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Cronache
Il Colle: non si tratta coi facinorosi. Renzi: errore parlare con gli ultrà
Fonte: beppegrillo.it

Ciro Esposito, il tifoso azzurro gravemente ferito negli scontri di sabato scorso a Roma, è in stato d'arresto con l'accusa di rissa. Il provvedimento gli è stato notificato al Policlinico Gemelli di Roma, dove è ricoverato, piantonato dalla polizia.  Le sue condizioni sono ancora critiche. La difesa del ragazzo - accusato di rissa - sarà assunta a titolo gratuito dagli avvocati di Maradona, Sergio ed Angelo Pisani.

In questa situazione non si placano le polemiche sulla sicurezza nel mondo del calcio e su come, fino a questo momento, è stata contrastata la violenza negli stadi. Il presidente del Coni Malagò denuncia che contro la violenza "non si è fatto nulla o lo si è fatto male". Parole che seguono quelle del ct Prandelli, che aveva paventato uno stop al calcio italiano da Fifa e Uefa come avvenne con l’Inghilterra
 

NAPOLITANO - Nessuna trattativa coi facinorosi. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, commentando quanto accaduto in occasione della finale di Coppa Italia sabato a Roma, a margine della presentazione della mostra "La Nazionale tra emozioni e storia", oggi all'Auditorium di Roma. "Ho sentito molti propositi e forti affermazioni da parte del presidente del Consiglio e il ministro dell'Interno ha detto che non bisogna trattare con i facinorosi. Questo è vero, deve essere vero e anche le società calcistiche devono rompere i legami con questi aggregati che vengono chiamate tifoserie e che perfino esprimono dei loro presunti capi che si pongono nel mondo della criminalità e dell'illegalità. Vogliamo tornare a immaginarci un mondo del calcio quale è e come deve essere, uno sport, un gioco, una competizione ma anche un grande spettacolo, è questo il mio augurio, che si facciano i passi necessari".

RENZI - Renzi interviene sulla violenza negli stadi e in un'intervista a Bruno Vespa in onda su Rai Uno anticipa che il governo approvera' nuove regole contro i recidivi. "Parlare con gli ultra' e' stato un errore - ha detto il premier con riferimento alla finale di Coppa Italia di sabato scorso - ma e' vergognoso usare questi temi a fini elettorali". 

"FORZE DELL'ORDINE: GLI INVISIBILI"

Gli "Invisibili".  Questo sono diventati i nostri colleghi in servizio, persone che lavorano con un blocco stipendiale senza fine. Persone che sono in silenzio perché in silenzio lavorano senza lamentarsi, persone con un età media che sfiora i 45 anni, persone con mezzi a disposizione talvolta datati e obsoleti. Fa notizia, giustamente, il manifestante maltrattato da un agente di Polizia il 12 aprile in una manifestazione. Oggi invece leggiamo sui giornali della guerriglia urbana svoltasi a Roma in occasione della finale di Coppa Italia Fiorentina-Napoli e il grave ferimento da colpi d'arma da fuoco del tifoso del Napoli negli scontri avvenuti prima del match. Ma non ci siamo mai chiesti come possa stare un agente ferito durante gli scontri? In genere i notiziari, quando si parla di forze dell'ordine, riportano solo numeri, la classica frase "numero XX agenti feriti". Oggi su un quotidiano online nazionale viene riportato a fine articolo un piccolo trafiletto che di seguito voglio evidenziare: "Nel complesso sono 5 gli agenti delle Forze dell'Ordine Feriti durante gli scontri". A nostro avviso non sono un numero XX ma sono esseri umani. E' vero che chi ha scelto questo mestiere sa a cosa va incontro, ma è anche vero che non si è pagati per essere taciti bersagli di persone che usano determinati contesti per sfogare la propria repressione. E la sfogano verso chi, come loro, ha magari un mutuo sulle spalle e qualche cartella mandata da Equitalia che di certo non esenta nessuno né tanto meno chi ha fatto il nostro mestiere e chi lo fa ancora.

