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di Antonino D'Anna

La Cina annuncia la chiusura dei laogai – i campi di rieducazione attraverso il lavoro -, ma continua la sua persecuzione nei confronti dei sacerdoti della Chiesa cattolica clandestina. Come riferisce l'agenzia di stampa cattolica Asianews, dai primi di ottobre due sacerdoti della Chiesa sotterranea sono in prigione. Il loro "crimine" è di aver organizzato delle sessioni di catechismo per adulti nella cittadina di Qinyuan, vicino a Baoding, nella provincia dell'Hebei. Ad essere stati arrestati sono padre Tian Dalong e un altro sacerdote del quale Asianews non ha potuto apprendere il nome, entrambi quarantenni. Per quattro fedeli laici, che aiutavano i sacerdoti nella catechesi, una multa da 4.000 yuan, pari a 400 euro. Ad Asianews risulta che almeno altri 10 sacerdoti sarebbero in condizioni simili, e alcuni di essi languono nei laogai. L'analisi di Asianews è impietosa: “I media mondiali, imbeccati dalle controllate notizie di Xinhua, hanno elogiato queste possibili riforme, fermandosi soprattutto sull'aspetto economico: arretramento dell'influenza del governo nell'economia; valorizzazione degli investimenti privati e stranieri; riforma delle tasse; eliminazione del certificato di residenza obbligatoria (hukou) per i migranti; riforma della legge sul figlio unico; ecc...”

BANCO DI PROVA- I rapporti tra Vaticano e Cina sono stati troncati nel 1951: la Chiesa cattolica fedele al Papa è accusata di essere fedele a un capo di Stato straniero. Nel 1958 è stata creata una Chiesa acefala (cioè che non riconosce alcun capo), l'Associazione Patriottica, che risponde al governo di Pechino. Da allora si sono succedute ordinazioni di vescovi non concordate con il Vaticano ed è iniziata una serie di montagne russe: i rapporti tra Roma e Pechino, infatti, viaggiano sull'altalena con momenti di apparente riavvicinamento (e quindi ordinazioni concordate di vescovi, tentativi di dialogo), seguiti da arresti di sacerdoti che poi sembrano quasi sparire nel nulla. Questo dossier è stato gestito per lungo tempo dall'attuale segretario di Stato, monsignor Pietro Parolin. E traccia della sua azione è nei cablo di Wikileaks, dal 2005 al 2009.

WIKILEAKS E L'ALTALENA DI PAROLIN- Il punto nodale è che Pechino rimprovera al Vaticano – oltre alla fedeltà della Chiesa clandestina – il sostegno a Taiwan, che la Cina considera una provincia ribelle. Sin dagli anni '90 Angelo Sodano, predecessore di Parolin, aveva pensato di “barattare” la nunziatura a Taiwan (che sarebbe stata chiusa, anche se lì non c'è un Nunzio dal 1972, ma solo un incaricato d'affari) con una nuova nunziatura a Pechina e regolari relazioni diplomatiche. Bene, il 18 maggio 2005 un cablo dall'ambasciata USA in Vaticano informa che: “Parolin ha reiterato la volontà del Vaticano di tagliare i legami con Taiwan nel momento in cui Pechino farà una mossa verso lo stabilimento di relazioni formali con la Santa Sede. Ha aggiunto che la nomina di vescovi – altro grande punto di contrasto nello stabilire le relazioni – non dovrebbe essere un 'problema principale”. Parolin dice che Roma potrebbe anche accontentarsi, in mancanza di relazioni ufficiali “complete”, anche della semplice presenza di un delegato Apostolico (cioè un inviato papale, una specie di agente consolare), ma che abbandonerebbe “immediatamente” le relazioni con Taiwan.

