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Cronache

di Fausto Lupetti

Tutto passa attraverso il rendersi visibile. La rappresentazione sociale dell’ultras ha valore nel momento in cui diventa oggetto di una messa un scena, di uno scambio in cui lui è riconosciuto e visibile protagonista.  L’ultras si è messo nella  condizione di vincere comunque: sia che la partita di Coppa Italia  della Fiorentina con il Napoli non si giocasse perché sospesa  dalle autorità, sia che essa si svolgesse con il cenno di assenso suo, dell’ultras come è avvenuto. Allora si capisce che l’ultras nulla ha a che fare con la squadra di cui si suppone sia tifoso? Infatti non c’è stato scontro diretto fra cosiddette tifoserie, hanno sparato prima della partita, e hanno trovato con la testa rotta il più noto degli un ultras della Roma, che nulla doveva centrare e con questa partita.


L’ultras è lì, in qualsiasi luogo sia l’occasione  per mettere in atto una  pratica della negazione  sistematica,  per annullare, interrompere l’evento sportivo prima e durante il suo svolgimento. Vuole interrompere il flusso emozionale di chi assiste alla partita, delegittimare chi presiede allo spettacolo, i media, la polizia, i giocatori.

Il gesto violento dell’ultras vuole essere una rottura totale verso il gesto sportivo di lealtà nella lotta e  il  combattimento. Annullare l’altro l’avversario, umiliarlo , sottometterlo, a questo putano gli agguati con le spranghe, i lanci di razzi, i colpi di pistola.

Tutto ciò risponde alla strategia dell’apparire, alla iconizzazione  della violenza per rivolgersi all’immaginario. L’ostentazione della violenza come attributo  non a caso c’è spesso il ricorso alla simbologia nazista aggressiva e sterminatrice. L’ultras vuole e ottiene  il riconoscimento  questo  è successo ieri, questo ha significato ad esempio far togliere la maglia ai giocatori del Genoa per portarla ai suoi piedi com’è avvenuto nella quasi indifferenza del mondo del calcio l’anno scorso.


Tutto questo vuole dire che è in crisi una pratica di socialità. Non si tratta di violenza gratuita e cieca  che non esiste, ma continuamente e banalmente evocata e che va a vuoto,  perché quello dell’ultras non è un comportamento a vuoto e mancato.


Si tratta di tifo presentato come  esibizione di sentimenti, di linguaggi , di gesti , di luoghi che non hanno più socialità perché si permette che venga sradicata  Questo non capiscono nel mondo del calcio che continua a tenersi lontano dall’unica cosa che può sconfiggere l’ultras: Una nuova cultura perché quella del calcio in Italia è una peste.
 

 

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