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Cronache

di Antonino D'Anna

C'è attesa Oltretevere per quello che il 25 novembre prossimo potrebbe essere un momento epocale nella storia dei rapporti tra il Vaticano e la Russia: sono infatti in molti a scommettere sulla possibilità di un invito, da parte del presidente Vladimir Putin, a Papa Francesco perché si rechi in visita a Mosca, forse a primavera. Attenzione, non c'è niente di ufficiale al momento, né di deciso: ma il clima che si respira adesso Oltretevere è di attesa. Se davvero Putin inviterà Jorge Mario Bergoglio a Mosca, il Papa venuto “dalla fine del mondo” - come si è presentato la sera del 13 marzo scorso all'atto della sua elezione – potrebbe riuscire in quello che è fallito a Karol Wojtyla e che ha cercato inutilmente di realizzare nel corso del suo lungo pontificato: vedere cioè un Papa sulla Piazza Rossa di Mosca.

 

Papa, vegliaPapa veglia

PERCHE' SI'-

Chi scommette sull'invito di Putin al Pontefice lo fa sulla base di una semplice osservazione: sarebbe un momento di grande prestigio internazionale per Putin, e consoliderebbe la Santa Sede in un ruolo di interlocutore internazionale con l'Est. Del resto, non è sfuggito il fatto che durante la crisi siriana dei mesi scorsi c'è stato un forte intervento di Francesco per la pace e per impedire che gli Stati Uniti di Barack Obama attaccassero la Siria. E risale al 5 settembre scorso la notizia di una lettera inviata da Bergoglio a Putin con un “sentito appello” ai leader mondiali ospiti del G20 tenutosi in Russia, per la ricerca di “una soluzione per evitare un massacro in Siria”. Ed è sempre di quei giorni la notizia data dal quotidiano argentino “Clarin” - e smentita dalla Santa Sede – di una telefonata tra Francesco e il presidente siriano Bashar al Assad. Adesso la visita di Putin in Vaticano e l'eventuale invito a Mosca sarebbero per il presidente russo un enorme colpo a suo favore, con buona pace di chi critica la Russia sulla questione dei diritti umani (le cantanti Pussy Riot, ad esempio, sono ancora detenute e una di loro, la leader Nadia Tolokonnikova è stata spedita in Siberia). Bisogna capire quale sarà l'atteggiamento della Chiesa ortodossa in merito alla presenza, a Mosca, del capo della Chiesa cattolica. Ma le premesse sembrerebbero buone.

POTERE E POTERI DELLA RUSSIA CREDENTE- Corre una precisazione ai lettori: da almeno 250 anni il potere politico russo e la Chiesa ortodossa, separatasi da quella cattolica nel 1054, vivono un rapporto se non di simbiosi, quantomeno di contiguità. È anche in quest'ottica, già che ci siamo, che va letta la condanna per “teppismo religioso” inflitta alle Pussy Riots. Che nella Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca avevano inscenato un “concerto” di protesta pregando la Madonna, nella loro canzone, di liberare la Russia da Putin e denunciando in una strofa la contiguità tra potere politico e Gerarchia con queste parole: “Il Patriarca (Kirill, N.d.R.) crede in Putin. cane dovrebbe piuttosto credere in Dio”. Kirill, va detto, ha invitato le tre ragazze a pentirsi e la Chiesa ortodossa si sarebbe reputata soddisfatta.

IL PROSELITISMO- Chiarito l'ambito in cui si muovono i rapporti tra potere russo e Chiesa ortodossa, bisogna osservare anche che a Mosca i rapporti non sono facili tra cattolici e ortodossi, con questi ultimi molto attenti a denunciare e accusare i cattolici di proselitismo. Attualmente l'Arcidiocesi della Madre di Dio a Mosca (questo il nome dell'Arcidiocesi, c'è chi osserva che “Arcidiocesi di Mosca” avrebbe creato problemi con gli ortodossi) è retta da monsignor Paolo Pezzi, ciellino classe 1960 formatosi nella Fraternità sacerdotale dei missionari di San Carlo Borromeo, società clericale maschile di vita apostolica fondata a metà degli anni '80 da don Massimo Camisasca (oggi Vescovo di Reggio Emilia-Guastalla) e nata dal carisma di Comunione e Liberazione. Un'altra comunità ciellina è a Vladivostok, dove è attiva dagli anni '90. E agli ortodossi la presenza cattolica – parliamo della Gerarchia, perché tra fedeli comuni non c'è invece quest'acrimonia – non piace.

NO PROSELITISMO? SI PARTE- Certo la visita del Papa potrebbe segnare un momento di distensione: è stato il Papa a dire nella sua intervista a Eugenio Scalfari che compito della Chiesa cattolica non è quello di fare proselitismo (musica per le orecchie degli ortodossi). Si aggiunga la visita dell'Arcivescovo di Milano Angelo Scola a Mosca in questi giorni, e la missione del metropolita Hilarion a Roma. Hilarion è il “ministro degli esteri” della Gerarchia ortodossa, e oggi è intervenuto ad un convegno organizzato dal dicastero vaticano per la Famiglia sul tema “Ortodossi e cattolici insieme per la famiglia”. Piacerà agli ortodossi l'idea della visita di Francesco? Vedremo...

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