Matteo Materazzi, 50 anni, convive dal 2024 con una rara forma genetica di sclerosi laterale amiotrofica, la SLA. Dopo circa un anno di attesa ha avuto accesso negli Stati Uniti a una terapia sperimentale personalizzata e vi ha trascorso un mese e mezzo per iniziare il trattamento. L’ex calciatore e procuratore sportivo ne ha parlato il 25 ottobre a Verissimo insieme alla moglie Maura Soldati. La famiglia riferisce di aver osservato un rallentamento della progressione dopo il trattamento, precisando però di non voler creare false speranze: la terapia è sperimentale e non esistono ancora prove che permettano di considerarla una cura efficace per la SLA in generale.
Matteo Materazzi, cos’è la SLA e cosa provoca
La sclerosi laterale amiotrofica è una malattia neurodegenerativa progressiva che colpisce i motoneuroni, le cellule nervose che permettono al cervello e al midollo spinale di controllare i muscoli. La loro progressiva degenerazione determina perdita di forza e capacità motorie e può arrivare a compromettere movimento, parola, deglutizione e respirazione. Le capacità cognitive possono invece restare conservate.
Nel caso di Materazzi, il primo segnale riferito dalla famiglia fu una difficoltà nel camminare comparsa nel marzo 2024. La diagnosi arrivò circa sei mesi più tardi, nel settembre dello stesso anno. Non tutte le SLA hanno origine genetica. Soltanto una parte dei pazienti presenta varianti riconosciute come causa della malattia. Per quanto riguarda Materazzi, è stata individuata una mutazione rara che ha permesso di studiare un trattamento su misura.
Matteo Materazzi, la terapia sperimentale negli Stati Uniti
La famiglia aveva già spiegato nel 2025 che il trattamento statunitense era una terapia ASO personalizzata sulla specifica mutazione genetica di Materazzi. Gli ASO, o oligonucleotidi antisenso, sono brevi sequenze progettate per legarsi a un determinato RNA e modificare la produzione o l’attività di una proteina collegata a una malattia genetica. Alcuni trattamenti di questo tipo sono già utilizzati per specifiche forme genetiche di SLA, mentre molte altre applicazioni restano sperimentali.
Materazzi ha spiegato di essere rimasto negli Stati Uniti per circa un mese e mezzo. La moglie Maura ha raccontato che è servito circa un anno per ottenere l’accesso al protocollo personalizzato e che Matteo sarebbe stato il primo paziente a sottoporsi a quello specifico trattamento.
Matteo Materazzi, cosa sappiamo sui risultati
Maura Soldati ha riferito che dopo la terapia la famiglia ha osservato un rallentamento della malattia. Ha subito aggiunto, però, che non vuole dare “false speranze”. Il dato riportato dalla famiglia non equivale quindi a una dimostrazione clinica dell’efficacia del trattamento. Per le terapie genetiche create per singoli pazienti la ricerca sta dimostrando che è tecnicamente possibile sviluppare rapidamente molecole personalizzate, ma sicurezza, tollerabilità ed efficacia devono essere valutate caso per caso e su periodi più lunghi.
Materazzi ha spiegato di guardare al trattamento anche pensando ai propri figli e alle altre persone portatrici della stessa mutazione. La famiglia sta lavorando perché in futuro percorsi simili possano diventare accessibili senza dover necessariamente affrontare costi e trasferte negli Stati Uniti.
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