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Polizia, il Silp Cgil: “Mezzi fatiscenti e contratto bloccato: siamo stanchi”

Dal G7 al cyberterrorismo, dalla legittima difesa all’immigrazione, passando per il contratto di lavoro. Parla il segretario del Silp Cgil Daniele Tissone

Polizia, il Silp Cgil: “Mezzi fatiscenti e contratto bloccato: siamo stanchi”
daniele tissone

Dal G7 al cyberterrorismo, dalla legittima difesa all’immigrazione, passando per il contratto di lavoro che gli operatori in divisa non vedono da 8 anni, il segretario generale del sindacato di polizia della Cgil, Daniele Tissone, è un fiume in piena. E ad Affaritaliani.it parla senza troppi peli sulla lingua. “Da 8 anni siamo senza contratto di lavoro – dice il numero uno del Silp Cgil, ispettore di polizia originario di Savona -, questo vuol dire che per rischiare la vita un agente porta a casa 1.400 euro. Tutto questo con una polizia che invecchia, con organici che non sono all’altezza, con automezzi che hanno anche 300.000 km di percorrenza e strutture a volte fatiscenti. Problemi che hanno pure i carabinieri, anche se da loro l’assenza del sindacato impedisce di denunciare la gravità della situazione”.

C’è da preoccuparsi? Siamo preparati, ad esempio, a gestire eventi internazionali come l’ormai prossimo G7 di Taormina? “Le nostre forze di polizia – rassicura Tissone – sono tra le migliori al mondo e questo ci viene riconosciuto anche nei contesti internazionali. Grazie allo straordinario sacrificio e alla professionalità delle lavoratrici e dei lavoratori in divisa, la sicurezza è garantita, nonostante la coperta sia ogni anno più corta”. Ma è stato giusto bloccare gli sbarchi di migranti in Sicilia durante il vertice? “Fare polemica su questo – afferma il sindacalista – mi pare assurdo perché si tratta, come ha detto anche il prefetto Gabrielli, di una scelta funzionale a salvaguardare proprio il lavoro dei poliziotti che sono impegnati per il G7. Questa tendenza a polemizzare sempre in materia di immigrazione è figlia, spesso, di disinformazione e malafede. Penso ad esempio alle Ong, allo straordinario lavoro umano che svolgono e che supporta in maniera fondamentale l’azione delle forze dell’ordine. Non vanno criminalizzate in toto. Se c’è chi ha sbagliato, lo si individui e si punisca secondo legge”.

Per quel che riguarda l’Italia, possiamo stare tranquilli anche sul versante terrorismo? “I rischi ci sono – continua Tissone – e sarebbe assurdo non vederli. C’è però anche un grande lavoro quotidiano di poliziotti, carabinieri e intelligence. Il punto è che in sicurezza bisogna investire, non tagliare come è avvenuto negli ultimi 15 anni. Riconosco che negli ultimi 2 anni uno sforzo è stato fatto per mettere sul tappeto qualche risorsa in più, ma è ancora troppo poco. Anche perché, penso alla Polizia postale e delle comunicazioni, c’è ancora l’idea di tagliare uffici e presidi. Come pensiamo di poter affrontare il cyberterrorismo in maniera efficace se riduciamo i presidi di sicurezza sul territorio?”

Il segretario del Silp Cgil chiama in causa anche la politica e il Parlamento. “Man mano che ci avviciniamo alle elezioni – spiega – i toni salgono e la sicurezza diventa un tema decisivo. Peccato però che quasi mai quelli che la sicurezza la fanno davvero, gli operatori delle forze dell’ordine, siano ascoltati quando dicono la loro. Sulla legittima difesa, ad esempio, le proposte di modifica di cui si è discusso sono assurde e sono soprattutto inutili. Vogliamo il farwest? Vogliamo armare i cittadini? Piuttosto, si applichino bene le attuali norme, che rappresentano un buon compromesso”.

Sul reato di tortura, invece, qual è la posizione del Silp Cgil? “Aspettiamo il testo definitivo – dice l’esponente della polizia – per dare un giudizio compiuto. Noi come sindacato non ci siamo mai sottratti ad un confronto sul tema, i cittadini vanno tutelati da eventuali abusi anche se nel contempo bisogna evitare accanimenti contro i lavoratori in divisa. Credo che si stia cercando un punto di equilibrio”.

Tissone è invece contrario alla reintroduzione della leva, rilanciata dal ministro Pinotti: “Un tentativo di rimilitarizzazione strisciante della sicurezza – afferma con preoccupazione – che fa seguito alla cancellazione e alla militarizzazione del Corpo forestale. Questo ‘servizio civile obbligatorio’ che dovrebbe svolgersi nelle caserme ricorda tanto la mini naja proposta dall’allora ministro La Russa, inutile quanto costosa. Dietro queste scelte si nasconde in realtà il tentativo di fare passi indietro sul terreno della democratizzazione e dell’efficienza dell’intero sistema sicurezza. Spendiamo piuttosto risorse per assumere i tanti giovani che provengono dalla vita civile, che sono diplomati e laureati e che servono come il pane alle forze dell’ordine”.