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Cronache

La schedina del toto - processo Ruby impone una 'tripla'. Nessun epilogo suonerebbe infatti sorprendente perche' i giudici, chiamati a decidere oggi sull'incerta partita, hanno argomenti validi per giustificare tutti i verdetti possibili. Assoluzione o condanna in pieno per Silvio Berlusconi dai reati di concussione e prostituzione minorile oppure un verdetto a meta', con l'assoluzione da una delle due accuse e la condanna per l'altra. Il 15 febbraio 2011, il gip di Milano Cristina Di Censo aveva disposto il giudizio immediato per il leader del Pdl ritenendo che a suo carico vi fosse l'"evidenza della prova".

I pm credono che il dibattimento abbia ribadito la solarita' delle accuse e hanno chiesto la condanna a sette anni di carcere, ma in molti, e non solo tifosi del Cavaliere per ragioni politiche, pensano che lo sviluppo del processo abbia offuscato le certezze di Ilda Boccassini, Antonio Sangermano, Pietro Forno. Al trio tutto femminile del collegio, Giulia Turri (presidente), Orsola De Cristofaro e Carmela D'Elia, l'ultima parola.


- PROSTITUZIONE MINORILE
I giudici dovranno stabilire se il processo ha provato la consapevolezza della minore eta' di Ruby da parte di Berlusconi e che i due abbiano compiuto "atti sessuali tra il 14 febbraio e il 2 maggio 2010", come indicato nel capo d'imputazione. Entrambi questi elementi devono essere presenti perche' possa essere riconosciuta la colpevolezza in base all'articolo 600 bis del codice penale. Berlusconi sapeva che Ruby era minorenne? Nella prospettiva dell'accusa, che invoca una "prova logica", non e' credibile che Fede e Mora non abbiano comunicato all'uomo a cui erano legati da un vincolo di "fedelta' assoluta" che Ruby aveva 17 anni: il giornalista perche' l'aveva appreso al concorso di bellezza a Taormina dove conobbe la ragazza, il talent scout per averla ingaggiata nella sua scuderia. In quei mesi, sostengono i pm, Berlusconi era sotto attacco perche' era esplosa la 'bomba' Noemi Letizia e i due non avrebbero potuto nascondere al Cavaliere il rischio che correva con Ruby. La difesa ribatte facendo notare che, secondo molti testimoni, la ragazza dimostrava ben piu' di 18 anni. Anche il rapporto di sudditanza di Mora e Fede nei confronti di Berlusconi puo' scricchiolare, se visto da un'altra angolazione. I due, per ammissione degli stessi pm, hanno ottenuto "vantaggi economici ai danni di Berlusconi", dimostrando ben pochi scrupoli a spillargli soldi nella vicenda del prestito milionario concesso dal Cavaliere all'ex direttore del tg4, sulla quale e' ancora aperta un'indagine.

- GLI ATTI SESSUALI
Anche per dimostrare che Berlusconi e Ruby hanno fatto sesso, i pm cercano di costruire una, non facile, prova logica. Citano, tra l'altro, un'intercettazione telefonica 'boccaccesca' di Karima ("Noemi e' la pupilla, io sono il culo") e le dichiarazioni di una testimone, Caterina Pasquino ("Ruby mi disse al telefono che avrebbe fatto sesso con lui, ma poi aggiunse che scherzava"). La ragazza pero', quando le sue rivelazioni non sono riscontrate, viene ritenuta cosi' poco attendibile dai pm che neanche l'hanno invitata in aula. L'idea che sembra dominare la requisitoria dei rappresentanti dell'accusa e' che il padrone di casa e la sua ospite non possano non avere fatto sesso a pagamento perche' cosi' facevano tutte ad Arcore. Basta? E' vero che Ruby si ferma a dormire nella dimora presidenziale ma non e' dimostrato che tutte le ospiti 'notturne' abbiano fatto sesso con Berlusconi. E non tutte le ragazze che hanno ricevuto denaro da Silvio hanno fatto sesso con lui. Ruby prende sicuramente dei soldi dal Presidente, ma che li abbia presi in cambio delle prestazioni erotiche e' una conclusione alla quale si puo' arrivare solo con la logica. Infine, la difesa ha insistito molto sul fatto che cinque delle sei testimoni dell'accusa non hanno partecipato alle serate in cui c'era Ruby e i loro racconti si riferiscono a quando la minorenne era assente. L'unica presente, Imane Fadil, e' rimasta vaga sugli atteggiamenti di Ruby con l'ex premier. Per condannare Berlusconi i giudici dovrebbero 'allargare' il quadro dei loro racconti anche alle cene che vedevano la giovane marocchina seduta al tavolo del Presidente. E, per questo, i pm hanno insistito molto sulla tripartizione fasica delle cene (cena, bunga bunga, sesso) che avrebbe caratterizzate tutte le serate a Villa San Martino, comprese quelle in cui c'era Ruby. Per l'accusa la cinquantina di testimoni della difesa che hanno negato l'ultima fase, quella erotica, l'hanno fatto perche' a "libro - paga" di Berlusconi, prendendo da lui 2500-3000 euro al mese.

- CONCUSSIONE Il fatto storico e' certo: la notte tra il 27 e il 28 maggio 2010 Berlusconi telefono' in questura e chiese e ottenne di far affidare Ruby a Nicole Minetti. Il punto e' capire se questo comportamento realizzi il reato di concussione, anche e soprattutto alla luce della nuova legge introdotta dal Governo Monti. Un'interpretazione della norma, tra le varie emerse in attesa che si pronuncino le Sezioni Unite, terrorizza Boccassini. Non sarebbe piu' punibile, come con la vecchia legge, la pressione implicita e allusiva quale appare quella dell'ammiccante presidente del Consiglio che telefona in piena notte in Questura per convincere i poliziotti ad affidare Ruby alla Minetti. Poiche' ora e' punito anche chi riceve le pressioni (in questo caso i poliziotti, naturalmente non per il Ruby - gate perche' avvenuto prima della nuova legge), le pressioni devono essere esplicite. I poliziotti, intervenuti la sera tra il 27 e il 28 maggio 2010 e sentiti durante il processo, hanno sottolineato la 'normalita'' del loro operato, spiegando di avere agito indipendentemente dai 'consigli' dell'allora capo del Governo. A favore di Berlusconi, anche la testimonianza del Procuratore dei minori, Monica Frediani, che ha rivendicato la regolarita' delle procedure adottate concluse con l'affidamento alla Minetti. Di contro, ci sono le parole del pm dei Minori Annamaria Fiorillo, che in aula ha raccontato di avere disposto l'affidamento di Karima a una comunita' e che i poliziotti, rilasciandola, violarono le sue disposizioni. Per Boccassini, i tabulati telefonici e la sequenza delle chiamate ha dimostrato che "chi intervenne in Questura non poteva certamente ignorare che quella minore era da ricondurre nella sfera personale del premier".

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