Pietro Ferdinando Casari e Vincenza Giannini sono stati trovati uccisi nella loro abitazione nelle campagne di Mirandola, nel Modenese. I corpi presentavano gravissime ferite alla testa e, secondo le prime ricostruzioni, i due coniugi sarebbero stati decapitati. Gli investigatori stanno concentrando gli accertamenti sul figlio 55enne della donna, sentito dalla polizia come sospettato. Al momento, però, le fonti disponibili non riferiscono di un provvedimento di fermo nei suoi confronti.
Coniugi decapitati Mirandola: cosa è successo nella casa di via Imperiale
La scoperta è avvenuta nel tardo pomeriggio di giovedì 15 ottobre in via Imperiale, nelle campagne di Mirandola. Le vittime sono state identificate come Pietro Ferdinando Casari, 82 anni, e Vincenza Giannini, 74 anni. I primi soccorritori hanno trovato i due corpi all’interno dell’abitazione. Secondo le ricostruzioni emerse nelle ore successive, entrambi presentavano ferite molto profonde alla testa. Sul posto sono intervenuti polizia, carabinieri, vigili del fuoco, personale sanitario e Polizia scientifica.
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Le indagini sono affidate alla Squadra Mobile della Questura di Modena e coordinate dalla Procura. Gli accertamenti tecnici dovranno stabilire l’ora della morte, il tipo di arma utilizzata e ricostruire cosa sia accaduto all’interno della casa. La pista investigativa seguita nelle prime ore porta a un possibile delitto maturato in ambito familiare, ma la dinamica deve ancora essere accertata.
Coniugi decapitati Mirandola: perché gli investigatori stanno sentendo il figlio
Il figlio di Vincenza Giannini, nato da una precedente relazione, è stato portato all’attenzione degli investigatori fin dalle prime ore. RaiNews riferisce che viene interrogato come sospettato, mentre il Resto del Carlino riporta che l’uomo abitava accanto alla madre ed era presente nella zona dell’abitazione quando sono arrivati gli investigatori.
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Gli inquirenti stanno raccogliendo informazioni anche sui rapporti familiari. Alcune persone che conoscevano la famiglia hanno riferito al Resto del Carlino di precedenti discussioni, anche legate a questioni economiche. Si tratta di testimonianze che devono essere verificate e che, da sole, non dimostrano alcuna responsabilità.
Un altro elemento riguarda il telefono di Vincenza. Secondo il quotidiano, un’amica avrebbe scritto alla donna intorno alle 19.30 ricevendo una risposta secondo cui sarebbe stata fuori a cena. Gli investigatori stanno verificando chi abbia materialmente inviato quel messaggio e se, in quel momento, la donna fosse già morta.
Coniugi decapitati Mirandola: nessun fermo nelle prime ore dell’indagine
La posizione del 55enne deve ancora essere definita sulla base degli accertamenti. Essere ascoltato come sospettato non equivale a essere riconosciuto responsabile del duplice omicidio. Gli investigatori devono confrontare le sue dichiarazioni con rilievi scientifici, orari, tabulati e testimonianze. Nelle informazioni diffuse nelle prime ore del 16 ottobre non risultava ancora comunicato un fermo.
La sindaca di Mirandola Letizia Budri ha invitato a evitare ricostruzioni premature e ad attendere il lavoro degli inquirenti, definendo l’accaduto una tragedia che ha scosso profondamente la comunità.
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