E, come Affaritaliani ha scritto più volte, ecco che si conferma l'impegno (meritorio, va detto) della Comunità di Sant'Egidio nella gestione del dossier: “La comunità di Sant'Egidio, legata al Vaticano, ha incontrato interlocutori cinesi nel tentativo di avvicinare maggiormente i due lati). Sebbene la relazione della Comunità con la Santa Sede non è così stretta come indicano recenti report della stampa, la cooperazione su quest'argomento può portare la Santa Sede vicina all'obiettivo di una relazione più formale con la Cina”. Tra l'altro, Parolin in quel momento sta cercando di esportare la “soluzione alla vietnamita”, il modus vivendi che ha raggiunto con successo con il Vietnam: in altre parole, il Vaticano presenta i candidati vescovi al governo vietnamita, e Hanoi dice sì o no. Commenta con gli americani: “Non è l'ideale, ma è un modo per fare un passo avanti e aumentare la nostra presenza”.

SANT'EGIDIO “BALLON D'ESSAI”- E su Sant'Egidio i diplomatici americani riferiscono che: “I rappresentanti della Comunità sono andati a Pechino per colloqui confidenziali e hanno anche incontrato le controparti a Hong Kong. Mario Marazitti della Comunità di Sant'Egidio (forse Mario Marazziti, oggi deputato al Parlamento italiano, N.d.R.) ci ha detto che i contatti sono venuti da organizzazioni accademiche ed extra-governative cinesi. Questi cinesi quindi cercano di usare le loro relazioni col governo per migliorare la comunicazione su problemi importanti per la comunità Cattolica”. E chi scrive il cablo precisa: “Il Vaticano spesso usa i risultati raggiunti da Sant'Egidio come ballon d'essai su varie questioni; se i tentativi della Comunità non riescono o vengono attaccati, allora la Santa Sede può sfilarsi facilmente. Se le cose invece vanno bene, i diplomatici vaticani possono fare tentativi di negoziato più formali. In questo caso, i commenti di Marazitti combaciavano con quelli di Parolin; ha detto che riteneva che il Vaticano era pronto a entrare in contatto più diretto con i cinesi”. Il 14 giugno Valeria Martano, sempre della Comunità di Sant'Egidio, spiega la strategia della Comunità: “Lavorare con contatti che hanno agganci presso le autorità cinesi, ma evitando canali diplomatici formali che si sono rivelati inefficaci e non soddisfacenti per la Santa Sede e il Governo Cinese”.

2005: L'ACCORDO A UN PASSO- Il 16 agosto gli americani riferiscono che Parolin si dice ottimista: hanno parlato con lui il 9 del mese e lui ha detto che Pechino potrebbe aprirsi ad una presenza ufficiale in Cina come primo passo verso le relazioni diplomatiche. All'inizio si tratterebbe di un rappresentante della Santa Sede, sebbene non un Nunzio. L'essenziale sarebbe avere la massima libertà di movimento e di parola. Commentano i diplomatici: “Parolin non ci ha dato un quadro temporale di tale accordo; ma comprendiamo che si sta riferendo a colloqui non ufficiali in corso che sono solo propedeutici a negoziati più seri tra le due parti”. E ai taiwanesi preoccupati dell'abbandono vaticano, il futuro Segretario di Stato dice che il Vaticano troverà il modo di mantenere “una qualche presenza” lì.

2006: SI SALTA SU ZEN- Passa un anno, e le cose però vanno male. Benedetto XVI ha deciso di nominare il vescovo (oggi emerito) di Hong Kong Joseph Zen Ze Kiun, suo vecchio amico, cardinale. Zen è un falco, uno di quelli che non vuole il dialogo con la Cina (e infatti la sua linea vincerà, tanto che ora Parolin dovrà ripartire da dove aveva lasciato il lavoro prima del trasferimento in Venezuela nel 2010). Appena il nome di Zen comincia a circolare, riferisce Parolin, la reazione del Ministro cinese degli esteri è frenata, negativa quella dell'Associazione Patriottica, e osserva che in questo momento è difficile giudicare chiaramente la vera attitudine della Cina verso la Santa Sede. Roma, aggiunge il futuro Segretario di Stato, ha cercato di dire a Pechino che la scelta di un cardinale cinese è un gesto amichevole di Joseph Ratzinger per dimostrare l'importanza della Cina. E osserva: non si può fare cardinale alcun candidato taiwanese né un arcivescovo della Cina continentale; insomma, Zen è stata una scelta obbligata, più che altro, dalle circostanze e non dalle sue capacità personali. Si sbaglia sulla previsione, però, quando dice che questa nomina non sarà niente di paragonabile rispetto alla crisi causata dalla canonizzazione, nel 2000, di un martire cinese. E all'ambasciatore americano che lo rassicura dell'appoggio del governo USA, Parolin risponde “con un sorriso sardonico” che l'unico timore della Santa Sede è che la Cina pensi che Vaticano e America vadano a braccetto.

