Gli investigatori della Dia stanno finendo di trascrivere le intercettazioni dei dialoghi di Totò Riina con il suo compagno di ora d’aria, il boss pugliese Alberto Lorusso. Il capo di Cosa nostra è tornato a parlare delle stragi e ha raccontato un aspetto fino a questo momento sconosciuto sulla bomba che il 19 luglio 1992 scoppiò in via d’Amelio, a Palermo.
Secondo Riina il telecomando della carica era stato sistemato nel citofono del palazzo dove abitava la madre di Borsellino. Paolo Borsellino, citofonando alla madre, avrebbe azionato la bomba piazzata dentro la Fiat 126, che lo uccise insieme a cinque poliziotti della sua scorta.
M5S, no commissione Antimafia solo per conferenze
I parlamentari del Movimento 5 Stelle, una ventina in tutto, sono giunti oggi nell’aula bunker di Rebibbia a Roma dove si svolgera’ l’udienza del processo sulla presunta trattativa Stato – Mafia davanti ai giudici della II corte d’Assise di Palermo. “Siamo qui per mandare un messaggio – ha spiegato Giulia Sarti, deputata del movimento 5 stelle e membro della commissione Antimafia – la Commissione Antimafia non deve servire solo per fare conferenze”.
“Serve un comitato – ha proseguito la parlamentare del M5S – che si occupi della trattativa Stato-Mafia, delle minacce di Riina, dei rapporti tra Dap e Aisi, dei nessi tra la trattativa di allora e quello che sta accadendo oggi. Al di la’ degli accertamenti che si stanno facendo oggi occorre chiarire le responsabilita’ politiche”. “Oggi siamo qui – ha concluso Giulia Sarti – anche per far sentire la presenza dello stato perche’ non bastano le manifestazioni di solidarieta’ ma occorre farsi sentire con la presenza fisica”.

