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Cronache

 

Lele Mora, durante le sue dichiarazioni spontanee al processo Ruby bis, ammette che la vicenda con al centro la giovane marocchina ha rappresentato un caso di "dismisura, abuso di potere e degrado". "Io ne sono stato passivo concorrente - ha aggiunto il talent-scout - ma oggi non voglio piu' mangiare cibo avariato e lascio il compito ai miei difensori di chiarire".

Durante le sue dichiarazioni spontanee al processo Ruby bis, Lele Mora afferma di avere accompagnato ad Arcore, nella residenza di Silvio Berlusconi, le ragazze, ma dice di non averle mai "condizionate". "Non ho mai voluto giudicare queste ragazze - continua 'l'agente dei vip' - non contesto e non ho mai contestato l'attivita' dei pubblici ministeri, rispetto l'attivita' delle indagini. E' vero che ho partecipato alle feste, e' vero che ho accompagnato le ragazze alle cene ed e' vero che ho avuto dei prestiti da Berlusconi tramite Emilio Fede per salvare la mia societa'".

"Mi vergogno per le polemiche che ho fatto contro giornalisti e comunisti, per le minacce che gli ho fatto, mi vergogno e chiedo scusa a Formigli e ai suoi colleghi, scuse che rinnovo senza se e senza ma". Il 'mea culpa' e' firmato da Lele Mora che ha reso dichiarazioni spontanee al processo Rubi-bis nel quale e' imputato insieme a Emilio Fede e Nicole Minetti per induzione e favoreggiamento della prostituzione anche minorile. "Voglio uscire da questa bufera infernale che mi ha tolto la luce - e' l'auspico di Mora - voglio vedere le stelle e il cielo azzurro. Mi sono assunto le mie responsabilita' per i fatti che mi hanno portato in carcere e per quelli di questo giudizio valuterete voi giudici".

LA RETROMARCIA DI MORA
In Aula, durante le dichiarazioni spontanee aveva parlato di "dismisura, abuso di potere e degrado". Fuori dal palazzo di giustizia, pero', rispondendo alle domande di alcuni cronisti Lele Mora ha fatto retromarcia. "Ad Arcore non c'e' stato niente di male, l'amicizia non e' una cosa che uno ti da', ma si sceglie. Se ho scelto di avere un amico come Berlusconi che ancora credo sia tale e che rispetto, sono orgoglioso di andare a cena da lui se mi invita. Non e' uno che fa prostituire la gente. Allora, io che lavoro ho fatto per 35 anni, il 'magnaccia'?".

Tornando alle tre parole conle quali ha definito le serate ad Arcore in aula, Mora ha precisato: ho detto quello che ha riportato un giornale, nulla di piu'". Diverse erano state le parole dell'ex agente dello spettacolo pronunciate davanti ai giudici. "Ho letto ieri su un quotidiano nazionale di grande diffusione - aveva affermato - come vi siano tre parole per definire quanto e' successo e quanto e' oggi al vostro giudizio: dismisura, abuso di potere e degrado. E' vero, cosi' e' stato, ed io ho contribuito almeno all'eccesso e al degrado, come ebbi a dire nelle dichiarazioni che feci quando sono stato scarcerato".

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