Solo 16 raggiungono la sufficienza, mentre ben 85 risultano carenti (64) o molto carenti (21). Sono questi alcuni dei dati inediti presentati oggi a Roma, riporta l’agenzia del Redattore Sociale, da “In Migrazione” con il primo rapporto sui Centri di Accoglienza Straordinaria attivati dalle Prefetture sul territorio nazionale, dal titolo “Straordinaria Accoglienza”.
In particolare, l’organizzazione ha “passato al setaccio” tutti i bandi che le Prefetture hanno pubblicato per l’apertura e la gestione Cas. Una situazione rilevata sui bandi di gara per l’apertura dei 178.338 posti per ospitare richiedenti asilo nei Centri straordinari in tutta Italia, che rappresentano oltre il 90% della complessiva capacità della “prima accoglienza”.
Secondo il report, le gare d’appalto mediamente sono caratterizzate da forti ritardi burocratici nell’espletamento di tutte le procedure: si sono riscontrati complessivamente più di 5.000 giorni di ritardo tra la data prevista di avvio dei servizi e l’aggiudicazione delle gare d’appalto, con una media nazionale di ritardo per Prefettura di quasi due mesi.
“Ritardi che – puntualizza In Migrazione – pesano sulle casse dello Stato e che rendono troppo spesso necessarie proroghe tecniche delle passate aggiudicazioni”. Non mancano però esempi estremamente virtuosi e in controtendenza, che dimostrano concretamente come la “prima accoglienza” possa essere efficace e di qualità. Sul podio della ricerca i bandi delle Prefetture di Rieti, Siena e Ravenna, premiati oggi durante la conferenza stampa, che dovrebbero rappresentare un punto di partenza nell’impellente necessità di disegnare in Italia una “Straordinaria accoglienza”.
A Cosenza, Crotone e Firenze invece i bandi più carenti. “La scelta inedita di analizzare il sistema di prima accoglienza partendo dai bandi pubblici – spiega Simone Andreotti, presidente di In Migrazione – nasce dalla convinzione che nei capitolati e nei disciplinari delle gare ci deve essere l’anima dei Cas. E’ nei bandi che si trovano le regole del gioco per i gestori privati, che – continua Andreotti – più sono definite e tanto più accrescono l’efficacia dei controlli e, in caso d’inadempienza, la possibilità di applicare penali o rescindere convenzioni”.