DONAZIO SIMONE

Portavoce Nazionale dei Carabinieri Ausiliari

10299460 10203143528522873 1443063417 nForze dell'Ordine: ieri come oggi
 

"Voglio far passare le elezioni perche' e' da sciacalli buttarsi su quello che e' successo quando c'e' un ragazzo che sta male. Non mi interessa prendere voti in questo modo. Se qualcuno lo vuol fare, lo faccia. Io non ci sto. Lascio passare le elezioni, lascio finire il campionato e poi, tra luglio e agosto, pensiamo a come restituire il calcio alle famiglie". Cosi' aveva detto in un colloquio con il quotidiano 'La Stampa, il premier Matteo Renzi. "Non ci sono dubbi che questo deve finire. Comportera' la rottura con certi ambienti delle tifoserie organizzate? Vorra' dire che romperemo".

BERLUSCONI: "Brutto spettacolo ma non tutti ultra' delinquenti" - "Lo Stato in ostaggio dei capi ultra'? Si', non e' stata una buona cosa, non e' stato un bello spettacolo certamente". Silvio Berlusconi parla dei fatti avvenuti durante la finale di Coppa Italia e, intervistato dal Tg4 in onda stasera, aggiunge un distinguo: "Pero', siccome tutti hanno fatto gia' commenti a iosa, mi lasci dire una cosa che non ho ritrovato su nessun giornale. Quando si parla di ultra' bisogna distinguere, perche' - osserva il patron rossonero - ci sono i delinquenti e ci sono gli ultra'". "Gli ultra' sono tifosi, appassionati, con degli ideali, che vedono negli atleti in campo - sottolinea - quasi la personificazione di se stessi. Bisogna parlare di delinquenti...".

"Io continuo a dispiacermi per il dolore dei familiari dell'ispettore Filippo Raciti, ma sono innocente e non smettero' mai di gridarlo al mondo intero e spero che prima o poi questa verita' venga acclarata. Do mandato ai miei legali, gli avvocati Giuseppe Lipera e Grazia Coco, affinche' la mia immagine venga tutelata non avendo mai confessato un omicidio che non ho commesso". Lo dice Antonino Speziale, detenuto nel carcere di Agrigento per l'omicidio del poliziotto Filippo Raciti, nel giorno in cui sono ancora forti le polemiche per la presunta 'trattativa' con uno dei capi del tifo napoletano che in occasione della finale di Coppa Italia indossava la maglietta con la scritta 'Speziale libero'. Speziale stamane, come ogni lunedi', ha avuto un colloquio con il padre Roberto al quale affidato le sue parole.

LA TRATTATIVA - Ci sono morti tra i tifosi? Ci sono stati incidenti tra napoletani e fiorentini? Ci sono stati scontri con la polizia? Sono state queste le tre richieste di Genny 'a Carogna, "portavoce" degli ultras partenopei allo stadio Olimpico di Roma. Le istituzioni hanno dovuto rispondere alle sue domande prima di ricevere il "benestare" all'inizio della finale di Coppa Italia. Alfano nega. La vedova Raciti: "Stato debole". Ed emergono i legami tra curve e criminalità organizzata...

"Una dinamica semplice quanto folle". Definisce così Diego Parente, dirigente della Digos capitolina, nel corso di una conferenza stampa in questura a Roma l'episodio del ferimento di tre tifosi napoletani prima della finale di Coppa Italia fra la squadra partenopea e la Fiorentina da parte di Daniele De Santis, 48 anni, ultrà della Roma, conosciutissimo in curva Sud col soprannome di Gastone e arrestato stamattina dalla polizia con l'accusa di tentato omicidio. "De Santis è uscito dal circolo ricreativo di Tor di Quinto nel quale lavora, il Ciak - racconta Parente sulla base di una ricostruzione 'in modo univoco e concordante incrociando le immagini e le testimonianze di tifosi e passanti' - e si è diretto verso i tifosi del Napoli insultandoli e lanciando fumogeni. E' stato un vero e proprio atto di sfida, fatto tutto da solo". "Quando i tifosi, alcune decine, armati di spranghe e bastoni, lo hanno inseguito - aggiunge il dirigente della Digos - lungo la strada che conduce al circolo De Santis è scivolato e vistosi a mal partito ha sparato. La pistola gli è caduta, ed è stato aggredito, riportando diverse fratture. E' dopo la sparatoria, non prima, che si è creata una situazione di fortissima tensione, con gli amici dei feriti che, sconvolti per l'accaduto, lamentavano la scarsa tempestività dei soccorsi. Ed è in questi momenti che ultrà e forze dell'ordine sono venuti in contatto. Ma sulla scena non si sono mai materializzati ultrà romanisti e laziali", conclude ancora Parente a cui si aggiungono le parole del questore, Massimo Mazza: "E' stato il gesto isolato e imprevedibile di un folle". 