LA MISSIONE A VUOTO DI CELLI- L'accordo si ferma. Il 31 luglio i diplomatici da Roma riferiscono che l'allora ministro degli esteri vaticano cardinale Giovanni Lajolo ha inviato l'arcivescovo Claudio Maria Celli (accompagnato da Monsignor Gianfranco Rota-Graziosi) a parlare con Hu Jintao, il presidente cinese, all'inizio di luglio. Nel cablo si legge: “Lajolo dice che non c'è stato alcun passo avanti. Le cose sono andate così male che a un certo punto Celli ha detto ai cinesi che, stando così le cose, non aveva altra scelta che fare i bagagli e andarsene. È rimasto, ma ha trovato i cinesi decisi a non cedere”. E ancora: “Lajolo ha detto che i cinesi hanno detto ('minacciato') Celli che siccome la comunità cattolica cinese ha urgente bisogno di 20 nuovi vescovi, le autorità dovranno procedere a ulteriori (illecite) ordinazioni; Lajolo ha solo detto: 'vedremo'. Ha sottolineato che la Santa sede non vuole avere niente a che fare con la cosiddetta Associazione Patriottica”. Poi ricorda che i cinesi avrebbero voluto la visita di un cardinale a Pechino e scarica l'aiuto americano: ha di fatto irritato i cinesi, e perciò la Santa Sede lavorerà direttamente con la Cina in un modo di basso profilo. Anche se si dice sicuro che Hu voglia aprire al Vaticano, ma sia fermato da resistenze interne all'establishment cinese.

2007/2008: SALTA L'ACCORDO, ARRIVA ZEN- Il “modello vietnamita” propugnato da Parolin salta definitivamente nel 2007. Il futuro Segretario di Stato va a Pechino, parla direttamente col governo cinese, la risposta è negativa (cablo del 21dicembre 2007). Un mese dopo, il 31 gennaio 2008, è il cardinale Zen a parlare con gli americani: dice loro che l'allora Segretario di Stato Tarcisio Bertone sta prendendo, insieme all'allora Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, una direzione troppo conciliatoria nei confronti della Cina: questo, sostiene, sta mettendo a repentaglio la Chiesa clandestina, mandando un messaggio sbagliato a Pechino e teme che Roma baratterà la libertà religiosa con i rapporti diplomatici. E rivela di averne parlato con Ratzinger, presenti Bertone e Dias. Sebbene consigliato da Bertone a non fare ulteriori dichiarazioni sulla Cina, Zen osserva che durante il Concistoro del novembre 2007, il Papa emerito gli abbia detto di “Continuare a combattere la battaglia”, ossia di andare avanti con gli sforzi presso la Cina per una maggior libertà religiosa. E la posizione vaticana diventa più rigida ma anche prudente: il cablo del 2008 segnala che Roma si è rifiutata di rilasciare il passaporto vaticano a un prete cinese che aveva chiesto asilo negli States per paura che questo potesse offrire un pretesto al governo cinese. Parolin dovrà ripartire da qui.

