Non c’è nessuna invasione di ‘barbari’, i ‘disperati del mare’ in fuga per la sopravvivenza, nè alcuna sostituzione etnica, come si tenta di paventare: eppure si crede e si ripete, per ragioni soprattutto politiche, l’esatto contrario, nonostante negli ultimi undici mesi giugno 2017 – maggio 2018, gli sbarchi in Italia siano stati circa 40 mila, tra i livelli più bassi degli ultimi dieci anni, contro i 170 mila registrati negli undici mesi precedenti, giugno 2016-maggio 2017, con un calo netto del 77%.
Lo sostiene il ricercatore del Programma Migrazioni dell’Istituto Italiano Studi Politici Internazionali (Ispi) Matteo Villa sul tanto dibattuto quanto acceso fenomeno dell’immigrazione, su cui a prevalere è “la percezione” che sta nell’immaginario collettivo, il 51% degli italiani intervistati da Ipsos-Mori crede all’invasione, a quel che raccontano i media, e che supera assai “i fatti (post-fact) che sembrano non aver più importanza”, come scrive Villa sul magazine Usa, Politico.
Attualmente in Italia ci sono 5,5 milioni di migranti regolari, pari al 92% e 490 mila di irregolari, pari all’8%, mentre nei primi anni ’90 gli irregolari erano il 33%, cioè uno su tre: ad oggi non c’è, insomma, una “emergenza migranti”, semmai c’è ancora da approntare “una adeguata umana soluzione” alla irrisolta e, per certi aspetti, drammatica questione dell’integrazione “interculturale”, per scongiurare la fitta rete di una criminalità sempre in agguato.
“Il nostro intento è raccontare la verità dei fatti reali per cui al quesito c’è un’invasione? la risposta è no, non c’è. C’è poi da realizzare un’integrazione interculturale? la risposta è sì, c’è da risolvere questa irrisolta questione – precisa Villa – E per farlo non si dovrebbero respingere nè le paure nè i timori nè i dubbi ma affrontarli e risolverli”.
Insomma, non tutto quel che si racconta sul fenomeno migratorio, “è falso”, come non tutto “è vero”, è il metodo più corretto, secondo Villa, per approcciare alla delicatissima questione.
“In mezzo tra l’assimilazione, ossia spegnere, disconoscere l’altro, e il riconoscimento, cioè l’uguaglianza tout court, c’è un intenso e continuo dialogo da fare per risolvere la questione più urgente: la difficile e complicata integrazione interculturale”, aggiunge Villa, riferendosi alla lungimirante previsione fatta, poco prima di morire, nel 1994 alla rivista spagnola ‘El socialismo del futuro’ dal filosofo Norberto Bobbio tra le due soluzioni estreme: assimilazione o riconoscimento sulle quali la sinistra era obbligata a dare una risposta per il suo futuro e per quello del socialismo.
“La tentazione oggi è di nascondersi dietro i numeri, ignorando le voci scettiche, non informate – continua Villa – e quindi non degne di attenzione. Questo non ha funzionato in passato e non funzionerà oggi. La svalutazione dei dati ha implicazioni fondamentali per il processo decisionale: il suo impatto si fa sentire anche nel regno tradizionalmente tecnocratico della pianificazione a lungo termine nell’Unione europea”.
Non caso, il non tener conto dei fatti reali (post-fact) cioè la diminuzione degli arrivi riguarda non solo l’Italia, ma anche gli altri paesi della Ue, come ad esempio la Germania dove l’allarme del Ministro dell’Interno Horst Seehofer: se entro fine giugno la Premier Angela Merkel non raggiungerà un accordo con gli altri partner europei, saremo costretti ad avviare una politica di respingimento dei migranti alla frontiera, non è del tutto reale visto che negli ultimi undici mesi – giugno 2017-maggio 2018 – i respingimenti alla frontiera si sono dimezzati, passando da 15 mila del periodo precedente a 7500, eppure la Grosse Koalition rischia su questo punto di cadere.
“Attingere alla paura, ai timori, ai dubbi – conclude Villa – è sempre stato più facile che cercare di trovare soluzioni praticabili, ma ciò non dovrebbe impedire ai politici liberali e democratici di provarci”.
