“Anche la Chiesa Assira dell’Oriente, insieme ad altre Chiese e a tanti fratelli e sorelle della regione, patisce persecuzioni ed è testimone di violenze brutali, perpetrate in nome di estremismi fondamentalisti”. Lo ha denunciato il Papa, ricevendo in udienza gli esponenti della Commissione mista per il dialogo teologico tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Assira dell’Oriente.
“Situazioni di così tragica sofferenza – ha osservato il Papa – si radicano più facilmente in contesti di grande povertà, ingiustizia ed esclusione sociale, in gran parte dovuti all’instabilità, fomentata anche dagli interessi esterni, e dai conflitti, che recentemente hanno provocato situazioni di grave bisogno, originando veri e propri deserti culturali e spirituali, nei quali diventa facile manipolare e incitare all’odio”. Il Pontefice ha ricordato anche “il dramma del violento terremoto al confine tra l’Iraq, terra natia della vostra Chiesa, e l’Iran, dove pure si trovano da lunga data delle vostre comunità, come anche in Siria, in Libano e in India”. Bergoglio ha riflettuto quindi sul “gran numero di fedeli” che “ha dovuto lasciare le proprie terre, emigrando in altri Paesi e accrescendo la comunità della diaspora, che ha molte sfide da affrontare. Entrando in alcune società, ad esempio, si incontrano le difficoltà date da una non sempre facile integrazione e da una marcata secolarizzazione, che possono ostacolare la custodia delle ricchezze spirituali delle proprie tradizioni e la stessa testimonianza di fede. In tutto ciò, il segno della croce, ripetutamente scandito, potrà ricordare che il Signore della misericordia non abbandona mai i suoi fratelli, ma anzi accoglie le loro ferite nelle sue”. “Nella tradizione siriaca – ha ricordato ancora Bergoglio – Cristo sulla croce è rappresentato come Medico buono e Medicina di vita. A Lui chiedo di rimarginare completamente le nostre ferite del passato e di sanare le tante ferite che nel mondo oggi si aprono per i disastri delle violenze e delle guerre. Cari fratelli, proseguiamo insieme il pellegrinaggio di riconciliazione e di pace nel quale il Signore ci ha instradati”.