Cablo del 18 maggio 2005

http://cablegatesearch.net/cable.php?id=05VATICAN477&q=china%20parolin

Cablo del 14 giugno 2005

http://cablegatesearch.net/cable.php?id=05VATICAN484&q=china%20parolin

Cablo del 16 agosto 2005

http://cablegatesearch.net/cable.php?id=05VATICAN512&q=china%20parolin

Cablo del 28 marzo 2006

http://cablegatesearch.net/cable.php?id=06VATICAN52&q=china%20parolin

Cablo del 31 luglio 2006

http://cablegatesearch.net/cable.php?id=06VATICAN155&q=china%20parolin

Cablo del 21 dicembre 2007

http://cablegatesearch.net/cable.php?id=07VATICAN193&q=china%20parolin

Cablo del 31 gennaio 2008

http://cablegatesearch.net/cable.php?id=08VATICAN18&q=china%20parolin

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La Cina annuncia la chiusura dei laogai – i campi di rieducazione attraverso il lavoro -, ma continua la sua persecuzione nei confronti dei sacerdoti della Chiesa cattolica clandestina. Come riferisce l'agenzia di stampa cattolica Asianews, dai primi di ottobre due sacerdoti della Chiesa sotterranea sono in prigione. Il loro "crimine" è di aver organizzato delle sessioni di catechismo per adulti nella cittadina di Qinyuan, vicino a Baoding, nella provincia dell'Hebei. Ad essere stati arrestati sono padre Tian Dalong e un altro sacerdote del quale Asianews non ha potuto apprendere il nome, entrambi quarantenni. Per quattro fedeli laici, che aiutavano i sacerdoti nella catechesi, una multa da 4.000 yuan, pari a 400 euro. Ad Asianews risulta che almeno altri 10 sacerdoti sarebbero in condizioni simili, e alcuni di essi languono nei laogai. L'analisi di Asianews è impietosa: “I media mondiali, imbeccati dalle controllate notizie di Xinhua, hanno elogiato queste possibili riforme, fermandosi soprattutto sull'aspetto economico: arretramento dell'influenza del governo nell'economia; valorizzazione degli investimenti privati e stranieri; riforma delle tasse; eliminazione del certificato di residenza obbligatoria (hukou) per i migranti; riforma della legge sul figlio unico; ecc...”

BANCO DI PROVA- I rapporti tra Vaticano e Cina sono stati troncati nel 1951: la Chiesa cattolica fedele al Papa è accusata di essere fedele a un capo di Stato straniero. Nel 1958 è stata creata una Chiesa acefala (cioè che non riconosce alcun capo), l'Associazione Patriottica, che risponde al governo di Pechino. Da allora si sono succedute ordinazioni di vescovi non concordate con il Vaticano ed è iniziata una serie di montagne russe: i rapporti tra Roma e Pechino, infatti, viaggiano sull'altalena con momenti di apparente riavvicinamento (e quindi ordinazioni concordate di vescovi, tentativi di dialogo), seguiti da arresti di sacerdoti che poi sembrano quasi sparire nel nulla. Questo dossier è stato gestito per lungo tempo dall'attuale segretario di Stato, monsignor Pietro Parolin. E traccia della sua azione è nei cablo di Wikileaks, dal 2005 al 2009.

WIKILEAKS E L'ALTALENA DI PAROLIN- Il punto nodale è che Pechino rimprovera al Vaticano – oltre alla fedeltà della Chiesa clandestina – il sostegno a Taiwan, che la Cina considera una provincia ribelle. Sin dagli anni '90 Angelo Sodano, predecessore di Parolin, aveva pensato di “barattare” la nunziatura a Taiwan (che sarebbe stata chiusa, anche se lì non c'è un Nunzio dal 1972, ma solo un incaricato d'affari) con una nuova nunziatura a Pechina e regolari relazioni diplomatiche. Bene, il 18 maggio 2005 un cablo dall'ambasciata USA in Vaticano informa che: “Parolin ha reiterato la volontà del Vaticano di tagliare i legami con Taiwan nel momento in cui Pechino farà una mossa verso lo stabilimento di relazioni formali con la Santa Sede. Ha aggiunto che la nomina di vescovi – altro grande punto di contrasto nello stabilire le relazioni – non dovrebbe essere un 'problema principale”. Parolin dice che Roma potrebbe anche accontentarsi, in mancanza di relazioni ufficiali “complete”, anche della semplice presenza di un delegato Apostolico (cioè un inviato papale, una specie di agente consolare), ma che abbandonerebbe “immediatamente” le relazioni con Taiwan.

