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Cronache
Lo zio di Ciro attacca: "Soccorsi lenti. Genny 'a Carogna? L'ho ringraziato"

Nel giorno in cui  il ministro dell'Interno Angelino Alfano tiene in aula alla Camera un'informativa urgente sugli eventi del 3 maggio allo stadio Olimpico di Roma, in occasione della finale di Coppa Italia Fiorentina-Napoli, spunta la "carta che scotta". Un verbale che racconta il dialogo tra Marek Hamsik e Gennaro De Tommaso, stilato da un collaboratore della Procura Federale che ha seguito da vicino il colloquio e firmato alle 3 della notte tra sabato e domenica. La relazione è stata inviata al pm del calcio Stefano Palazzi e al giudice sportivo Gianpaolo Topsel. Una copia è stata consegnata anche alla Digos.

L'ACCUSA DELLO ZIO DI CIRO - Enzo Esposito, zio di Ciro, attacca le istituzioni e difende gli ultras. “Le ricostruzioni ufficiali sono false. Il Questore di Roma dovrebbe dimettersi o essere dimissionato perché non è possibile che in una zona sensibile come quella dove sono avvenuti gli scontri non ci fossero poliziotti, ambulanze e vie di fuga. I soccorsi per mio nipote sono arrivati dopo oltre un’ora. I primi a soccorrere mio nipote sono stati Genny ‘a carogna e Massimiliano Mantice, proprio i due tifosi che ora sono sottoposti a Daspo. Li ho ringraziati di persona per quanto hanno fatto per Ciro".

"Nessuna trattativa", hanno detto le istituzioni. Ma le carte dimostrerebbero il contrario: la trattativa c'è stata, come racconta repubblica. L'obiettivo era tutelare l'ordine pubblico che sarebbe diventato incontenibile in caso di cancellazione della finale.

E' sabato sera, la tensione è alla stelle. Fumogeni e bombe carta. Si è diffusa la voce della morte di un tifoso del Napoli, Ciro Esposito, rimasto ferito durante gli scontri. La curva napoletana non vuole che la partita si giochi. I dirigenti del Napoli e i giocatori sono in difficoltà. A quel punto la società decide che Hamsik vada sotto la curva insieme alle forze dell'ordine, un dirigente azzurro, l'ispettore Figc e altri non identificati.

IL COLLOQUIO - Hamsik al capo ultrà: "Con un tifoso morto non avremmo mai giocato, ma ci hanno assicurato che le cose non stanno così". Genny a' carogna non si fida, insiste. Il capitano dice: "Ci metto la faccia": "Sì, c'è un ferito, ma non per un agguato tra tifoserie", dice. Cancellare la finale sarebbe drammatico. De Tommaso si convince, alza il pollice medio, poi sussurra: "Allora okay, ci metto la faccia anche io. Tanto tutti sappiamo chi siamo e dove siamo". Insomma, se ci menti, se c'è il morto, ti verremo a cercare... Inizia il match.

CIRO ESPOSITO -  "Mio figlio e' molto grave" ed "e' una persona piu' morta che viva". Lo ha detto Antonella Leardi, madre di Ciro Esposito, il tifoso ferito prima della finale di Coppa Italia, dopo aver visitato il ragazzo nel reparto di rianimazione del Policlinico Gemelli di Roma. "Mio figlio e' in coma farmacologico - ha aggiunto la madre del tifoso del Napoli - ed e' tenuto in vita dai macchinari". Una delle prime persone che ha tentato di rianimare Ciro Esposito, ferito da colpi di arma da fuoco prima della finale di Coppa Italia, sarebbe stato Genny ''a carogna', il capo ultra' napoletano cui ieri è  stato destinato un daspo di 5 anni. A sostenerlo è sempre la madre del tifoso ricoverato in gravissime condizioni al policlinico Gemelli di Roma, Antonella Leardi. In uno dei video degli scontri vicino all'Olimpico si vede, secondo la donna, "una persona senza maglietta che sta sopra a Ciro e lo sta rianimando, ed e' proprio Genny ''a carogna'. Quindi non diciamo di lui solo le cose brutte". 

DE SANTIS - A incastrare Daniele De Santis c'è la testimonianza di almeno tre persone. Nell'informativa della Digos inviata alla procura di Roma, infatti, vi sono le dichiarazioni dei tre che hanno visto l'ultrà della Roma esplodere i colpi di pistola contro il gruppo di supporter napoletani che lo aggrediva. C'è un superteste che ha visto tre persone con i caschi in fuga all'arrivo del gruppo di tifosi napoletani che poi hanno aggredito Daniele De Santis. L'ultra giallorosso ha poi sparato contro i supporter partenopeiferendone tre. E' quanto contenuto nell'informativa della Digos inviata alla procura di Roma.

Celtiche, bastoni, fumogeni, caschi neri e insulti alla polizia. E' questo quello che si vede nelle foto che ritraggono il "covo" di Daniele De Santis, detto "Gastone" o "Danielino", accusato di aver sparato contro alcuni tifosi napoletani a pochi passi all'Olimpico. Su Facebook De Santis usa lo pseudonimo "Boia chi molla".

Le indagini della procura su Daniele De Santis e sulla sparatoria che ha portato al ferimento di tre tifosi napoletani si estendono adesso anche ai frequentatori del Ciak Village, il circolo sportivo-culturale di Tor di Quinto dove sabato scorso e' avvenuta l'aggressione. Nella speranza di individuare quei tre ragazzi, datisi alla fuga, che indossavano caschi integrali neri ed erano in compagnia di De Santis quando il gruppetto di sostenitori partenopei e' stato raggiunto da un lancio di petardi e bombe carta, il pm Eugenio Albamonte e Antonio Di Maio, assieme agli investigatori, stanno monitorando i nominativi di chi era un habitue' della struttura. I primi accertamenti di polizia sembrano escludere che il Ciak fosse un luogo di ritrovo di simpatizzanti politici dell'estrema destra.

 

striscione ciro 800Guarda la gallery - Alla partita Napoli-Genova lo striscione per Ciro Esposito

 

 

 


 

 

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