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Renzi, come Bettino e Berlusca. Chi è il premier? di Pietro Mancini

di Pietro Mancini

Come gli ultimi giapponesi, ancora nella giungla, 60 anni dopo la fine della guerra, nel nostro Paese, bello ma non normale, alcuni continuano a mitragliare il declinante Berlusconi. Un film, che in pratica dà di “mafioso” all’ex premier, è stato presentato al Festival di Venezia. Ma ha raccolto pochi applausi e non è piaciuto neppure a Caselli, che fu il Capo di un magistrato, Ingroia, tra i più ostinati assertori del teorema Mangano uguale Dell’Utri e don Marcello uguale Silvio.

Per l’ex Cav.si tratta, tuttavia, delle ultime luci della ribalta, dopo 20 anni di egemonia. Ormai, infatti, il centro del teatrino, politico e mediatico, lo occupa, stabilmente, Matteo Renzi, il “Rodomonte del Lago di Como”, come lo ha definito Giulianone Ferrara, tra i nostalgici delle lunghe, troppo lunghe, stagioni del craxismo e del berlusconismo.

Il giovin Signore di Firenze ha snobbato il Forum Ambrosetti, spedendo a Cernobbio la affascinante, e forse più gradita agli invitati, ministra Maria Elena Boschi.

Perchè non è andato al tradizionale, forse un po’ obsoleto, appuntamento degli industriali e degli economisti più titolati ? Perchè è sicuro- esageratamente sicuro, sottolinea il quotidiano di Confindustria- che il suo governo debba cercare altrove la sua legittimazione.

E, dunque, le intemerate contro i “tecnici della Prima Repubblica”- in primis, Scalfari, a cui Renzi ricorda una vecchia canzone americana : “noi siamo bravi ragazzi e nessuno ci può fermare !”- non possono non richiamare alla memoria le invettive craxiane contro Ernesto Galli della Loggia, “intellettuale dei miei stivali”, quelle di un Cav.più giovane e aggressivo contro i “politologi da bar” e persino di “padre” Romano Prodi contro i “ragazzotti di quei giornaloni, che hanno avuto il merito di sbagliare tutte le analisi”.

Luciano Pellicani, che fu uno degli intellettuali del “nuovo corso” socialista dopo il lungo letargo demartiniano, non esita ad applaudire Matteo :” Il suo decisionismo, come quello di Craxi, è, di per sè, la bestia nera dei commentatori, i quali temono che, a differenza del passato, il premier non starà più ad ascoltarli”.

Ma, caro professore, non c’è il rischio che, come Bettino e il Cavaliere, Renzi intenda costruire un suo “partito personale”, conservi il doppio incarico di Capo del PD e di primo ministro, rasenti il populismo e, addirittura, forme di autoritarismo, come gli contestano, un giorno sì e l’altro pure, professoroni “de sinistra” del calibro di Rodotà e Zagrebelsky ?”. “Assolutamente no- è la risposta di Pellicani, che “convertì” Craxi al socialismo libertario di Proudhon, in contrapposizione al leninista Berlinguer- Costoro, con il pretesto di difendere la Costituzione, con Travaglio, Ingroia e Di Pietro, avallano, di fatto, le degenerazioni del vecchio parlamentarismo”.

Matteo Renzi, dunque, richiama la abile doppiezza di Togliatti oppure è un mediocre, ma iperveloce, politicante, che svicola le questioni più delicate, straparlando di gufi e rosiconi, perchè ha capito, prima e meglio degli avversari, che ha asfaltato, lo spirito del tempo del nostro scontento ?

Le risposte, presto, verranno e consentiranno, finalmente, di giudicare il premier, sinora amicone e alla mano, ma anche capace di durezze brutali, vero, D’Alema ?

E scaturiranno non dalle interviste, ma dalle terapie del governo su spesa pubblica, tasse, lavoro, Mezzogiorno, sinora evanescenti, anche per responsabilità delle tecnoburocrazie, che il segretario del PD  ha promesso di voler sfidare.

Sino ad allora, non possiamo dar torto ad un commentatore acuto, Antonio Polito, a cui il successore di Renzi fa venire in mente “quei politici al Teflon, cioè del materiale delle padelle, cui non si attacca lo sporco : ma ciò non vuol dire che lo sporco non ci sia…”.