“Non è stato lui io gli credo, perché Massi ha un alibi: la banalità felice della nostra esistenza. La sera dell’omicidio era a casa con noi, ne sono certa. Tutte le sere sono sempre state uguali, per noi. Se Yara fosse stata uccisa al mattino, non potrei dire con certezza dove si trovava mio marito, ma tra le 19 e le 22 sì”. Parla per la prima volta Marita Comi, moglie di Massimo Bossetti, il manovale accusato di aver ucciso Yara Gambirasio.
Gli incontri in carcere? “Ci guardiamo e piangiamo, a Massimo manca tutto, mancano i nostri bambini”, spiega nel corso di una lunga intervista a Gente. La coppia ha tre figli, un maschio di 13 anni e due femmine di 8 e 10. E” a loro che Marita ha pensato quel 16 giugno, quando i carabinieri si sono presentati alla villetta di Mapello, dove abita anche sua madre. “Saranno stati in venti – ricorda -, io non capivo niente, pensavo solo ad allontanare i bambini. Quando ci chiedono dov’è il papà, diciamo solo che è con i carabinieri perché è coinvolto nel caso di Yara”. E quel pizzetto ossigenato che qualcuno giudica sopra le righe? “Quella di Massimo è la faccia di un buon padre”.

