprendimento è distruttiva per l’eredità delle comunità”, ha spiegato. “Impariamo meglio quando siamo amati e incoraggiati ad avere fiducia nelle nostre capacità. Non possiamo sviluppare le nostre capacità cognitive senza l’amore per gli altri”. Secondo la docente, la visione puramente materiale fondata su “efficienza e accumulazione” rischia di impoverire il significato stesso dell’educazione. Per questo Magnifica Humanitas invita “a non perdere i valori umani a causa dell’AI”, denunciando una concezione dell’apprendimento “come progetto isolato piuttosto che dialogico e comunitario”. Da qui anche il monito sul rischio che le culture fondate sulla relazione e sul dialogo “vengano erose e rese vulnerabili al colonialismo”.

Anche il cardinale Michael Czerny ha richiamato la necessità di custodire la dimensione umana dentro l’ambiente digitale. Per Czerny, la vera sfida posta dall’Intelligenza artificiale riguarda “la libertà interiore di accedere a informazioni con senso critico e vivere in ambienti digitali senza perdere l’autenticità degli incontri”. Un tema che, secondo il cardinale, interpella direttamente anche i credenti: “Come cristiani ci impegniamo in questa impresa. Non possiamo essere spettatori passivi dei processi tecnologici, ma siamo chiamati a costruire insieme”. Da qui l’auspicio che l’era dell’IA possa trasformarsi “in un tempo in cui l’ingegno serve alla dignità della persona e allo sviluppo integrale dei popoli”.

Le parole di Papa Leone XIV

In chiusura, Papa Leone XIV ha sottolineato come l’enciclica nasca da un ascolto diffuso e concreto della realtà contemporanea: “L’enciclica nasce dall’ascolto, dalle voci di chi ha parlato di sistemi sempre più preoccupanti che vanno oltre la portata umana, algoritmi che bloccano l’accesso a sistemi sanitari, che minacciano la sicurezza sulla base di dati. Ho ascoltato il silenzio di coloro che non hanno voce quando prendono voce le decisioni che generano esclusione e sofferenza”. Da questa esperienza, ha spiegato il Pontefice, è maturata una convinzione precisa: “l’AI deve essere disarmata”. Una formulazione forte, “scelta deliberatamente perché servono parole capaci di risvegliare le coscienze e indicare percorsi futuri per l’umanità”.

Il Papa ha poi richiamato la responsabilità che accompagna ogni forma di potere tecnologico: “Ogni potere tecnologico può colpire la vita delle persone, serve discernimento e controllo politico adeguato”. Per Leone XIV, l’Intelligenza artificiale deve essere “liberata dalle logiche che la trasformano in uno strumento di dominio, esclusione e morte”, ribadendo che, come per il nucleare, anche l’IA deve restare al servizio di tutti e mai essere separata dalla coscienza e dalla responsabilità delle decisioni umane. “Rimaniamo vigili”, ha aggiunto il Pontefice, avvertendo infine che la tecnologia rischia di indebolire il senso critico e di mettere in crisi le condizioni stesse della pace: “La tecnologia indebolisce il senso critico e la pace corre il rischio di sparire, dobbiamo invece costruire un futuro non solo per i pochi privilegiati ma per l’intera famiglia umana. Questa è la civiltà dell’amore”.

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