“In una settimana sono morti Schiavone e Bisceglia e c’è stato un misterioso incendio alla sede della PolieCo. Solo fatalità? Come diceva Andreotti a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”. Antonio Marfella, oncologo in prima linea nella lotta agli sversamenti illegali e stretto collaboratore di don Maurizio Patriciello, parla con Affaritaliani.it della morte in un incidente stradale del pm di Napoli e della questione rifiuti.
Dottor Marfella, pare che la Procura di Castrovillari abbia escluso anomalie sulla morte del pm Bisceglia…
Tutti stanno dicendo che non sembra esserci nulla di anormale e che la morte di Bisceglia sia solo una disgrazia. Io spero che sia davvero così. Siamo rimasti privi di un punto di riferimento molto preciso. Proprio nelle prossime settimane io, padre Maurizio Patriciello e lo stesso Bisceglia dovevamo andare a Bruxelles all’Europarlamento per sollevare la questione di una legge europea sulla tracciabilità dei rifiuti speciali. Manca un chiaro quadro di riferimento europeo e ancor di più italiano. Siamo privi di qualsiasi controllo sui flussi dei rifiuti speciali, in particolare di quelli tossici. Sappiamo ogni anno in Italia girano non meno di 25 milioni di tonnellate di rifiuti industriali prodotti in regime di evasione fiscale (su un totale di 140 e rispetto agli urbani che sono 29) che cercano qualche posto dove essere smaltiti. Qualche mese fa mi venne detto di stare attento a “incidenti stradali” che poteva capitare qualcosa come già era accaduto al generale Gennaro Niglio, carabiniere antimafia e mio amico personale, morto nel 2004 proprio in un incidente stradale
Quanto sono forti oggi le ecomafie?
Le ecomafie e Schiavone non sono il passato. Anzi, all’epoca di Schiavone il giro di affare non era superiore a un terzo di quello di oggi. Il problema non riguarda solo la Campania ma tutta Italia e tutta Europa. La Campania è solo quella che finora è stata maggiormente colpita per l’alto grado di controllo del territorio da parte della camorra ma nessuno è esente dal problema.
Non è convinto del fatto che la morte di Bisceglia sia solo un caso?
Devo rilevare che a causa di un destino a questo punto cinico e baro nel giro di una settimana sono morti prima Schiavone e poi Bisceglia, entrambi in maniera improvvisa. Non solo, proprio ieri mi ha chiamato la PolieCo per dirmi che i loro uffici a Roma erano andati a fuoco per un misterioso cortocircuito. Tutto sembra dire che si tratti solo di una fatalità e di un caso ma come diceva Andreotti, “a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”. Comunque speriamo di esserci sbagliati e andiamo avanti.
La criminalità organizzata si sentiva minacciata dal lavoro di Bisceglia?
E’ ormai chiaro che i Casalesi e le ecomafie sono solo la parte di un problema che non è solo criminale ma che riguarda un intero sistema economico fuori controllo. L’evasione fiscale non solo sottrae soldi allo Stato ma produce anche rifiuti che devono essere obbligatoriamente smaltiti in qualche modo. Si tratta di un problema serio anche per le regioni del Nord che hanno ritmi produttivi più alti. Siamo in grado di tracciare con i microchip gli animali domestici, i pomodori e le mozzarelle ma ancora non tracciamo minimamente i rifiuti speciali che viaggiano liberamente su e giù per l’Italia come merci.
Quanto è sostenuto o quanto invece è isolato chi lotta in prima linea su vicende come questa?
Il mio terrore è proprio che i pm che si occupano di ecoreati siano lasciati totalmente soli soprattutto dagli esponenti delle altre professioni. Il mio rapporto con Bisceglia è nato quando lui mi ha telefonato per capire come interpretare il dato sui tombamenti a 28 metri di profondità in rapporto ai 220 ettari inquinati di terreno ma solo 2 ettari con prodotti inquinati. Quando i Casalesi tombano così in profondità non è per dimostrare che sono pieni di scavatrici, lo fanno perché sono guidati da persone molto competenti e professionali. I Casalesi sono imprenditori ma non hanno tali competenze agronomiche. Questa è la prova che la criminalità è guidata da persone competenti e va a conferma di Schiavone quando sosteneva che lui fosse solo uno strumento del sistema e non il sistema stesso.
Lo Stato secondo lei ha interesse a risolvere la questione una volta per tutte?
Lo Stato ha interesse a evitare grandi problemi sociali. E’ necessario non far capire a 60 milioni di persone quanto grave sia il non controllo delle attività produttive in regime di evasione fiscale. Lo Stato italiano ha fatto la precisa scelta gestionale di non volere un adeguato controllo dei flussi dei rifiuti speciali in Italia. Affrontare seriamente il problema non significherebbe solo un recupero di risorse da parte dello Stato ma anche il controllo di una quota importante del flusso dei rifiuti che vengono smaltiti scorrettamente sottoterra, nel mare o attraverso gli inceneritori e per questo non può non fare male. Vari pentiti sostengono di non essere stati loro a chiedere di fare questo affare ma che gli è stato richiesto di risolvere un problema.
Come si potrebbe risolvere il problema?
Il problema si può risolvere solo cambiando il sistema economico, abbassando concretamente le tasse sul lavoro per favorire, e non reprimere come invece si fa ora, il massimo dell’emersione fiscale. Altrimenti il problema della Terra dei Fuochi non sparisce da solo e ormai riguarda tutta Italia, ora per esempio sappiamo che in Lombardia si seppelliscono rifiuti tossici provenienti dall’Australia. Non possiamo permetterci di continuare e non tenere il flusso dei rifiuti sotto controllo.
@LorenzoLamperti

