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Cronache
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Dopo la distruzione delle intercettazioni tra Napolitano e Mancino ordinata dalla Consulta, giudicate comunque non penalmente rilevanti dai pm di Palermo che indagavano sulla trattativa Stato-mafia, arriva una durissima reazione di Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso in via D'Amelio il 18 luglio 1992. Ecco che cosa ha scritto Salvatore Borsellino:

"Apprendo oggi che sono state distrutte le intercettazioni tra Nicola Mancino e Giorgio Napolitano realizzate nell’ambito delle indagini condotte dalla procura di Palermo sulla trattativa Stato-mafia. Tramite il mio avvocato avevo presentato istanza al GIP Riccardo Ricciardi di audizione e di rilascio di copia di queste intercettazioni in quanto, da notizie di stampa pubblicate tempo fa dal settimanale Panorama, risultavano contenere anche degli elementi che mi riguardavano in merito ad una querela di diffamazione che Mancino aveva intenzione di presentare nei miei confronti".

"Le stesse notizie, diffuse dalla stampa, parlavano anche di giudizi poco lusinghieri espressi nei miei confronti dai due interlocutori e, per queste indiscrezioni, non c'è mai stata da parte del Quirinale, così come da alcun’altra parte, alcuna smentita ufficiale. Questa distruzione è stata messa in atto mentre non era stato ancora emesso, o non mi era stato notificato, un provvedimento relativo alla mia istanza e mi nega quindi la possibilità di presentare un ricorso in Cassazione avverso il provvedimento di rigetto, che ritengo illegittimo. Ritengo questo un atto gravissimo e lesivo dei miei diritti di difesa in un processo per diffamazione avviato contro di me su querela di Nicola Mancino (e, ancor più, nel processo Borsellino quater sulla strage di via D’Amelio e nel processo sulla trattativa Stato-mafia, nei quali sono parte civile) e una diretta conseguenza della rielezione alla Presidenza della Repubblica di un individuo come Napolitano che, in merito alla possibilità di diffusione di queste intercettazioni, ha sempre manifestato un autentico panico".

"Lo ritengo anche una conseguenza immediata del potere assoluto del quale lo stesso si sente investito grazie alle manovre di quelle consorterie politiche che, in dispregio di una consolidata prassi costituzionale, lo hanno confermato per un altro settennato a garanzia della congiura del silenzio sulla trattativa Stato-mafia di cui il suo interlocutore, in quelle intercettazioni, è uno degli imputati. Se questa notizia dovesse essere confermata, e la impossibilità per me di audire queste intercettazioni dovesse diventare definitiva, farò causa allo Stato per il comportamento di Napolitano, della Corte Costituzionale e dell'autorità giudiziaria che eliminano delle prove che potrebbero essere utilizzate a propria difesa, da un privato cittadino. Il quale, indipendentemente dal cognome che porta, ha l'unica colpa di pretendere Verità e Giustizia sulla strage di via D'Amelio, sulla trattativa che la ha provocata e su chi, riguardo a questa, vuole ad ogni costo mantenere il silenzio".

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