Intanto, mentre il tifoso napoletano più grave, Ciro Esposito è stato sottoposto a un "lungo e delicato intervento" chirurgico al Policlinico Gemelli (è cosciente anche se intubato), le trattative fra Gennaro De Tommaso, detto Genny 'a carogna, ultrà del Napoli, il capitano della squadra partenopea, Marek Hamsik e i responsabili dell'ordine pubblico allo stadio prima della partita sull'opportunità o meno di giocare il match diventano un caso politico. E' a lui che Marek Hamsik e i responsabili dell'ordine pubblico dello stadio hanno fatto riferimento per comunicare le condizioni del tifoso ferito e annunciare che la partita si sarebbe giocata. Non ha deciso lui, certo, ma lui è stato 'scelto' come interlocutore dell'intera curva napoletana, ultrà in testa. Il questore di Roma ha voluto precisare in maniera netta che non si è trattato di "alcuna trattativa con gli ultras del Napoli. Non abbiamo mai pensato di non far giocare la partita". E' stato solo accordato al capitano del Napoli, secondo Mazza, di informare i tifosi, su richiesta di questi, sulle condizioni di salute del ferito.

"Mai nessuno - ha detto il questore - ha pensato di non far giocare la partita, né la federazione, né le forze dell'ordine né le società. La società Napoli ci ha solo chiesto se avessimo nulla in contrario se il capitano spiegasse ai tifosi come era la situazione, anche perchè si erano diffuse notizie che davano per morto il tifoso. Non c'erano controindicazioni e così il capitano ha potuto spiegare che i tifosi della Fiorentina non c'entravano con quello che era accaduto e che il tifoso non era morto. Non riesco a capire - ripete il questore - di quale trattativa si parli: non c'è stata alcuna trattativa".

Il conciliabolo con il capo ultrà De Tommaso, però, ha acceso una dura polemica da parte di alcuni sindacati di polizia e in particolare dal Sap, la sigla reduce dalla recente polemica per l'applauso del suo congresso agli agenti condannati per la morte di Federico Aldrovandi. Genny 'a carogna, al secolo Gennaro De Tommaso, è infatti personaggio ben noto alle forze dell'ordine e non solo perché figlio di Ciro De Tommaso, ritenuto affiliato al clan camorristico del rione Sanità dei Misso. 'Genny' è stato infatti in passato destinatario di un daspo (il provvedimento temporaneo di esclusione dalle manifestazioni sportive) ed è noto per il suo ruolo attivo all'interno delle frange più estreme del tifo napoletano. Soprattutto, all'Olimpico ieri esibiva una maglietta con lo slogan "Speziale libero" che inneggiava ad Antonino Speziale, ultrà del Catania condannato a 8 anni per l'omicidio preterintenzionale, avvenuto durante scontri in strada, dell'ispettore di polizia Filippo Raciti, il 2 febbraio del 2007.

Durissimo è stato infatti il commento della vedova di Filippo Raciti: "Ieri sera - ha detto Marisa Grasso - mi sono sentita umiliata perché è stata offesa la memoria di mio marito: è stata indossata una maglietta che inneggia all'assassino di un poliziotto. Tutti hanno visto la prepotenza di questa persona, ma poi che è successo? Io ho pieno diritto, adesso, di avere risposte dalle Istituzioni. Lo Stato - ha aggiunto - ieri era presente allo stadio nelle massime espressioni, e che ha fatto?. Lo Stato deve essere forte e non debole - ha osservato - e ieri c'è stata l'espressione evidente della sua impotenza".