E, come Affaritaliani ha scritto più volte, ecco che si conferma l'impegno (meritorio, va detto) della Comunità di Sant'Egidio nella gestione del dossier: “La comunità di Sant'Egidio, legata al Vaticano, ha incontrato interlocutori cinesi nel tentativo di avvicinare maggiormente i due lati). Sebbene la relazione della Comunità con la Santa Sede non è così stretta come indicano recenti report della stampa, la cooperazione su quest'argomento può portare la Santa Sede vicina all'obiettivo di una relazione più formale con la Cina”. Tra l'altro, Parolin in quel momento sta cercando di esportare la “soluzione alla vietnamita”, il modus vivendi che ha raggiunto con successo con il Vietnam: in altre parole, il Vaticano presenta i candidati vescovi al governo vietnamita, e Hanoi dice sì o no. Commenta con gli americani: “Non è l'ideale, ma è un modo per fare un passo avanti e aumentare la nostra presenza”.

SANT'EGIDIO “BALLON D'ESSAI”- E su Sant'Egidio i diplomatici americani riferiscono che: “I rappresentanti della Comunità sono andati a Pechino per colloqui confidenziali e hanno anche incontrato le controparti a Hong Kong. Mario Marazitti della Comunità di Sant'Egidio (forse Mario Marazziti, oggi deputato al Parlamento italiano, N.d.R.) ci ha detto che i contatti sono venuti da organizzazioni accademiche ed extra-governative cinesi. Questi cinesi quindi cercano di usare le loro relazioni col governo per migliorare la comunicazione su problemi importanti per la comunità Cattolica”. E chi scrive il cablo precisa: “Il Vaticano spesso usa i risultati raggiunti da Sant'Egidio come ballon d'essai su varie questioni; se i tentativi della Comunità non riescono o vengono attaccati, allora la Santa Sede può sfilarsi facilmente. Se le cose invece vanno bene, i diplomatici vaticani possono fare tentativi di negoziato più formali. In questo caso, i commenti di Marazitti combaciavano con quelli di Parolin; ha detto che riteneva che il Vaticano era pronto a entrare in contatto più diretto con i cinesi”. Il 14 giugno Valeria Martano, sempre della Comunità di Sant'Egidio, spiega la strategia della Comunità: “Lavorare con contatti che hanno agganci presso le autorità cinesi, ma evitando canali diplomatici formali che si sono rivelati inefficaci e non soddisfacenti per la Santa Sede e il Governo Cinese”.

2005: L'ACCORDO A UN PASSO- Il 16 agosto gli americani riferiscono che Parolin si dice ottimista: hanno parlato con lui il 9 del mese e lui ha detto che Pechino potrebbe aprirsi ad una presenza ufficiale in Cina come primo passo verso le relazioni diplomatiche. All'inizio si tratterebbe di un rappresentante della Santa Sede, sebbene non un Nunzio. L'essenziale sarebbe avere la massima libertà di movimento e di parola. Commentano i diplomatici: “Parolin non ci ha dato un quadro temporale di tale accordo; ma comprendiamo che si sta riferendo a colloqui non ufficiali in corso che sono solo propedeutici a negoziati più seri tra le due parti”. E ai taiwanesi preoccupati dell'abbandono vaticano, il futuro Segretario di Stato dice che il Vaticano troverà il modo di mantenere “una qualche presenza” lì.

2006: SI SALTA SU ZEN- Passa un anno, e le cose però vanno male. Benedetto XVI ha deciso di nominare il vescovo (oggi emerito) di Hong Kong Joseph Zen Ze Kiun, suo vecchio amico, cardinale. Zen è un falco, uno di quelli che non vuole il dialogo con la Cina (e infatti la sua linea vincerà, tanto che ora Parolin dovrà ripartire da dove aveva lasciato il lavoro prima del trasferimento in Venezuela nel 2010). Appena il nome di Zen comincia a circolare, riferisce Parolin, la reazione del Ministro cinese degli esteri è frenata, negativa quella dell'Associazione Patriottica, e osserva che in questo momento è difficile giudicare chiaramente la vera attitudine della Cina verso la Santa Sede. Roma, aggiunge il futuro Segretario di Stato, ha cercato di dire a Pechino che la scelta di un cardinale cinese è un gesto amichevole di Joseph Ratzinger per dimostrare l'importanza della Cina. E osserva: non si può fare cardinale alcun candidato taiwanese né un arcivescovo della Cina continentale; insomma, Zen è stata una scelta obbligata, più che altro, dalle circostanze e non dalle sue capacità personali. Si sbaglia sulla previsione, però, quando dice che questa nomina non sarà niente di paragonabile rispetto alla crisi causata dalla canonizzazione, nel 2000, di un martire cinese. E all'ambasciatore americano che lo rassicura dell'appoggio del governo USA, Parolin risponde “con un sorriso sardonico” che l'unico timore della Santa Sede è che la Cina pensi che Vaticano e America vadano a braccetto.

