Il ministero dell’Interno egiziano frena sul coinvolgimento diretto dei criminali uccisi ieri dalle forze di sicurezza egiziane e l’omicidio del giovane ricercatore italiano Giulio Regeni. Parlando ai media, il portavoce del ministero Abu Bakr Abdul Karim, ha precisato che la borsa ritrovata nell’abitazione della sorella di uno dei cinque presunti criminali uccisi ieri nell’area di Heliopolis, Tarek Saad Abdel Fatah, non implica un coinvolgimento del gruppo nell’assassinio del ricercatore italiano. La moglie e la sorella dell’uomo hanno infatti ammesso che la borsa apparteneva al loro congiunto ma di non sapere nulla riguardo al suo contenuto. Il ritrovamento e’ avvenuto a Shobra al Khaima sobborgo di Qaliubiya ed e’ stato confermato dallo stesso ministero dell’Interno sulla propria pagina internet.
Fonti della sicurezza hanno sottolineato che le indagini determineranno se gli uomini rimasti uccisi nell’operazione di ieri erano o meno implicati nell’omicidio di Regeni, precisano che “il ritrovamento degli affetti personali non significa un loro necessario coinvolgimento”. Infatti secondo le fonti, il gruppo che era noto per rapimenti con richiesta di riscatto potrebbe aver sequestrato e in seguito venduto ad un gruppo jihadista o a membri dei Fratelli Musulmani il giovane ricercatore, decidendo di conservare gli affetti personali per uno scopo, forse politico. Questa mattina il ministero dell’Interno egiziano ha riferito di aver informato gli inquirenti italiani del ritrovamento della borsa e dei documenti di Giulio Regeni. Le autorita’ hanno inoltre confermato che tutti e cinque gli uomini uccisi facevano parte di una gang specializzata nel rapimento di cittadini stranieri. L’operazione e’ avvenuta nell’area di Heliopolis: i cinque componenti della banda viaggiavano a bordo di un pulmino sul quale e’ stato ritrovato il cadavere di un sesto uomo non ancora identificato. La gang, secondo quanto riferisce la stampa egiziana, avrebbe rubato anche 10 mila dollari ad un altro cittadino italiano, di nome David K. Il ministero dell’Interno egiziano ha ringraziato in una nota la squadra degli inquirenti italiani per la cooperazione fornita e per “i contatti costanti mantenuti con le forze di sicurezza egiziane durante la fase delle indagini e della raccolta delle informazioni”.
La reazione italiana non è tardata ad arrivare. La famiglia di Regeni ha chiesto al governo di “reagire a questa messa in scena”. E Gentiloni ha ribadito che “l’Italia vuole la verità”. “La Procura di Roma ritiene che gli elementi finora comunicati dalla Procura egiziana al team di investigatori italiani presenti al Cairo non siano idonei per fare chiarezza sulla morte di Giulio Regeni e per identificare i responsabili dell’omicidio”. Lo afferma il capo della Procura di Roma, Giuseppe Pignatone. La Procura, fa sapere ancora Pignatone, “ritiene quindi necessario che le indagini proseguano, come del resto si evince dal comunicato appena diramato dal ministero dell’Interno egiziano” e “rimane in attesa che la Procura Generale del Cairo trasmetta le informazioni e gli atti, da tempo richiesti e sollecitati, e altri che verranno richiesti al piu’ presto in relazione a quanto prospettato ai nostri investigatori”.
