Ancora una misura di custodia cautelare in carcere per Cipriano Chianese, 62 anni, avvocato di Casal di principe con trascorsi politici in Forza Italia,  imprenditore del settore rifiuti per conto del clan dei Casalesi, regista per decenni dello smaltimento illecito nel Casertano e non solo.

Gia' agli arresti domiciliari e sotto processo per disastro ambientale e inquinamento della falda acquifera, Chianese insieme a Carlo Verde, 32 anni, pure destinatario di un provvedimento restrittivo, avrebbe costretto con modalita' mafiose, grazie alla forza intimidatrice dell''appartenenza' ai Casalesi, i titolari della Mary Trans, societa' che si occupava anche di trasporto di rifiuti solidi urbani e speciali, a cederne quote e gestione a suo fratello Francesco.

Una inchiesta ancora una volta condotta dal centro operativo della Dia di Napoli che gia' il 12 dicembre 2006 aveva ottenuto un decreto di sequestro preventivo di beni a suo carico, nell'aprile di questo anno confiscati con in aggiunta all'emissione di una misura di prevenzione di obbligo di soggiorno a Casal di principe per tre anni e sei mesi. Il valore del patrimonio acquisito dallo Stato e' di 82 milioni di euro. A parlare di come Chianese avrebbe fatto pressioni anche attraverso Verde sugli imprenditori della Mary trans, garantendo 'incolumita'' se avessero sottoscritto quote al fratello, un collaboratore di giustizia. Prima con minacce verbali, poi prospettando loro un intervento diretto dei vertici dei Casalesi, infine costringendoli a recarsi nel Casertano, Chianese li costrinse a cedere alla sua richiesta. Un collaboratore di giustizia che ha portato alla riapertura di indagini archiviate nel 2011. L'accusa per Cipriano Chianese e Carlo Verde e' di estorsione aggravata dall'articolo 7 della legge 203/91. "Il traffico (di rifiuti da smaltire illegalmente, ndr.) l'avevano iniziato mio cugino Sandokan e Francesco Bidognatti ... il coordinamento generale lo curava l'avvocato Chianese", racconto' alla commissione bicamerale antimafia nel 1997 il pentito Carmine Schiavone.

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Ancora una misura di custodia cautelare in carcere per Cipriano Chianese, 62 anni, avvocato di Casal di principe con trascorsi politici in Forza Italia,  imprenditore del settore rifiuti per conto del clan dei Casalesi, regista per decenni dello smaltimento illecito nel Casertano e non solo.

Gia' agli arresti domiciliari e sotto processo per disastro ambientale e inquinamento della falda acquifera, Chianese insieme a Carlo Verde, 32 anni, pure destinatario di un provvedimento restrittivo, avrebbe costretto con modalita' mafiose, grazie alla forza intimidatrice dell''appartenenza' ai Casalesi, i titolari della Mary Trans, societa' che si occupava anche di trasporto di rifiuti solidi urbani e speciali, a cederne quote e gestione a suo fratello Francesco.

Una inchiesta ancora una volta condotta dal centro operativo della Dia di Napoli che gia' il 12 dicembre 2006 aveva ottenuto un decreto di sequestro preventivo di beni a suo carico, nell'aprile di questo anno confiscati con in aggiunta all'emissione di una misura di prevenzione di obbligo di soggiorno a Casal di principe per tre anni e sei mesi. Il valore del patrimonio acquisito dallo Stato e' di 82 milioni di euro. A parlare di come Chianese avrebbe fatto pressioni anche attraverso Verde sugli imprenditori della Mary trans, garantendo 'incolumita'' se avessero sottoscritto quote al fratello, un collaboratore di giustizia. Prima con minacce verbali, poi prospettando loro un intervento diretto dei vertici dei Casalesi, infine costringendoli a recarsi nel Casertano, Chianese li costrinse a cedere alla sua richiesta. Un collaboratore di giustizia che ha portato alla riapertura di indagini archiviate nel 2011. L'accusa per Cipriano Chianese e Carlo Verde e' di estorsione aggravata dall'articolo 7 della legge 203/91. "Il traffico (di rifiuti da smaltire illegalmente, ndr.) l'avevano iniziato mio cugino Sandokan e Francesco Bidognatti ... il coordinamento generale lo curava l'avvocato Chianese", racconto' alla commissione bicamerale antimafia nel 1997 il pentito Carmine Schiavone.

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