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P.A., Napolitano firma i due decreti

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha firmato i due decreti riguardanti la Pubblica Amministrazione e la crescita. La notizia è arrivata dopo le garanzie offerte dal ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, e a undici giorni di distanza dall’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri, datata 13 giugno.

E’ dunque arrivato anche il via libera da parte della Ragioneria generale dello Stato, dopo il via vai tra i tecnici del governo e quelli di Palazzo Chigi, che secondo le ricostruzioni avrebbero chiesto una riscrittura dei provvedimenti. Si è dunque optato per lo spacchettamento in due dl. In un testo dovrebbero essere confluite le norme più urgenti e meno problematiche, compresi i poteri speciali su Expo e Mose a Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità anticorruzione. Nell’altro, invece, dovrebbero essere andate le misure sulla competitività e lo sviluppo, che interesserebbe provvedimenti su ambiente, agricoltura e sviluppo.

La giornata di oggi è stata comunque contrassegnata dalle precisazioni di Palazzo Chigi e Quirinale. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, in tarda mattinata, aveva assicurato: “E’ tutto finito, tutto a posto. Le cose sono andate avanti, al momento non c’è nessun problema” rispetto ai rilievi del Qurinale sulla riforma nel suo complesso. Nel primo pomeriggio, invece, una nota dell’ufficio stampa del Quirinale ha ritenuto di prendere le distanze dalle ricostruzioni di stampa.

Quanto ai contenuti, l’abrogazione del “trattenimento in servizio” che consente di rimanere per altri 5 anni dopo la pensione, e che secondo il premier Matteo Renzi dovrebbe liberare 15 mila posti, in tre anni, consentendo l’ingresso di altrettanti giovani (a costi inferiori), arriverà ma non per tutti. La misura infatti, per ora, non dovrebbe toccare alcune categorie, quali i militari e i magistrati. Sia per gli uni che per gli altri infatti l’abbassamento dell’età che deriva dall’abolizione della misura, è spostata al 31 dicembre del 2015. I giudici sono stati protagonisti di una levata di scudi, paventando il rischio caos per la macchina giudiziaria, con oltre 400 posizioni, anche di vertice, scoperte senza un periodo adeguato di transizione. Per tutti gli altri statali invece l’abolizione del trattenimento in servizio scatterà il 31 ottobre.

Il divieto di incarichi dirigenziali a soggetti in quiescenza, dunque ai pensionati, sembra essere stato ammorbidito: non vengono compresi per ora gli incarichi gratuiti e in futuro saranno esclusi “gli incarichi e le cariche presso organi costituzionali”. Tra le altre questioni più dibattute, la mobilità obbligatoria che dovrebbe essere rimasta nel raggio di 50 chilometri per tutti i dipendenti pubblici. Lo stesso Lupi ha poi ricordato alcune norme legate alla semplificazione, come l’accelerazione delle sentenze del Tar e del Consiglio di Stato entro 30 giorni. E l’inasprimento delle sanzioni, fino all’1% del valore dell’appalto per il quale si fa ricorso, in caso di liti temerarie. Dai sindacati intanto, scontenti per il mancato confronto con il governo, prima e dopo l’approvazione in Cdm, continuano a esprimere dissenso.