E’ andato a ruba nelle edicole francesi il nuovo numero di Charlie Hebdo, il primo dopo la strage di mercoledi’ scorso che ne ha decimato la redazione. Gia’ alle 8 del mattino il settimanale satirico con la copertina con un Maometto che piange e dice “Tutto e’ perdonato” era gia’ totalmente esaurito in diverse zone di Parigi e in molte citta’ della Francia.
Alle edicole si sono formate code gia’ dall’alba e molti che non sono riusciti a comprare Charlie Hebdo hanno ripiegato sull’altro settimanale satirico, Le Canard Enchaine’, che per solidarieta’ con i colleghi ha titolato “Non lasciatevi abbattere”.
Charlie Hebdo e’ uscito eccezionalmente con una tiratura di tre milioni di copie, contro le 60mila abituali, e il nuovo numero e’ stato tradotto in 16 lingue e sara’ distribuito in tutto il mondo. Il ricavato andra’ ai parenti delle vittime degli attentati di Parigi.
Iran, copertina Charlie Hebdo “offensiva”- L’Iran ha condannato la copertina del primo numero di Charlie Hebdo, dopo la strage di mercoledi’ scorso nella quale e’ ritratto il profeta Maometto che piange e dice “Tutto e’ perdonato”. “E’ offensiva e provocatoria”, ha sottolineato la portavoce del ministero degli Esteri della repubblica islamica, Marzieh Afkham. La copertina con Maometto “urta i sentimenti dei musulmani in tutto il mondo e potrebbe alimentare la fiamma del circolo vizioso dell’estremismo”, ha avvertito Afkham.
Intanto il controverso umorista francese Dieudonne’ e’ stato arrestato dalla polizia di Parigi con l’accusa di apologia di terrorismo, dopo che aveva detto di sentirsi “Charly-Coulibaly“, dal nome del settimanale satirico vittima della strage jihadista e dell’attentatore al supermercato kosher, Amedy Coulibaly. Lunedi’ la magistratura francese aveva aperto un’inchiesta sul comico inventore della “quenelle”, il gesto che ebrei e gruppi anti-razzisti denunciano come un saluto nazista invertito. Dieudonne’, dopo aver partecipato alla grande marcia contro il terrorismo di domenica a Parigi, l’aveva definita su Facebook “leggendaria”, aggiungendo pero’ di sentirsi “Charly-Coulibaly”. In seguito l’umorista aveva scritto una lettera al ministro dell’Interno, Bernard Cazeneuve, per spiegare di aver solo voluto denunciare il fatto che si sente perseguitato come il settimanale satirico: “Quando io mi esprimo, non si cerca di capirmi, non mi si vuole ascoltare. Si cerca un pretesto per vietarmi. Mi si considera come Coulibaly mentre io non sono diverso da Charlie”.
