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Numeri esigui, che attestano probabilmente l’impossibilità di parlare ancora del reato di “Immigrazione clandestina”. I numeri in questione sono quelli relativi all’art. 10 bis, introdotto dal Decreto legislativo n.94 nel luglio del 2009 (il c.d. “Pacchetto sicurezza”) e configurante appunto la fattispecie di reato generata dall’ingresso e dalla permanenza illegale nel territorio italiano di cittadini non comunitari. Il tema è tornato prepotentemente tornato alla ribalta nelle ultime ore, soprattutto dopo la presenza del neo ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge in televisione. In particolare, la Kyenge è stata ospite ieri alla trasmissione “In mezz’ora” di Lucia Annunziata e ha parlato, tra le altre cose, della necessità di abrogare il reato di immigrazione clandestina (reato per cui non è prevista la detenzione). Un’aggravante, quella della clandestinità, dichiarata illegittima nel luglio del 2010 dalla Corte Costituzionale e “bocciata” anche dalla Corte Europea in ben 2 occasioni, sia nel 2011 che nel 2012.



Sei d'accordo con il 'pacchetto Kyenge' per l'abolizione del reato di immigrazione clandestina e cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Italia? Il sondaggio

L’indagine del ministero. La Direzione generale della Giustizia penale del ministero ha avviato nel 2009 – in via sperimentale – una rilevazione del movimento dei procedimenti penali, suddivisi per “qualificazioni giuridiche del fatto”. Si tratta di uno studio sui reati perseguiti e rintracciabili all’interno dei fascicoli iscritti e definiti nei Tribunali italiani. La rilevazione ha interessato le sedi centrali di Tribunale e le sezioni distaccate che utilizzano il sistema informatizzato “Re.Ge”, restando escluse pertanto le sedi di Firenze, Genova, Lucca, Napoli, Palermo. Ciò premesso, l’iniziativa ha permesso di rilevare dati relativi al 79 per cento dei fascicoli iscritti nel 2010 presso i tribunali italiani. Un anno e mezzo dopo l’approvazione della legge, insomma, quando molto alta era l’attenzione - anche politica – sull’argomento.

 

kyenge

I numeri. I dati (gli ultimi disponibili) al momento sono impietosi, anche e soprattutto considerando che nel nostro Paese è stimata la presenza “illegale” di oltre 500 mila stranieri. Sono appena 172 i fascicoli aperti nei tribunali all’interno dei quali è stata rintracciata la voce relativa al reato in questione. Di questi, solo 55 sono stati quelli definiti. Più nello specifico, sono solo 12 le sentenze di condanna, mentre 18 sono le sentenze concluse con un patteggiamento e 1 la sentenza “promiscua” (vale a dire definitasi con una condanna per un reato e un’assoluzione per l’altro). Il totale delle sentenze di assoluzione sono 4 e 20 quelle chiuse con altre modalità di definizione.

I dati del ministero non consentono al momento di sapere quante sono le persone condannate nel contesto delle 12 sentenze. Non solo: i dati rischiano di essere oggettivamente inficiati da alcune lacune del sistema, visto che in diverse cancellerie potrebbero essere stati rubricati come “immigrazione clandestina” anche reati specifici, come quelli facenti riferimento alla legge 286 o 189. Inoltre, l’analisi del ministero non tiene conto di eventuali definizioni dei reati davanti al Gip o al Gup, ma solo in sede giudicante. Comunque, stando a questi criteri di analisi e con l’attuale trend, una copertura totale delle sedi di tribunale porterebbe a circa 200 fascicoli e circa 15/20 sentenze di condanna.

Cifre oggettivamente molto piccole. La conseguenza di uno “spot”. “E non può essere diversamente – commenta Patrizio Gonnella di Antigone – visto che stiamo parlando di leggi-manifesto, assolutamente inapplicabili. In realtà sulla questione possono essere fatti due ordini di considerazioni. La prima è quella che fa riferimento alla lentezza dei processi in Italia, per cui è difficile che in un solo anno (legge del 2009, dati del 2010, ndr) si sia arrivati a numeri importanti. La seconda considerazione, invece, è che di fronte a questi numeri è chiaro che siamo di fronte a una norma impossibile da realizzare. Di fatto queste norme rimangono disapplicate, soprattutto se pensiamo che nel nostro paese sono stimati da 500 mila a 1 milione di irregolari. E’ come dire che tutti quelli che gettano la carta per terra devono essere processati! E una norma non applicata, sull’altro versante, genera anche un clima negativo, quasi di impunità diffusa! Incide sul senso di appropriatezza del sistema giuridico. E’ oltretutto una norma dalla scarsissima efficacia persuasiva: figuriamoci cosa può interessare a un immigrato africano di venire condannato con una pena pecuniaria da applicare dopo 3 anni!!”.

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