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Cronache

 

 

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Due morti e due dispersi nell'area di Ginosa Marina a causa del maltempo in atto da ieri pomeriggio e dell'esondazione del fiume Bradano. Lo si apprende dalle forze di polizia mobilitate nella borgata del comune del versante occidentale del Tarantino. Il punto di maggiore crisi e' a Ginosa.

Bloccate per diverse ore le strade che da Laterza portano a Santeramo in Colle e Altamura in provincia di Bari, e a Castellaneta in provincia di Taranto, rese impraticabili della massa d'acqua che si era accumulata. Crollato un ponticello sulla strada che va da Ginosa a Montescaglioso, in provincia di Matera.

Transito impossibile anche da Ginosa a Laterza in prossimita' dei ponti vicini ai due comuni per i quali si e' temuto per la loro stabilita'. Evacuata in parte contrada Marinella a Ginosa Marina per l'esondazione del fiume Bradano. Si segnalano una serie di danni ad auto, case e allevamenti zootecnici. Nella zona risiedono circa 400 famiglie mentre nel centro storico di Ginosa Marina viene segnalato il crollo di un abitazione disabitata. I sindaci di Ginosa, Vito De Palma, e di Laterza, Gianfranco Lopane, hanno disposto che oggi le scuole dei rispettivi comuni rimangano chiuse. Analogo provvedimento ha assunto anche il sindaco di Lizzano, Dario Macripo', comune che si trova nel versante orientale della provincia. Tutta la zona del versante occidentale del Tarantino ha visto mobilitati i vigili del fuoco, forze di polizia, Protezione civile, 118 e operatori di soccorso. Il 118 era stato allertato anche per allestire un presidio medico avanzato nel caso in cui fosse stato necessario. Diversi gli automobilisti intrappolati dall'acqua a cui e' stato prestato soccorso, cosi' come a famiglie in difficolta' a uscire dalle proprie abitazioni.

LE PREVISIONI METEO
In arrivo un freddo quasi invernale e la prima nevicata fino a bassa quota sulle Alpi Questa seconda settimana di ottobre avrà caratteristiche prevalentemente autunnali. Il passaggio della prima perturbazione di ottobre, transitata nel corso del fine settimana a suon di numerosi temporali che si sono rivelati localmente anche molto intensi, ha di fatto spalancato le porte alla nuova stagione che fino all’altro ieri dava ancora all’estate la possibilità di ritagliarsi un ruolo nella sceneggiatura atmosferica del Mediterraneo e dell’Italia. L’evoluzione del tempo nei prossimi giorni, secondo il centro www.meteogiuliacci.it, sarà infatti improntata dapprima ad una instabilità in fase di lenta attenuazione e legata ad vortice colmo di aria moderatamente fredda lasciato in eredità proprio dal passaggio di questo primo sistema perturbato del mese.

Ma successivamente, nella seconda parte della settimana, vi sarà un nuovo peggioramento proveniente questa volta dalle alte latitudini con correnti settentrionali piuttosto fredde per questo periodo dell’anno e che, per la prima volta in questo primo scorcio di autunno, riusciranno a spingersi fin sul Nord Italia. Tra giovedì e venerdì, quindi, sarà realistico supporre che sulle Alpi la quota dello zero gradi si abbassi fino 1400-1600 metri mentre al Sud l’arrivo correnti di libeccio (da sudovest) potrebbe portare un afflusso di aria particolarmente mite per la stagione con ritorno a temperature ancora estive, specie sulle estreme regioni meridionali. Insomma nella seconda parte della settimana, si assisterà ad un forte divario termico tra Nord Italia e Sud Italia, una situazione abbastanza frequente in autunno. Ma ritorniamo al freddo in arrivo sul Nord Italia. Con una quota dello zero termico intorno a 1400- 1600 metri è ovviamente molto probabile che arrivi la prima intensa nevicata di stagione sull’arco alpino.

A quali quote? Considerando che il limite di attecchimento della nevicata si colloca a circa 100-200 metri al di sotto della quota dello zero termico, possiamo ipotizzare una quota di base di circa 1200-1400 metri: non si esclude, però, che localmente l’intensità della precipitazione ed effetti locali legate all’orografia della complessa catena alpina possano far scendere questa quota anche fino all’incirca i 1000 metri. Le prime spruzzate di neve potrebbero fare la loro comparsa anche sulle cime più alte dell’Appennino settentrionale. Sia chiaro: si tratta per lo più di una parentesi, dal momento che successivamente le temperature in quota saranno destinate ad aumentare di qualche grado perché il vortice freddo, non più alimentato dalle correnti settentrionali dal Nord Europa, vedrà ovviamente scemare il suo contenuto in termini di “intensità del freddo”. Onde evitare malintesi: non è in arrivo l’inverno!

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