Morto ammanettato a Bologna, il segretario generale del Sindacato autonomo di Polizia: “Gli agenti hanno seguito il protocollo, ora vanno difesi da attacchi e strumentalizzazioni”
La morte di una persona è sempre un evento drammatico. Lo ribadisce ad Affaritaliani Stefano Paoloni, segretario generale del Sindacato autonomo di polizia (Sap), sui fatti di Bologna costati la vita ad Abderahhim Fakir, 42enne di origine marocchina, ucciso nel quartiere Pilastro a Bologna nel corso di un’operazione da parte delle Forze dell’Ordine.
“Un’operazione complessa. Dai video si vede chiaramente che tutte le difficili operazioni sono avvenute davanti ai sanitari, e che il soggetto opponeva resistenza all’ammanettamento”, spiega Paoloni, che ribadisce come, sul piano tecnico, non esistano attualmente dei protocolli specifici per la gestione di soggetti in stato di agitazione psicomotoria. “Da quanto è possibile comprendere dal video le tecniche utilizzate sembrano essere quelle previste. La gestione dei soggetti in stato di agitazione psicomotoria è sempre molto complessa e pericolosa anche per gli operatori stessi”, sottolinea il segretario.
Per avere un quadro più chiaro della vicenda, bisognerà ora attendere gli esiti dell’autopsia e gli accertamenti tecnici. “Intanto, gli agenti sono stati iscritti nell’apposito registro Modello 45-bis. Potranno partecipare agli accertamenti urgenti con loro legali e periti senza, pertanto, essere stati indagati per atto dovuto. Una norma fortemente voluta dal SAP e che evita tutte le conseguenze negative per un operatore di polizia iscritto nel registro degli indagati. Non si tratta di uno scudo, ma di una norma a garanzia attraverso un periodo predeterminato di verifiche e accertamenti”, spiega Paoloni.
“Stare al fianco di chi tutti i giorni rischia la propria incolumità in favore della collettività è un nostro dovere. Certamente chi sbaglia ne deve rispondere e anche in modo più severo rispetto ad una mancanza commessa da un semplice cittadino. Ma il nostro dovere è anche quello di difendere i nostri colleghi dagli attacchi strumentali e pretestuosi che nulla hanno a che vedere con la volontà di costruire un sistema sicurezza più efficiente”, prosegue.
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Ma intanto la polemica incalza e tornano alla luce le vicende di Aldrovandi, Magherini, Cucchi, e ora Fakir. Casi diversi tra loro, ma che riguardano tutti persone in stato di fragilità fermate dalle forze dell’ordine. Paoloni invita, però, a stare alla larga da strumentalizzazioni: “Si tratta certamente di episodi ben distinti e ogni situazione deve essere valutata per il contesto specifico in cui si è sviluppata. Molto probabilmente sono necessarie anche valutazioni di natura medico-sanitaria preventive, che non possono rientrare nelle competenze degli operatori delle forze dell’ordine. In letteratura è stata riscontrata una sindrome neuropsichiatrica detta Excited Delirium Syndrome (ExDS) e, senza pretesa di riconoscerla nei casi citati, resta, di fatto, un fattore imponderabile negli interventi con persone in stato di agitazione psicomotoria”, dice.
“Le strumentalizzazioni di chi ha interessi politici o pregiudizi ideologici di certo non aiutano, ma, ad ogni modo, le persone perbene sono sempre molto vicine a tutti gli operatori e ci manifestano continuamente vicinanza e solidarietà. Tanto è vero che nei sondaggi per rilevare la fiducia nei confronti delle Istituzioni la Polizia di Stato è sempre al primo posto”, prosegue Paoloni. In questi anni, racconta il segretario, molti passi avanti sono stati fatti sul tema della formazione e della sicurezza, soprattutto dopo la “tirata d’orecchie” arrivata dalla CEDU quasi un decennio fa, che aveva condannato l’Italia parlando di tortura e di carenze nella formazione degli agenti nella gestione di soggetti in escandescenza. “La formazione, le tecniche e le dotazioni degli agenti sono sempre in continua evoluzione e tengono chiaramente conto delle esperienze trascorse. Bodycam, taser, fasce in velcro e gilet tattici sono dotazioni introdotte negli ultimi tempi per rendere gli interventi di polizia più sicuri per le persone da fermare, ma anche per gli operatori stessi”, sottolinea.
Intanto, in una nota, il segretario del Sap si è detto molto preoccupato dalla scelta del sindaco di Bologna, Matteo Lepore, di prendere immediatamente le distanze dall’operato dei colleghi senza attendere gli accertamenti e le verifiche necessarie al fine di definire la dinamica. “È molto pericoloso quando le istituzioni abbandonano gli operatori delle forze dell’ordine poiché ne va della sicurezza del territorio e degli operatori stessi. La scelta della piazza, di cui il sindaco se ne dovrà assumere la responsabilità, è una presa di posizione politica molto forte e di critica nei riguardi dell’apparato della pubblica sicurezza e della magistratura, nei confronti dei quali non mostra di avere alcuna fiducia”, si legge nella nota. Infine, il segretario ha ribadito la sua solidarietà ai colleghi, certo che “sapranno dimostrare la correttezza del loro agire”.

