Egitto: “Mai arrestato, accuse alla polizia sono infondate” – L’Egitto respinge le accuse e assicura che la polizia non e’ coinvolta nella morte di Giulio Regeni. “Non e’ accaduto”, ha risposto il ministro dell’Interno Magdy Abdel Ghaffar ad un giornalista che chiedeva se il 28enne italiano fosse stato “arrestato dalla polizia”. “Respingiamo queste accuse, e’ completamente inaccettabile che vengano rivolte. Sono voci, non possiamo neppure accettare un’allusione. Non e’ questa l’usanza degli apparati di sicurezza dello Stato”, ha insistito. Ghafar, ha espresso le sue condoglianze “all’Italia e al popolo italiano” per la tragica fine del ricercatore, ma ha negato che Regeni sia stato trattenuto dalle forze di sicurezza e si e’ detto “infastidito” dalle “accuse infondate”. “Di sicuro non e’ stato fermato dagli apparati di sicurezza”, ha detto il ministro durante una conferenza stampa. “Le indagini sono ancora in corso e siamo ancora nella fase di raccolta delle informazioni. Risponderemo alle richieste della delegazione di investigatori italiani”, ha aggiunto, assicurando che tutti gli apparati di sicurezza sono al lavoro per trovare i responsabili ed appurare le circostanze dell’uccisione del giovane. “Quello che ci infastidito – ha aggiunto il ministro – e’ che alcuni media hanno attribuito l’uccisione di Regeni alle forze di polizia: l’apparato di sicurezza non ha mai commesso crimini del genere, e le accuse sono infondate”.
Regeni: sentiti genitori dal pm, non ci disse che aveva paura – La rete di amicizie e conoscenze di Giulio Regeni, in Italia e in Egitto. E quello che sta cercando di ricostruire il pm Sergio Colaiocco, titolare dell’inchiesta sulla morte del 28enne ricercatore di origine friuliana, impegnato stamane in un lungo vertice in Procura con gli investigatori. Il magistrato, che da un lato lavora con ministero della Giustizia e Farnesina per portare avanti la rogatoria con le autorita’ del Cairo e dall’altro e’ in attesa di acquisire le prime informazioni utili dal team di esperti di Sco e Ros spediti nella capitale egiziana, ha messo a verbale le dichiarazioni dei genitori di Giulio Regeni, Claudio e Paola Deffendi, per capire il quadro delle relazioni coltivate dal figlio e le ragioni della sua presenza in Egitto in coincidenza con il quinto anniversario della rivoluzione di piazza Tahrir. La coppia ha rappresentato al pm i timori e le aspettative di Giulio, che si trovava al Cairo per una tesi sulle tematiche socio-economiche dell’Egitto presso l’American University. Secondo i genitori, il ragazzo era ben consapevole del difficile clima politico che si respira da tempo al Cairo, ma non ha mai espresso esplicite preoccupazioni per la propria incolumita’. Regeni non era uno 007 e neppure un attivista politico, ma poteva contare su una serie di relazioni, con amici italiani ed egiziani, che riteneva preziosi per poter raccogliere elementi sul sindacalismo indipendente locale, sui diritti del lavoratori e sulla nuova ondata di scioperi sotto il regime di Al Sisi.
Regeni, Gentiloni: “Non ci accontenteremo di verità presunte” – Il caso Regeni sara’ uno dei temi al centro dei prossimi incontri tra la diplomazia americana e quella egiziana. Lo riferisce il New York Times sottolineando “l’attenzione internazionale” sulla vicenda e quella, in particolare, del Dipartimento di Stato americano, impegnato di frequente a ricordare al Cairo l’importanza del rispetto dei diritti civili e umani. Il riferimento alla morte del ricercatore italiano sara’ “probabilmente” sollevato, scrive ancora il NYT, nel corso del viaggio che Sarah B.Sewall, sottosegretario del Dipartimento di Stato per i diritti umani, fara’ questa settimana nella capitale egiziana oppure quando il capo della diplomazia americana, John Kerry, ricevera’ a Washington il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shiukry.
Al Cairo, intanto, mentre prosegue il balletto delle versioni governative sulla morte del giovane (ultima quella che indica nell’omicidio un mezzo per incolpare la polizia egiziana), l’analisi del telefonino di Regeni “conferma le testimonianze dei coinquilini e degli amici”, secondo cui il ricercatore si stava recando ad una festa di compleanno il giorno in cui e’ scomparso. Il 25 gennaio scorso Giulio, ha detto il direttore della Procura di Giza, Hossam Nassar, “ha lasciato la sua abitazione alle 19:30 per incontrare il suo amico Gennaro, un insegnante di Scienza Politiche presso l’Universita’ britannica al Cairo. Entrambi dovevano andare ad una festa di compleanno, ma Regeni non e’ mai arrivato: e’ scomparso 25 minuti dopo la sua ultima telefonata all’amico. Giulio era solito prendere la metropolitana dalla stazione di al Dokki vicino casa sua”. Preoccupato per il connazionale, “Gennaro ha quindi telefonato alla sua amica Noura Fatihi, che ha contattato il coinquilino di Giulio e avvocato Mohamed al Sayaad”, ha concluso Nassar.
Sembra ancora troppo prest per valutare se il team investigativo italiano riceva collaborazione da quello egiziano al cairio, ma Roma torna a chiedere chiarezza. “Non ci accontenteremo di verita’ presunte. Vogliamo che si individuino i reali responsabili -ha affermato il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, in un’intervista a Repubblica- e che siano puniti in base alla legge….Conosco la professionalita’ dei nostri investigatori, e se verra’ loro consentito di lavorare, come in queste ore sembra possibile, potremo ottenere dei risultati. Ed e’ questo che il governo italiano pretende”. L’Italia sembra voler fare del caso Regeni un banco di prova delle relazioni politiche ed economiche con il Cairo. “L’Egitto -sottolinea Gentiloni- e’ un nostro partner strategico e ha un ruolo fondamentale per la stabilizzazione nella regione. Questo non ci ha mai impedito di promuovere la nostra visione del pluralismi e dei rapporti umani. Qui pero’ -aggiunge- ci troviamo di fronte a un problema diverso, cioe’ il dovere dell’Italia di difendere i suoi cittadini e pretendere che, quando essi sono vittima di crimini, i colpevoli vengano assicurati alla giustizia. Questo dovere vale tanto piu’ nei rapporti con un paese alleato come l’Egitto”.
