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Pnrr, “così aiuterà l’economia italiana. Cifre, obiettivi, piccole imprese…”

Il Pnrr e l’Italia/ Intervista a Piero De Luca, vicecaprogruppo del Partito Democratico alla Camera e capogruppo in Commissione Politiche Ue

Pnrr, “così aiuterà l’economia italiana. Cifre, obiettivi, piccole imprese…”
Piero De Luca
Il Pnrr e l’Italia/ Intervista a Piero De Luca, vicecaprogruppo del Partito Democratico alla Camera e capogruppo in Commissione Politiche Ue

Piero De Luca è vicecaprogruppo del Partito Democratico alla Camera e capogruppo in Commissione Politiche Ue.

Nel 2003  si laurea con lode in Giurisprudenza all’università Federico II di Napoli. Nel 2006 si specializza a Bruxelles  presso l’IEE (Institut d’Etudes Europeennes) con un Diploma di studi specialistici in Diritto Europeo. Dottore di ricerca in Diritto ed Economia, con una tesi su Il soft Law nel diritto dell’Unione europea. Nel 2006 ottiene l’abilitazione come avvocato. Nel 2008 lavora presso la Corte di Giustizia dell’Unione Europea come referendario. Dal 2017 al 2019 è componente della segreteria regionale campana del Pd. Dal 2018 è deputato eletto nelle liste del Pd nella circoscrizione Campania 2

Prima cabina di regia a Palazzo Chigi sul Pnrr, quanti soldi sono arrivati finora?
“Il Pnrr italiano è stato ufficialmente inviato dal Governo alla Commissione europea il 30 aprile scorso. Il 22 giugno successivo è stato approvato dalla stessa Commissione. Questa valutazione positiva, giunta peraltro in tempi rapidi, ha testimoniato la bontà dell’impostazione del Piano e l’efficacia delle misure ivi previste, che permettono di rafforzare, secondo le motivazioni rappresentate dalla Commissione “il potenziale di crescita, la creazione di posti di lavoro, e la resilienza economica, sociale ed istituzionale”. Condividendo questa analisi, il Consiglio Ecofin ha dato il via libera definitivo al Pnrr il 13 luglio, insieme ad altri 11 Piani nazionali. È grazie alla puntualità e alla qualità del Recovery Plan elaborato dal Governo sulla scorta di un confronto costruttivo con il Parlamento, che il nostro Paese ha potuto beneficiare già ad agosto dell’erogazione immediata di un prefinanziamento di 25 Miliardi di euro, pari al 13% dell’importo totale di 191,5 miliardi del Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza.Per i successivi pagamenti sarà necessario rispettare un cronoprogramma molto dettagliato di interventi ma soprattutto di riforme. Attenzione quindi a rallentare il ritmo di queste azioni con atteggiamenti politici strumentali o propagandistici da parte di forze politiche in maggioranza, come la Lega. Il rischio è il blocco dell’erogazione di risorse decisive per i nostri cittadini. Il PD sostiene con convinzione e determinazione l’azione del Governo e l’agenda Draghi”.

Quali saranno i principali settori che beneficeranno degli investimenti Ue?
“Ricordiamo che il Piano di compone di 6 Missioni principali che rappresentano le aree tematiche su cui intervenire con investimenti strategici e riforme strutturali, in linea con i pilastri del Next Generation EU. Questi saranno i settori interessati dai programmi di azione: il comparto digitale per aumentare la qualità dei servizi e la competitività del sistema produttivo;  quello della sostenibilità ambientale e transizione ecologica volto ad operare una vera e propria rivoluzione verde nell’economia circolare, lo sviluppo delle rinnovabili, l’efficientamento energetico, la tutela del territorio; il campo delle infrastrutture per una mobilità competitiva, sostenibile e sempre più intermodale; l’area dell’istruzione e della ricerca con l’obiettivo di combattere la dispersione scolastica, rafforzare la rete di asili nido e scuole, nonché migliorare e potenziale la qualità dell’offerta didattica universitaria; il settore della coesione e inclusione sia sociale che territoriale, per modernizzare le politiche attive del lavoro e rafforzare le reti di welfare nelle comunità; infine il campo della salute, inteso come modernizzazione del servizio sanitario e rafforzamento della rete di assistenza sanitaria sul territorio.Il tutto con un’attenzione particolare trasversale alle politiche di sostegno a donne, giovani e Mezzogiorno. Insomma le sfide legate agli interventi previsti nel Pnrr sono affascinanti ma molto impegnative. Riguardano settori e comparti strategici, fondamentali per rendere il nostro Paese più moderno, dinamico ed equo.

