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Cronache
Il Siulp di Torino: "Capiamo i motivi della protesta"

di Lorenzo Lamperti

twitter@LorenzoLamperti

"C'è condivisione. Non una condivisione della protesta ma delle ragioni della protesta. La gente protesta contro le tasse e gli stipendi troppo bassi e sono problemi che riguardano anche noi". Eugenio Bravo, segretario generale del Sindacato di Polizia di Torino (Siulp), dichiara in un'intervista ad Affaritaliani.it: "Abbiamo uno stipendio di 1300 euro fermo da tre anni. Lavoriamo in condizioni pessime e molti colleghi non arrivano alla fine del mese. Chiaro che la serenità che ci viene richiesta non c'è". Sul gesto del casco tolto dai poliziotti a Torino: "E' stato un ordine perché non c'era pericolo ma poi gli agenti hanno fraternizzato coi manifestanti, parlando e camminando insieme a loro. E questo non succede mai". Sulle violenze: "Causate da infiltrazioni di estrema destra, estrema sinistra e ultras". Poi una critica al governo: "Non ascoltano le nostre ragioni e non è assolutamente sensibile ai temi di sicurezza".

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Com’è la situazione a Torino, forse la città più al centro delle proteste di questi giorni?

È un po’ più tranquilla però persistono ancora i blocchi in alcuni punti della città e sono previsti ancora altri cortei di protesta.

Arriveranno altri poliziotti per fronteggiare la situazione?

Il prefetto di Torino ha chiesto rinforzi.

Si è parlato molto del gesto del casco, che i poliziotti si sono tolti proprio a Torino. Che cosa significa quel gesto?

Partiamo da un presupposto: solitamente, durante il servizio di ordine pubblico, quando cessano le condizioni di insicurezza il dirigente più alto in grado dispone di togliere i caschi. I reparti schierati si tolgono i caschi e si rilassano, se vogliamo, perché non ci sono più le condizioni di pericolo. Quello che è successo a Torino è che, nonostante in piazza Castello i manifestanti fossero molti di più dei reparti schierati, quando c’è stato l’ordine di togliersi il casco perché si riteneva che le condizioni di pericolo non ci fossero più i colleghi se lo sono tolto e hanno poi anche fraternizzato coi manifestanti.

È una cosa usuale?

Sono cose che non succedono quasi mai. In condizioni di insicurezza cessata il casco ce lo togliamo abitualmente però non è che poi ci mettiamo a parlare e a ragionare coi manifestanti, camminare insieme a loro. Questo di solito non succede, ce ne stiamo per conto nostro a manteniamo la posizione.

Come mai questa volta è andata diversamente?

C’è una condivisione. Attenzione, non una condivisione della protesta e non dei suoi promotori ma delle ragioni della protesta. La gente sta protestando contro le tasse e per gli stipendi troppo bassi, un problema che riguarda da vicino anche la Polizia. Noi abbiamo uno stipendio di 1300 euro al mese fermo da cinque anni e le indennità bloccate da tre anni. Questi manifestanti chiedono migliori condizioni economiche. E in un momento di crisi generale i poliziotti sono sensibili a questo tema e comprendono le loro ragioni. Noi siamo mal pagati e allo stesso tempo dobbiamo garantire la sicurezza in condizioni pessime. I poliziotti non protestano in piazza, ma c’è una forte protesta sindacale per il tema delle condizioni economiche. Noi siamo solidali con tutte le manifestazioni pacifiche in linea di principio, dopo di che siamo anche noi uomini, lavoratori e cittadini dello Stato. Normale che anche noi avvertiamo i problemi di tutti gli altri lavoratori.

Una situazione doppiamente difficile per voi: avvertire i problemi economici come gli altri lavoratori ma allo stesso tempo dover garantire l’ordine pubblico…

È molto difficile anche perché si richiede che un poliziotto per il lavoro delicato che fa debba avere una certa serenità. E quando uno fa fatica ad arrivare a fine mese, come accade per molti colleghi, di serenità ne ha poca.

Beppe Grillo ha invitato le forze dell’ordine a non proteggere più i politici. Che ne pensa delle parole del leader del Movimento 5 Stelle?

Non ci prestiamo alle strumentalizzazioni di nessuno. Per noi il politico che deve essere scortato, quando la scorta è legittima, per noi rappresenta il popolo italiano perché è eletto dal popolo italiano e noi ci atteniamo rigorosamente ai nostri compiti.

Durante le proteste ci sono stati però anche episodi di violenza…

È vero, ma da quanto ci risulta questi episodi sono stati scatenati da infiltrazioni di estrema destra e di estrema sinistra che purtroppo quando c’è da manifestare contro lo Stato e contro le forze di Polizia ce li ritroviamo sempre davanti. Ci sono sempre, a prescindere dalla protesta in sé: ce li ritroviamo sulla Tav e in altre proteste. Sono professionisti del disordine.

Sono presenti anche gruppi ultras di Juventus e Torino?

Sì, sono sempre quelli. Ci sono gli ultras sportivi di Juventus e Torino ed estremisti di destra da una parte ed estremisti di sinistra dall’altra.

A prescindere da questa protesta, lei diceva che la Polizia è in gravi difficoltà economiche. Il governo sta facendo abbastanza sotto questo aspetto? Sta ascoltando le vostre ragioni?

Assolutamente no, ecco la rabbia. Il governo non sta ascoltando minimamente le ragioni del sindacato di Polizia e non è assolutamente sensibile ai temi di sicurezza. Ci sono tantissimi problemi, sia sulle condizioni economiche dei lavoratori sia per quanto riguarda mezzi e strumenti che ci vengono messi a disposizione per migliorare le condizioni di sicurezza del cittadino.

Paolo Uggè, il presidente di Conftrasporti, ha avvertito il governo che la situazione rischia di allargarsi ancora di più col rischio che l’Italia cada davvero nel caos. Esiste davvero questo rischio?

Forse non è un rischio immediato, ma se le condizioni economiche dovessero restare quelle di adesso credo che i cittadini, i lavoratori e i milioni di persone che hanno perso il posto di lavoro potrebbero avere una reazione non ragionevole. È chiaro che viviamo in una situazione difficile e può succedere di tutto. Siamo tutti sulla stessa barca. Una barca che però sembra che stia affondando.

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