LA MISSIONE A VUOTO DI CELLI- L'accordo si ferma. Il 31 luglio i diplomatici da Roma riferiscono che l'allora ministro degli esteri vaticano cardinale Giovanni Lajolo ha inviato l'arcivescovo Claudio Maria Celli (accompagnato da Monsignor Gianfranco Rota-Graziosi) a parlare con Hu Jintao, il presidente cinese, all'inizio di luglio. Nel cablo si legge: “Lajolo dice che non c'è stato alcun passo avanti. Le cose sono andate così male che a un certo punto Celli ha detto ai cinesi che, stando così le cose, non aveva altra scelta che fare i bagagli e andarsene. È rimasto, ma ha trovato i cinesi decisi a non cedere”. E ancora: “Lajolo ha detto che i cinesi hanno detto ('minacciato') Celli che siccome la comunità cattolica cinese ha urgente bisogno di 20 nuovi vescovi, le autorità dovranno procedere a ulteriori (illecite) ordinazioni; Lajolo ha solo detto: 'vedremo'. Ha sottolineato che la Santa sede non vuole avere niente a che fare con la cosiddetta Associazione Patriottica”. Poi ricorda che i cinesi avrebbero voluto la visita di un cardinale a Pechino e scarica l'aiuto americano: ha di fatto irritato i cinesi, e perciò la Santa Sede lavorerà direttamente con la Cina in un modo di basso profilo. Anche se si dice sicuro che Hu voglia aprire al Vaticano, ma sia fermato da resistenze interne all'establishment cinese.

2007/2008: SALTA L'ACCORDO, ARRIVA ZEN- Il “modello vietnamita” propugnato da Parolin salta definitivamente nel 2007. Il futuro Segretario di Stato va a Pechino, parla direttamente col governo cinese, la risposta è negativa (cablo del 21dicembre 2007). Un mese dopo, il 31 gennaio 2008, è il cardinale Zen a parlare con gli americani: dice loro che l'allora Segretario di Stato Tarcisio Bertone sta prendendo, insieme all'allora Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, una direzione troppo conciliatoria nei confronti della Cina: questo, sostiene, sta mettendo a repentaglio la Chiesa clandestina, mandando un messaggio sbagliato a Pechino e teme che Roma baratterà la libertà religiosa con i rapporti diplomatici. E rivela di averne parlato con Ratzinger, presenti Bertone e Dias. Sebbene consigliato da Bertone a non fare ulteriori dichiarazioni sulla Cina, Zen osserva che durante il Concistoro del novembre 2007, il Papa emerito gli abbia detto di “Continuare a combattere la battaglia”, ossia di andare avanti con gli sforzi presso la Cina per una maggior libertà religiosa. E la posizione vaticana diventa più rigida ma anche prudente: il cablo del 2008 segnala che Roma si è rifiutata di rilasciare il passaporto vaticano a un prete cinese che aveva chiesto asilo negli States per paura che questo potesse offrire un pretesto al governo cinese. Parolin dovrà ripartire da qui.

Cablo del 18 maggio 2005

http://cablegatesearch.net/cable.php?id=05VATICAN477&q=china%20parolin

Cablo del 14 giugno 2005

http://cablegatesearch.net/cable.php?id=05VATICAN484&q=china%20parolin

Cablo del 16 agosto 2005

http://cablegatesearch.net/cable.php?id=05VATICAN512&q=china%20parolin

Cablo del 28 marzo 2006

http://cablegatesearch.net/cable.php?id=06VATICAN52&q=china%20parolin

Cablo del 31 luglio 2006

http://cablegatesearch.net/cable.php?id=06VATICAN155&q=china%20parolin

Cablo del 21 dicembre 2007

http://cablegatesearch.net/cable.php?id=07VATICAN193&q=china%20parolin

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