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Renzi, il piccolo partito con grandi pretese. Il commento

Renzi, il piccolo partito con grandi pretese. Il commento
Matteo Renzi, fondatore e leader di Italia Viva

C’è un mistero che accompagna Matteo Renzi da qualche anno: come faccia un leader che guida un partito inchiodato intorno al 2 per cento ad avere una visibilità da prima della classe della politica italiana. Forse perché parla bene, perché sa stare davanti a una telecamera, perché viaggia parecchio, intervenendo a conferenze e incontri nelle più svariate istituzioni, democratiche e non. Alla Leopolda, questo weekend, ha però raggiunto una vetta notevole facendo un appello a Forza Italia perché abbandoni il centrodestra e confluisca nel grande, magnifico, indefinito centro riformista del campo largo. È una scena quasi surreale. Il partito del 2 per cento che invita quello che viaggia stabilmente su percentuali ben più consistenti a cambiare casa e ad andare ad abitare nel suo condominio politico. Una specie di agente immobiliare con un bilocale che offre una villa.

Forza Italia, peraltro, non sembra avere particolari motivi per accettare l’offerta. È vero che nel governo Meloni mantiene spesso un baricentro più centrista rispetto agli alleati, ma resta saldamente dentro il centrodestra, anche quando il centrodestra era gialloverde, con tutto ciò che comportava. Insomma, non si capisce esattamente quale sia il problema immobiliare che dovrebbe favorire il trasloco. Anche perché il campo largo, più che una coalizione, continua ad assomigliare a un cruciverba della Settimana Enigmistica. Le definizioni ci sono, ma manca qualcuno che riesca a completarle.

Chi comanda? Chi decide? Come si sceglie il leader? Uno vale uno oppure no? E soprattutto: chi sta davvero dentro e chi sta fuori? Ogni giorno compare una nuova casella da riempire e ogni risposta sembra generarne altre tre. In questo quadro l’appello di Renzi a Forza Italia sembra soprattutto un modo elegante per conquistarsi qualche titolo sui giornali. Un piccolo esercizio di visibilità politica, che è poi forse la specialità nella quale Renzi continua a eccellere. Del resto, il suo è un fenomeno curioso, passato da percentuali superiori al 35-40 per cento a guidare una formazione che oggi viaggia intorno al 2. Dopo aver promesso, all’indomani della sconfitta referendaria, che in caso di mancato successo avrebbe lasciato la politica, non solo non l’ha lasciata ma continua imperterrito a distribuire consigli agli altri.