Dalla casa di Cogne a quella all’ombra di Santa Maria Novella, a Firenze. L’avvocato Carlo Taormina è intenzionato a dimenticare l’infinito processo in cui ha difeso, perdendo, Anna Maria Franzoni e per farlo si è imbarcato in un’avventura altrettanto stimolante: dimostrare che dietro il caso dell’appartamento che Marco Carrai ha pagato all’allora sindaco di Firenze, oggi premier, Matteo Renzi, si nascondono i reati di concussione e corruzione per i quali Taormina ha appena sporto denuncia alla Procura di Firenze.
L’avvocato romano vuole cercare di far luce sul perché Carrai ha pagato l’affitto a un sindaco e nei tre anni successivi ha ricevuto incarichi in società controllate del Comune, appalti dall’amministrazione e gestito le casse delle fondazioni create ad hoc per finanziare le campagne elettorali che nel tempo hanno finanziato la scalata al potere di Matteo Renzi. Una vicenda che, per il momento, ha visto Carrai, poi nominato presidente di Firenze Parcheggi (partecipata dal Comune), uscire da un cul de sac affermando di aver pagato l’affitto di un attico in via degli Alfani 8, in pieno centro, “per amicizia”.
Appoggiando le indagini personali di Alessandro Maiorano, dipendente comunale che da anni sta portando avanti un’azione di denuncia contro Renzi, l’avvocato si è presentato alla prima udienza, lo scorso 7 luglio, annunciando: “Ci divertiremo, il presidente del Consiglio non si è costituito parte civile. Faremo altri processi, sarà un anno interessante”, ha allietato la platea. Le denunce, ha specificato poi, “sono già in atto, come quelle sulle spese in Provincia: dimostreremo che non sono spese folli ma deliranti; sono già in atto quindi ma c’è qualcuno che non si muove”.
