Chi sono i giovanissimi che hanno attraversato il centro di Milano durante le proteste contro il caro vita? E quale ruolo hanno avuto i centri sociali nelle mobilitazioni del 17 e 18 ottobre? Rajaa, del CSA Lambretta, racconta ad Affaritaliani le due giornate di tensione, le ragioni della protesta e la rabbia di una generazione che, secondo l’attivista, fatica a trovare spazi di ascolto e confronto.
Le manifestazioni contro il caro vita, il corteo degli studenti e gli scontri di sabato 17 ottobre
Le proteste che hanno attraversato Milano nel fine settimana del 17 e 18 ottobre hanno coinvolto studenti, giovanissimi e realtà dei movimenti cittadini, con momenti di forte tensione nel centro della città. A raccontare le mobilitazioni dal punto di vista del CSA Lambretta, tra le realtà presenti in piazza, è Rajaa, che ad Affaritaliani ripercorre le giornate di protesta, a partire dallo sciopero di venerdì 16 ottobre.
“Le manifestazioni sono iniziate da venerdì, con questo grandissimo sciopero che ha visto tanti studenti e non solo, anche educatori e insegnanti, partecipare alla piazza contro il caro vita che si è svolta a Milano e anche in altre città. È stata una piazza che ha provato in ogni modo, con cartelli, interventi, striscioni, nelle scuole, con i picchetti, parlando con i professori, concedendosi alle telecamere dei giornalisti, a cercare di spiegare che cosa questa generazione, quella che noi al Lambretta e non solo chiamiamo “generazione Gaza”, sta cercando di dire in questo periodo difficile per tutto il Paese».
“Sabato 17 era stata indetta una manifestazione che andava oltre i nostri canali, una manifestazione indetta proprio da studenti che si sono creati una chat, a Milano e non solo, sull’onda delle proteste lanciate sempre il 17 ottobre anche a Parigi, in città spagnole e non solo. Questa piazza si è ritrovata, ed è partito il corteo pacifico. Anche se a me non piace fare la distinzione tra pacifico e non pacifico, perché altrimenti si fa un po’ il gioco dei giornaletti mainstream, che fanno la divisione tra buoni e cattivi”.
Il racconto si concentra poi sulla gestione della manifestazione da parte delle forze dell’ordine e sulle prime cariche in via Broletto, che Rajaa considera determinanti per l’evoluzione degli scontri.
“Appena si è ritrovata la gente, tanta gente, tantissimi giovani, con i propri genitori tra l’altro scesi con loro in piazza, è cominciata quella che noi consideriamo una gestione folle della Questura. Sono iniziate delle cariche da un lato di via Broletto. Questo ha causato un fuggi fuggi generale di questi ragazzi di 12, 13, 14 anni dalle cariche della polizia, con una situazione difficoltosa, dove non c’era un’effettiva via di fuga per la massa di persone, se non quando si è aperta una via verso piazza del Duomo”.
“La gente in fuga è scappata ed è confluita verso la piazza più grande di Milano, quella centrale, dove poi sono partiti dei disordini, sempre in un’ottica di cattiva gestione, alimentati da questi caroselli, mezzi blindati della polizia che si buttavano sulla piazza a rincorrere manifestanti nel tentativo di disperderli, ma ottenendo di fatto l’effetto contrario, anche con le cariche e con i numerosissimi arresti. La situazione è durata circa sei ore, disperdendosi anche oltre piazza del Duomo per poi sciogliersi”.
Domenica 18 ottobre, i ragazzi delle periferie e la rabbia esplosa in centro
Secondo la ricostruzione dell’attivista, quanto accaduto domenica deve essere distinto dalla mobilitazione del sabato. Non era stata convocata una nuova manifestazione, mentre il centro di Milano continuava a essere frequentato da gruppi di giovanissimi provenienti anche dalle periferie.
“Domenica non è stata lanciata nessuna manifestazione. Chi vive a Milano lo sa, in piazza del Duomo, ci sono sempre ragazzi delle periferie, ragazzi di seconda generazione, ragazzi italianissimi che comunque stanno lì, perché ci sono delle zone dove si può stare seduti, mettere anche la musica senza dover pagare quattro euro un caffè o senza dover per forza avere camionette della polizia di fronte. Mi viene in mente, ad esempio, piazza Mercanti, che è una zona molto frequentata”.
