INTERVISTA DEL 15 OTTOBRE 2013

Di Anna Gaudenzi
Dopo il naufragio a Lampedusa, che il 3 ottobre è costato la vita a più di 300 migranti, si è riacceso il dibattito sull’abolizione della cosiddetta Bossi-Fini. Legge che in realtà è una modifica alla Turco-Napolitano in vigore dal 1998. In un’intervista Francesco Viganò, professore di diritto penale all’Università Statale di Milano e direttore della Rivista Diritto Penale Contemporaneo, spiega ad Affaritaliani.it quanta confusione ci sia intorno al problema: “Si parla di cancellare la Bossi-Fini facendo riferimento al reato di clandestinità che non è compreso nella legge”. E ancora: “Si legge sui principali quotidiani che eliminando il reato di clandestinità si svuoterebbero le carceri ma per questo reato non è assolutamente prevista la detenzione”. E sulla eventuale punibilità del soccorritore il professore sottolinea: “E’ un parlare sul nulla. E’ ovvio che bisogna soccorrere i naufraghi altrimenti si rischia di incorrere in reati molto gravi.”
Professore, cerchiamo di fare un po’ di chiarezza. In che cosa consiste il reato di clandestinità?
Il reato di clandestinità è stato introdotto nel 2009 nel pacchetto sicurezza da Roberto Maroni molto dopo l’entrata in vigore della Bossi-Fini. E’ un reato che incrimina lo straniero che, senza averne titolo, soggiorna nel Paese. Questo reato è una contravvenzione, una forma di reato meno grave, ed è punito con un’ammenda da 5mila a 10mila euro.
Come può un immigrato pagare una tale somma?
Si tratta di una pena del tutto ineffettiva anche perchè il reato non prevede la pena detentiva. In pratica il clandestino non finirà mai in galera. Il processo, oltretutto, si svolge quasi sempre in assenza dell’imputato. Invece il processo si fa ed ha dei costi molto alti. Va infatti pagato il giudice e il difensore d’ufficio che si occupa di difendere l’imputato anche se quest’ultimo non si presenta e non sa nemmeno di essere sotto processo.
Guarda la gallery – FOTO DI LILIANA GORLAMaurizio Crozza cita l’intervista a Viganò di Affaritaliani.it
Ma allora a che cosa serve? Favorisce l’espulsione del clandestino?
Non serve proprio a nulla. Eppure durante l’anno si svolgono centinaia di processi per il reato di clandestinità. Solo a Milano l’anno scorso ce ne sono stati 800 ad Agrigento 2000. Alcuni politici, tra cui FlavioTosi sostiene che il reato favorisca l’espulsione ma è falso. Il giudice di pace può sostituire la pena pecuniaria con l’espulsione solo se quest’ultima si può immediatamente eseguire. In questo caso bisogna che l’imputato sia presente, sia in possesso di documenti che attestino il Paese di provenienza e dev’essere anche pronto l’aereo destinato a rimpatriarlo. Ma il più delle volte non si sa nemmeno dove sia il clandestino! A Milano per esempio, su 800 sentenze, solo in 3 casi si è riusciti ad espellere l’immigrato. Si può quindi dire che il reato non aggiunge nulla alla capacità del Paese di espulsione. In pratica il reato è del tutto inutile, e, com’è facilmente intuibile, non ha nemmeno capacità deterrente visto che queste persone sono disposte anche a rischiare la vita per arrivare in Europa.
Come mai non si può pensare invece a una pena detentiva?
Non si può incarcerare un immigrato perchè lo vieta il diritto europeo. La Corte di Giustizia ha stabilito che il carcere è incompatibile con il reato di clandestinità. Per il diritto Europeo è consentito solo un trattenimento amministrativo: il clandestino può essere trattenuto per massimo 18 mesi in un Cie.
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Il reato di clandestinità esiste in altri Paesi?
In qualche Paese la clandestinità è reato. Ma, in Europa, nessun clandestino può finire in galera. In molti Paesi poi, l’azione penale non è obbligatoria e quindi i giudici decidono di non occuparsi proprio di questo tipo di processi. La procedura dell’espulsione è regolata per via amministrativa.
In questi giorni si è parlato di criminalizzazione dei soccorritore. E’ vero che i pescatori che aiutano i clandestini rischiano di essere incriminati?
E’ assolutamente insensato. Non è pensabile che qualcuno possa essere incriminato per aver salvato una persona in pericolo. Anzi, soccorrere un uomo in pericolo è un dovere e se non lo si fa si rischia di incorrere in reati molto gravi.
Si sente parlare di abolizione della Bossi-Fini ma che cosa si vuole realmente abolire?
Purtroppo non è chiaro. Si fa molta confusione. Non si hanno le idee chiare quando, su uno dei principali quotidiani si va a chiedere la firma per l’abolizione di un complesso di norme. Il riferimento è probabilmente è al reato di clandestinità che, però, non è presente nella Bossi-Fini. Non si può pensare di abolire in toto la legge sull’immigrazione. Ci sono punti che devono rimanere come per esempio la normativa che punisce il favoreggiamento all’
