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Regeni ucciso per i suoi report accademici? Il ruolo degli 007 egiziani

Il Cairo insiste e smentisce la versione dei media occidentali secondo cui Giulio Regeni, prima di morire, fosse finito nelle mani degli apparati di sicurezza del Cairo. Ma emergono dettagli inquietanti sull’attività accademica del giovane

Il Cairo insiste e smentisce la versione dei media occidentali secondo cui Giulio Regeni, prima di morire, fosse finito nelle maglie degli apparati di sicurezza del Cairo. In un comunicato ufficiale, rilanciato dall’agenzia ufficiale Mena, il ministero dell’Interno fa sapere che il giovane dottorando friulano “non e’ mai stato arrestato”.

Secondo il ministero, che assicura di lavorare al caso senza sosta, in piena collaborazione con il team investigativo arrivato dall’italia, i quotidiani hanno pubblicato “informazioni inesatte” riguardanti le circostanze della scomparsa del giovane. Secondo le indiscrezioni dei media occidentali, il giovane studioso sarebbe stato arrestato da uomini degli apparati egiziani per via della sua attenzione alle opposizioni nel Paese e per impedirgli di diffondere informazioni sulla situazione politica in Egitto. In particolare, anche oggi, Repubblica riferisce che ad accendere l’interesse dei servizi segreti del Cairo su Regeni sarebbe stato il fatto che la sua analisi sui sindacati e le opposizioni in Egitto si stesse trasformando da ricognizione analitica in “ricerca partecipata” con un suo coinvolgimento diretto nella “vita e nelle dinamiche interne” delle organizzazioni.

Ma i dubbi sono sempre inquietanti. Ed emergono dettagli sull’attività di Regeni in Egitto. In particolare quella accademica. La professoressa Maha Abdelrahman, tutor di Regeni all’American University del Cairo, ha testimoniato davanti alla Procura di Roma che il lavoro di ricerca di Regeni era cambiato proprio dopo l’assemblea dell’11 dicembre dove fu avvistato.

Non più una semplice ricognizione analitica e su “fonti aperte” dei movimenti sindacali, ma una “ricerca partecipata”, embedded. Che, come scrive Repubblica, prevedeva una partecipazione diretta alla vita e alle dinamiche interne delle organizzazioni da studiare. Non solo. L’ambito di ricerca portato avanti da Regeni con la professoressa Anne Alexander, referente di Cambridge, era “Indagini sull’uso delle piattaforme digitali e gli strumenti di mobilitazione in Rete nei movimenti per il cambiamento politico in Medio Oriente, al fine di creare “sfere di dissidenza” e “nuove culture di attivismo”.

Regeni potrebbe essere dunque finito nel mirino dei servizi egiziani per la sua attività accademica. D’altra parte come dice alla radio canadese Cbc Khaled Fahmy, professore di storia all’American University “le autorità egiziane hanno da tempo le università come obiettivo. Perché sono ossessionate dalla disseminazione di informazioni sull’Egitto e dai luoghi in cui quelle informazioni sono prodotte. Soprattutto se si tratta di ricerche di studenti stranieri”.