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Oro, le banche centrali trai i top acquirenti. Ecco perchè il metallo giallo fa sempre più gola

Anche nel secondo trimestre del 2026 le banche centrali si confermano tra i principali acquirenti di oro. Ecco che cosa c’è dietro

Oro, le banche centrali trai i top acquirenti. Ecco perchè il metallo giallo fa sempre più gola
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Anche nel secondo trimestre del 2026 le banche centrali si confermano tra i principali acquirenti di oro. Secondo il World Gold Council, gli acquisti netti hanno raggiunto 289 tonnellate, un dato che riflette il ruolo sempre più rilevante del metallo nella gestione delle riserve.

A tal proposito Simone Manenti, amministratore delegato di Confinvest Oro, ha commentato: “Anche il prezzo racconta questa evoluzione: dai minimi di circa 1.060 dollari l’oncia toccati nel 2015, l’oro ha raggiunto nuovi record negli anni successivi, superando in alcune fasi del 2026 i 5.000 dollari. Il suo andamento resta comunque influenzato da fattori come l’inflazione, la forza del dollaro e i tassi d’interesse. Rarità, disponibilità limitata e riconoscimento globale spiegano quindi perché continui a essere considerato uno strumento di diversificazione e conservazione del valore”. “In un contesto economico e geopolitico incerto, l’oro continua a distinguersi per la sua stabilità e per la capacità di conservare valore nel tempo. Le ragioni di questa specificità non dipendono soltanto dalla sua funzione di bene rifugio, ma risiedono nelle caratteristiche stesse del metallo: l’oro è durevole, non si ossida facilmente e mantiene inalterate le proprie proprietà. A fare davvero la differenza, però, è soprattutto la sua rarità“, ha aggiunto Manenti.

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“In tutta la storia dell’umanità ne sono state estratte circa 212.000 tonnellate: riunite insieme, formerebbero un cubo di appena 22 metri di lato. Una disponibilità limitata che, a differenza di quanto avviene per una valuta, non può essere aumentata rapidamente attraverso decisioni di politica monetaria”; ha sottolineato ancora Manenti. “Questa caratteristica aiuta a spiegare perché l’oro continui a occupare un ruolo rilevante nelle riserve delle banche centrali. L’Italia ne detiene circa 2.452 tonnellate ed è il terzo Paese al mondo per riserve auree, dietro Stati Uniti e Germania. Circa il 44% è custodito nei caveau della Banca d’Italia, mentre il resto è distribuito soprattutto tra Stati Uniti, Svizzera e Regno Unito, anche per esigenze operative e di diversificazione”, ha precisato Manenti.

“Negli ultimi anni l’interesse istituzionale per il metallo si è rafforzato. Secondo il World Gold Council, tra il 2022 e il 2025 le banche centrali hanno acquistato in media circa 1.000 tonnellate d’oro all’anno, quasi il doppio rispetto alla media del decennio precedente. Una tendenza legata alla necessità di diversificare le riserve e ridurre l’esposizione ai rischi economici, valutari e geopolitici”, ha concluso il Ceo.