Tutto questo mettere in opera di Salvini – una stagione intera ad alta visibilità nel frattempo che Renzi gode nell’altra metà campo – alimenta la novità. Ed è un fatto totalmente politico che solo un acuto osservatore come Antonio Rapisarda, forte di studi e di una lingua smagliante, ha saputo cogliere.
Dalla prefazione di Pietrangelo Buttafuoco
LA SCHEDA DEL LIBRO “ALL’ARMI SIAM LEGHISTI”, in uscita per Aliberti Wingsbert House
Sono sovranisti e identitari. Con una mano occupano nuovi spazi virtuali agendo sui social media e con l’altra preparano la colla per i manifesti. Tra i simboli il Sole delle Alpi e il Colosseo quadrato. Sullo scaffale conservano Gianfranco Miglio e Julius Evola, mentre rileggono Alain de Benoist e si appassionano ad Alexander Dugin. Il mito delle patrie, il risveglio dell’Europa e la riconquista della proprietà della moneta sono gli elementi centrali di questa nuova “comunità” politica. Milano, Tor Sapienza e piazza del Popolo: questi i luoghi. Leghisti, CasaPound e tanti ousider emarginati dalle politiche pubbliche, gli attori. In politica estera ammirano Vladimir Putin e Marine Le Pen. Sono eurocritici e sinceramente post-ideologici.
Deposta la dicotomia destra/sinistra, la battaglia oggi per loro – parafrasando il leitmotiv del Front National – è popolo contro élites. Matteo Salvini ha conquistato questa generazione che lo ha indicato come guida del (vero) partito della Nazione da opporre a Matteo Renzi e a Bruxelles “ladrona”. È lui il leader giudicato capace di scardinare e riorganizzare la destra alle soglie della sua implosione. Una nuova forma politica sta prendendo corpo. La stampa mainstream l’ha già etichettata nero-verde, ossia l’incontro di una Lega in evoluzione con i centri sociali non conformi e con la destra sociale. In realtà, c’è molto altro: studiosi, sindacalisti, riviste, associazioni, artisti. E una rete europea in forte crescita e pienamente in sintonia con il popolo degli invisibili.
Fino a qualche anno fa, gli attuali animatori della destra 3.0, erano divisi dalla favola della “secessione”, un elemento del discorso leghista che ne ha impedito la convergenza in un comune fronte politico e culturale prima di oggi. Non è più così. La secessione è finita in soffitta. E l’Unione europea, l’immigrazione incontrollata e le politiche d’austerità hanno presenta fatto incontrare i protagonisti di questa destra inedita. Erano più simili di quanto si credesse. Ci voleva “l’altro” Matteo per farli incontrare. All’armi siam leghisti traccia un percorso fra miti e riferimenti, uomini e idee di una comunità politico-culturale improvvisamente investita del ruolo di anti-Renzi. Ma soprattutto è una riflessione che indaga in profondità il fenomeno Salvini, per raccontarne figure, passioni e la linfa culturale che nutre il progetto del leader leghista.
Questo libro è un’analisi del presente di una destra in mutazione, ma vuol essere un indizio che ne lascia intravedere le forme future. Dall’analisi del fenomeno Matteo Salvini alla guida della Lega, un viaggio nella nuova destra italiana. Un saggio- inchiesta tra padani, CasaPound, e outsider emarginati dalle politiche pubbliche. Testimonianze, tra gli altri, di Jean-Marie Le Pen, Adolfo Morganti, Philippe Vardon, Ugo Maria Tassinari, Lorenzo Fontana, Paolo Grimoldi, Simone Di Stefano, Claudio Borghi, David Rachline, Gianluca Savoini. E un’analisi sull’euro di Alberto Bagnai.
L’AUTORE
Antonio Rapisarda, classe ‘80, misterbianchese nato a Catania. Giornalista, si occupa di politica, immaginario e culture giovanili. Cresciuto al «Secolo d’Italia», ha lavorato per «Panorama», «Farefuturo», «Il Riformista» e «Futuro Quotidiano». È tra gli animatori del think tank Barbadillo.it. Ha pubblicato un libro, Sessant’anni di un Secolo d’Italia (2012). Vive e lavora a Roma.