“Quello che è successo domenica, intorno alle due e mezza, tre del pomeriggio, è stato l’arrivo dell’idrante della polizia e l’inizio di perquisizioni e fermi preventivi. Di fatto venivano presi dei ragazzi dalla piazza che magari indossavano la tuta, vestiti di finte marche, cappellino, borsello, comunque etichettati ormai come “maranza”, a prescindere dalla loro origine. Italiani o italiani di seconda generazione non importava. Venivano acchiappati, in alcune occasioni anche in maniera abbastanza violenta, caricati sulle volanti e portati via”.
Rajaa ritiene che gli interventi della polizia abbiano contribuito ad alimentare la reazione dei giovanissimi, poi protagonisti dei disordini nel centro cittadino, tra piazza Duomo, via Torino e le strade circostanti.
“Questo probabilmente anche per spaventare i ragazzi che erano presenti lì, ma anche in questo caso la polizia, la città di Milano e la sua gestione hanno ottenuto l’effetto contrario. Una risposta rabbiosissima da parte di questi giovanissimi che da piazza del Duomo si sono spostati verso altre zone del centro e che per un paio di ore si sono sfogati in maniera rabbiosa sulla città”.
“Ci si concentra sulle vetrine rotte, ci si concentra sugli espropri che ci sono stati, prevalentemente nei negozi di marca, ci si concentra su queste dinamiche. Si perde un po’ l’attenzione sui violenti arresti che vengono fatti a persone che hanno 12, 13, 14 anni, che non hanno nemmeno la possibilità di avere un filtro di comunicazione con queste forze dell’ordine. Ancora prima di parlarci c’è un rincorrerli, un acchiapparli, un buttarli a terra e portarli via”.
Il rapporto con i centri sociali: “Erano ragazzi che si muovevano in gruppi di amici”
Un passaggio importante della testimonianza riguarda l’identità dei ragazzi coinvolti negli episodi di domenica. Rajaa chiarisce che, secondo le informazioni raccolte dal Lambretta, non si trattava di gruppi organizzati riconducibili ai centri sociali, ma di giovanissimi che si muovevano autonomamente.
“Erano proprio ragazzi venuti dalle scuole delle periferie, dagli istituti professionali e così via. Ragazzi di 13, 14 anni, ma anche più piccoli, che si muovevano in gruppi di amici, non facevano riferimento a nessuno spazio sociale, centro sociale”.
“I cori in piazza erano “Siamo tutti antifascisti” e “Tout le monde déteste la police”. È letteralmente l’emulazione di quello che sta succedendo in Francia e di vari video su TikTok e Instagram, dove questo concetto dell’essere antifascisti è passato, è stato tradotto, analizzato in modi che noi neanche possiamo comprendere, perché siamo di un’altra generazione. Però è stato portato da questi giovanissimi nella vita reale, cioè in piazza”.
I genitori davanti alla Questura e l’assistenza legale ai ragazzi fermati
La testimonianza si sofferma anche sulle famiglie dei giovanissimi accompagnati in Questura dopo i disordini. Rajaa racconta di genitori che avrebbero cercato i figli attraverso le applicazioni di geolocalizzazione dei telefoni, per poi radunarsi davanti agli uffici di polizia di via Fatebenefratelli.
“Nella sola giornata di ieri sono stati fermati più di 200 ragazzi. È un numero approssimativo, perché non si hanno informazioni certe, essendo minorenni, ed è quindi difficile riuscire a intercettarli”.
“I genitori di questi ragazzi non hanno avuto nessun avviso da parte della Questura degli arresti, ma hanno geolocalizzato i figli attraverso applicazioni e hanno visto che si trovavano nei locali della Questura. Si sono auto-organizzati, si sono presentati in presidio sotto la Questura di via Fatebenefratelli, quindi la Questura centrale. Sono rimasti in presidio ore e ore prima di avere informazioni e alcuni sono riusciti anche ad aspettare l’uscita dei loro figli. Mi dicono che ci sono ancora genitori davanti alla Questura”.
Il CSA Lambretta si è inoltre attivato per fornire assistenza legale ai ragazzi coinvolti e alle loro famiglie.
