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Preiti, perizia choc: “Sparò ai carabinieri ma non è un pazzo”

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Quando ha sparato contro i carabinieri davanti a Palazzo Chigi, Luigi Preiti era lucido, perfettamente padrone di sé. Ma soprattutto non aveva alcuna intenzione di suicidarsi dopo l’attacco, come invece ha cercato di far credere. La perizia psichiatrica sulle condizioni dell’uomo smonta alcune circostanze emerse sino ad ora. E apre scenari nuovi rispetto a quanto accaduto prima che arrivasse a Roma dalla Calabria. Perché prova che l’attentatore non viveva affatto isolato, anzi partecipava a gare in un circolo di biliardo e «seratine» con svariate persone. E proprio durante quegli incontri potrebbe quindi aver pianificato l’agguato.

Le lettere inviate da Preiti al brigadiere Giuseppe Giangrande per chiedere perdono appaiono “strumentali” a ottenere benefici in carcere e nel processo: emerge infatti che Preiti “ha ripetutamente parlato dei suoi sensi di colpa per quanto commesso, ma sempre senza mostrare quell’elaborazione depressiva che ne è la naturale conseguenza e, pur con una certa stereotipata teatralizzazione, senza un’autentica partecipazione emotiva”. Nella perizia psichiatrica viene evidenziato, inoltre, scetticismo rispetto alla volontà di suicidarsi dell’attentare: “La spinta suicidaria da lui riferita sembra essersi fermata a livello di pensiero – scrive il professor Rocchini – senza alcun reale tentativo di messa in pratica”.  Anziché un autentico desiderio di morte, si rileva una “aggressiva ricerca” di riconoscimento pubblico, “con l’immaturo desiderio di trasformarsi in una sorta di eroe vendicatore, pubblicamente riconosciuto”.