"Non c'è stato un altro caso Raciti - ha continuato Marisa Grasso - ma c'erano i presupposti affinché questo accadesse, perchè la violenza c'è stata e io, dopo avere seppellito mio marito, che ha lasciato una moglie e due figli, non voglio vedere altri servitori dello Stato cadere vittima della violenza. E' ora che qualcuno ponga fine a tutto questo, ma non a parole".  "Ho provato tanto dolore e oggi ho sentito la signora Raciti", ha detto il ministro Angelino Alfano (che sta pensando "anche al Daspo a vita per certi comportamenti"), "noi siamo dalla parte della divisa di suo marito, ci sentiamo tutti Raciti". E il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha telefonato a Marisa Grasso per esprimerle "vicinanza e solidarietà personale e dello Stato". La vedova ha detto: "Ora mi sento meno sola". Successivamente, la signora Grasso ha detto di aver ricevuto le telefonate di vicinanza anche di Alfano, del presidente del Senato, Pietro Grasso, e del capo della polizia, Alessandro Pansa

Stamattina erano intervenuti il Sap e il Consap, sindacati della Polizia: "Il vero cretino si trovava ieri allo stadio Olimpico di Roma, indossava una maglietta inneggiante all'assassino di un poliziotto, è stato in passato soggetto a Daspo e addirittura risulta essere figlio di un boss della camorra - ha scritto Gianni Tonelli, segretario generale del sindacato di polizia Sap - . Vogliamo vedere adesso la stessa indignazione dei vertici della nostra Amministrazione e del Viminale, vogliamo capire se per le autorità dello Stato i morti sono tutti uguali o se qualcuno è più uguale di un altro, vogliamo comprendere - ha aggiunto Tonelli riferendosi alle polemiche sul Sap per l'ovazione agli agenti del caso Aldrovandi - se in questo nostro strano Paese chi si è affrettato a crocifiggere i poliziotti per un applauso 'tarocco' oggi riesce a condannare senza se e senza ma le sceneggiate dell'Olimpico dove a 'godersi' lo spettacolo c'erano anche il premier Matteo Renzi e il presidente del Senato, Pietro Grasso".

"La maglietta del capo ultras Genny detto 'a Carogna', con la scritta 'Speziale libero' è un affronto personale alla categoria dei poliziotti e alla vedova Raciti - aggiunge Igor Gelarda, segretario della Consap, confederazione sindacale autonoma di polizia - . Abbiamo parlamentato con un uomo la cui maglietta chiedeva la libertà per un assassino di un poliziotto. Qualcuno di coloro che reggono le sorti di questo Paese chiamerà forse Marisa Grasso, la vedova Raciti, per scusarsi di cosa è accaduto, dicendo di provare vergogna? Qualcuno - dice Gelarda, anche lui facendo riferimento alle polemiche sul caso Aldrovandi-Sap - forse scatenerà il putiferio mediatico avvenuto qualche giorno fa a causa di un discutibilissimo, sicuramente indegno e assolutamente fuori luogo applauso fatto da alcuni poliziotti?".

Anche Beppe Grillo è intervenuto con un post sul suo blog: "Ieri sera mi si è stretto il cuore - ha scritto Grillo - . Vedere Alessandra Amoroso cantare l'inno d'Italia sommersa dai fischi in uno stadio sequestrato dagli ultrà con la Polizia impotente e i politici in tribuna d'onore, gente del calibro di Renzie. La Repubblica è morta, ma i suoi funerali sono indegni, troppo imbarazzanti. Non abbiamo neppure la dignità di un buon funerale".

"Nonostante la voglia di andarmene - ha scritto il presidente del Senato, Pietro Grasso su Facebook -, sono rimasto perché ero tenuto a premiare, per rispetto ai milioni di tifosi perbene, e perché credo sia giusto essere dalla parte di chi ha la responsabilità e il dovere di far si che tutto possa svolgersi per il meglio. Sono addolorato per l'offesa alla memoria del poliziotto Filippo Raciti e ai suoi familiari, che provoca in me lo stesso sdegno e la stessa rabbia degli applausi dei giorni scorsi. Due facce della stessa medaglia di inciviltà e di violenza: nessuno può permettersi di inneggiare a chi è condannato per omicidio". Diversa, ma dura la presa di posizione di Giancarlo Abete, presidente della Figc: "Il calcio è vittima di situazioni che vanno oltre: gli ultrà utilizzano gli stadi per manifestazioni di potere. E' un dato di fatto: in alcuni stadi gli ultrà hanno un ruolo inaccettabile".

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