Limitare le conversazioni al necessario e pochi contatti umani, ecco il manuale di sopravvivenza al rientro collettivo (e alle vacanze degli altri) in attesa del “Blue Monday” - Affaritaliani.it

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Ultimo aggiornamento: 10:11

Limitare le conversazioni al necessario e pochi contatti umani, ecco il manuale di sopravvivenza al rientro collettivo (e alle vacanze degli altri) in attesa del “Blue Monday”

Il Blue Monday non va temuto, va aggirato con ironia, distacco e un sano egoismo... Il commento

di Simone Rosti

Manuale di sopravvivenza al rientro collettivo: le tre regole da seguire 

Il Blue Monday - il giorno più triste dell’anno - nel 2026 cade il 19 gennaio. Ma il Blue Monday non è un giorno, è uno stato dell’anima. È quel periodo sospeso che inizia quando smonti l’albero di Natale e finisce quando capisci che la prossima vacanza è talmente lontana da sembrare un’ipotesi teorica. Fuori fa freddo, le giornate sono ancora corte, il panettone ha smesso di essere consolatorio e il calendario lavorativo ricomincia a parlare con toni minacciosi.

Ma soprattutto, ed è questo il vero dramma, si rientra tutti insieme. A differenza dello stop estivo (più dilatato) il Natale è un blocco totale: uffici deserti, mail in letargo, telefoni che non squillano, call e meeting dimenticati. Poi, improvvisamente, il rientro di massa. Un’orda compatta di colleghi carichi di racconti, foto, dettagli inutili e buoni propositi che nessuno ha chiesto. Per questo il Blue Monday non va combattuto con frasi motivazionali o tisane allo zenzero, ma gestito con strategia.

Prima regola fondamentale: evitare i contatti umani non necessari. Nei primi giorni di rientro, il caffè con i colleghi è una trappola. Un concentrato micidiale di stereotipi: “Cosa hai fatto a Natale?”, “Dove sei stato a Capodanno?”. Domande solo apparentemente innocue, che aprono la porta all’esibizionismo vacanziero. C’è chi è andato a sciare “in un posticino tranquillo” che poi scopri essere St. Moritz. Chi è fuggito al caldo “per staccare” ma con tre scali intercontinentali. Chi è stato al freddo “per vivere l’esperienza”.

E poi ci sei tu, che magari sei stato a casa, ti sei fatto i fatti tuoi, hai evitato la folla e stai pure bene così, ma ti senti improvvisamente in difetto. Soluzione? Inventarsi un ritornello universale, funziona sempre, “cinque giorni via, molto bello, molto rilassante” senza specificare dove. Non aggiungere dettagli, se qualcuno insiste sorridi e cambia argomento. Dopo qualche giorno nessuno se ne ricorderà più.

Seconda regola: rifuggire dai racconti dettagliati altrui (simulando ad esempio una chiamata in arrivo). Le vacanze degli altri sono come le diete o i sogni, interessano solo a chi le racconta. Resoconti minuziosi su piste, resort, brunch, spa, cene pantagrueliche, temperature percepite e “atmosfere” sono una delle prove più dure della vita d’ufficio. Difendersi è lecito perché dei racconti natalizi degli altri non frega niente a nessuno, esattamente come dei buoni propositi che, puntualmente, dureranno meno dell’ultima fetta di panettone rimasta in dispensa.

Terza regola: limitare le conversazioni ai soli temi lavorativi. Non per sempre, sia chiaro. Solo per sopravvivere alla fase acuta del rientro. Gli esibizionisti da vacanza, nel frattempo, inizieranno già a progettare la prossima fuga, quella primaverile, quella estiva, quella “tanto per spezzare”. Il ciclo si autoalimenta. Infine, concedersi qualche piccolo antidoto personale. Gennaio è un mese perfetto per uscire a cena, i ristoranti sono poco affollati, il servizio migliora miracolosamente, l’attenzione è tutta per te. Un piccolo lusso accessibile che vale più di mille buoni propositi raccontati a voce alta. Il Blue Monday, insomma, non va temuto, va aggirato con ironia, distacco e un sano egoismo. 

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