Dodici migranti, tra cui un neonato, hanno perso la vita in due distinti incidenti avvenuti nelle prime ore di questa mattina nel mar Egeo, al largo delle isole greche di Lesbo e Samo. Lo ha reso noto la guardia costiera greca, precisando che complessivamente 22 persone sono sopravvissute. Il primo incidente si è verificato al largo dell’isola di Lesbo, dove un’imbarcazione veloce che trasportava migranti è entrata in collisione con la fiancata sinistra di una motovedetta della polizia portuale. Nell’impatto hanno perso la vita sei persone: un uomo, quattro donne e un neonato. Altri otto migranti sono stati tratti in salvo.
“Sei persone sono state rinvenute prive di vita, mentre otto sono sopravvissute”, ha dichiarato all’agenzia France Presse una responsabile della polizia portuale. Un secondo naufragio è avvenuto a circa 3,7 miglia dall’isola di Samo, dove un’imbarcazione carica di migranti si è capovolta ed è affondata. Anche in questo caso il bilancio è di sei vittime, cinque uomini e una donna, mentre quattordici persone sono sopravvissute. Tra queste figura anche un presunto trafficante di nazionalità iraniana, secondo quanto riferito dalla guardia costiera. Le due tragedie riportano l’attenzione sui rischi delle rotte migratorie che attraversano il Mediterraneo orientale, utilizzate da chi cerca di raggiungere l’Europa attraverso le isole greche settentrionali e orientali dell’Egeo, situate a breve distanza dalle coste turche, oppure attraverso l’isola di Creta.
Gli incidenti mortali lungo queste traversate continuano a verificarsi con frequenza. Lo scorso settembre, un altro naufragio al largo dell’isola greca di Gavdos, nei pressi di Creta, aveva provocato la morte di una persona, mentre altre 25 erano risultate disperse. Anche in quell’occasione, le operazioni di soccorso si erano concentrate sulla ricerca dei migranti scomparsi in mare.
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