Qual è il ruolo delle Regioni e degli enti locali e in che modo potranno utilizzare i fondi del Pnrr?
“Il ruolo delle Regioni e degli enti locali sarà decisivo. Migliaia di progetti di investimenti previsti nel PNRR potranno essere realizzati solo con il loro intervento diretto, penso ad esempio alle azioni per la cura del territorio, la mobilità sostenibile, l’efficientamento energetico, agli interventi in ambito scolastico, sanitario e socio assistenziale. Gli Enti territoriali vanno quindi sostenuti con forza, anzitutto dotando le Regioni ma soprattutto i Comuni delle professionalità tecniche necessarie per elaborare i progetti da finanziare e per monitorare l’effettiva implementazione degli interventi attivati. Sarà indispensabile continuare poi l’azione di semplificazione burocratica amministrativa già avviata nella scorse settimane. E diventerà importante rimodulare, rendendolo più ragionevole e proporzionato, il regime delle responsabilità penali e contabili attualmente vigenti per i Sindaci, per provare a superare quel terrore della firma che da anni contribuisce a rallentare la macchina amministrativa locale”.

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L’empasse in Germania dopo le elezioni del 26 settembre e i tempi lunghi per il governo a Berlino sono un problema per l’Italia?
“La Germania è un grande Paese. Ha una stabilità istituzionale ed economica che permette di affrontare con serenità anche dinamiche politiche più complesse per la formazione di un Governo. Al riguardo, io ritengo giusto ricordare intanto il risultato importante ottenuto da Olaf Scholz, con un successo che vede Spdde primo partito e la sconfitta delle forze sovraniste. L’esito del voto conferma la bontà dei valori e delle proposte democratiche, ancor più in questa fase storica. Le crisi e sfide attuali si superano con più coesione e solidarietà a livello nazionale ed europeo. È un messaggio che deve darci fiducia e spronarci ad andare avanti anche in Italia con un’azione politica improntata alla responsabilità, così come stiamo facendo ottenendo sostegno, condivisione e fiducia alle recenti elezioni amministrative. Dobbiamo continuare ad affrontare con serietà e prudenza le problematiche del momento, proponendo non demagogia o propaganda ma risposte concrete alle esigenze e ai bisogni delle famiglie, dei lavoratori e delle imprese, per disegnare un modello di società che punti allo sviluppo ma anche anche all’equità sociale e territoriale.Grazie anche alla guida solida e autorevole del Premier Draghi, è evidente ad ogni modo che il periodo di transizione che la Germania attraverserà nei prossimi mesi potrebbe consentire all’Italia di assumere un ruolo di guida politica dell’Unione su alcuni processi e discussioni strategiche legate al futuro dell’Europa, dalla difesa comune alla riforma del Patto di Stabilità”.

Come impatterà il Pnrr sul mondo del lavoro e delle imprese, specie medio-piccole?
“Le piccole e medie imprese rappresentano uno dei pilastri fondamentali dell’economia italiana. La crisi economica causata dall’emergenza sanitaria ha determinato non poche difficoltà per l’intero tessuto industriale e produttivo. Il Pnrr prevede misure decisive tese a rafforzare intere filiere, aumentarne la competitività e la sostenibilità, puntando sul potenziamento della ricerca, sulla promozione tecnologica e su politiche di incentivazione fiscale, in particolare nelle Zone Economiche Speciali del Mezzogiorno. Nella prima missione del Piano sono stati stanziati 23,8 miliardi di euro a sostegno della digitalizzazione, innovazione e internazionalizzazione del Made in Italy. Altri interventi mirano a rafforzare la dotazione infrastrutturale e lo sviluppo di competenze appositamente dedicate alle esigenze delle imprese. A supporto della ricerca e dell’innovazione sono previsti 2,48 miliardi di euro ed infine 300 milioni ad integrazione del Fondo Nazionale per l’Innovazione consentiranno di sostenere 250 piccole e medie imprese innovative con investimenti per 700 milioni di euro. Il tutto in un quadro di azioni volte a sostenere con forza lo sviluppo e la crescita dei ceti produttivi del Paese, con un’attenzione particolare però al lavoro attraverso la riforma del mercato e delle politiche attive, nonché alla tutela dell’occupazione rispetto a pratiche di delocalizzazioni selvagge da parte multinazionali non colpite da crisi di settore che rischiano di provocare una desertificazione economica e sociale in tante aree del Paese, spesso dopo aver anche beneficiato di risorse o incentivi pubblici.
Insomma, abbiamo davvero l’occasione storica per disegnare l’Italia del futuro, e costruire un Paese di competitivo e sostenibile ma anche più coeso e solidale”.