Non sappiamo ancora quali siano le accuse, ma Amnesty International ha fondato un hub legale e noi come altre realtà siamo di supporto in questo processo di protezione dei ragazzi. C’è una mail che sta girando anche dai nostri canali e non solo, in cui si mette a disposizione questo pool di avvocati a protezione dei ragazzi, minori e non solo
“Sono piazze contro il caro vita”: le difficoltà delle famiglie, Gaza e la protesta dei giovani
Per il CSA Lambretta, la mobilitazione milanese esprime un disagio che riguarda il costo della vita, le condizioni economiche delle famiglie e le prospettive delle nuove generazioni. Con un collegamento anche alle proteste degli agricoltori e degli autotrasportatori nel Sud Italia e alla guerra nella Striscia di Gaza.
“Noi come Lambretta ci siamo sempre rifiutati di cedere alla divisione tra buoni e cattivi. Queste sono piazze contro il caro vita, sono piazze di gente che, nonostante nei giornali mainstream non se ne parli, riesce a vedere attraverso i social network quello che sta succedendo nel Sud Italia, gli scioperi degli agricoltori, dei camionisti, i supermercati vuoti”.
“Vedono i genitori che fanno sacrifici e sono costretti a rinunciare a delle cose, guardiamo anche solo l’aumento di 50 centesimi della benzina. E hanno visto quello che sta succedendo nella Striscia di Gaza, un genocidio che avviene da più di tre anni tra l’altro spesso in diretta sui social. Un senso di impotenza che, nonostante le proteste dell’anno scorso, rimane, perché a Gaza ancora si continua a morire sotto le bombe. È una violenza estrema che non è minimamente paragonabile alla violenza che cercano di dipingere nei giornali, la violenza di una vetrina spaccata”.
La lettura del centro sociale si allarga alle difficoltà di socializzazione vissute dai più giovani, cresciuti tra pandemia, didattica a distanza e una progressiva riduzione degli spazi di aggregazione gratuiti.
“Qui c’è una generazione che non ha spazi di confronto, una generazione che nella primissima adolescenza è rimasta rinchiusa in casa per la pandemia, quindi in Dad per due anni. Uscita, ha trovato un mondo completamente diverso, dove gli spazi di confronto, di socializzazione non a pagamento non ci sono più”.
“Per cui la piazza sembra che stia sempre di più diventando quell’ambito, quell’agorà dove poter provare a esprimere tutta quella rabbia che col tempo si è accumulata e si continua ad accumulare. Perché poi la risposta da parte della politica non è l’ascolto, in questo momento, ma è la repressione e lo sguinzagliamento del braccio armato dello Stato contro quella che è la futura generazione, quella che è la nuova Italia, quella che è la cittadinanza attiva di questo Paese”.
Dalla Francia alla Spagna, una generazione che si organizza attraverso i social
Rajaa inserisce infine le proteste milanesi in un contesto europeo, richiamando le manifestazioni giovanili in Francia, Spagna e Albania e il ruolo dei social network nella diffusione delle rivendicazioni e dei linguaggi della protesta.
“Questa piazza non è isolata dal resto del mondo, ma soprattutto dal resto dell’Europa. È una piazza che parla alle altre manifestazioni che si stanno svolgendo in Francia, in Albania, in Spagna. Parla a loro e cerca di connettersi, nonostante le difficoltà, perché le piazze dal basso sono piazze che non hanno standardizzato un modo di parlare, un modo di ragionare, un modo di essere”.
“Hanno però capito che il mondo, così come glielo stanno presentando e così come gli vogliono far credere che sia, non va bene. E quindi con ogni modalità si cerca di esprimere il proprio dissenso. La modalità può essere la rabbiosa distruzione, può essere il comunicare con i cartelli, può essere il travestirsi da personaggi che fanno parte di racconti, cartoni animati, in cui il protagonista cerca di lottare in favore dei più deboli, come One Piece, come Spider-Man”.
“Sono giovani che utilizzano TikTok e Instagram come canale centrale di informazione e comunicazione e che stanno traslando nelle piazze tutto questo. Noi come Lambretta ci siamo in queste piazze, continueremo ad attraversarle non solo perché è la nostra città, ma perché vengono portate avanti le nostre istanze”.
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