Francamente, comincio a essere un po’ stufo. Stufo di quelli che, dopo ogni episodio di violenza, sentono il bisogno di aggiungere qualcosa. «La violenza è sbagliata, ma il caro vita», «condanniamo gli scontri, però le banche», «la devastazione non si giustifica, ma bisogna capire il disagio dei giovani». Basta. La violenza è violenza e non ha bisogno di un «ma» alla fine della frase. Poi ci sono quelli che antepongono alle loro ricostruzioni sociologiche di voler «respingere in toto ogni forma di violenza». Benissimo.
Ma allora la domanda successiva dovrebbe essere una sola: come la fermiamo? Perché se condanni davvero la violenza, devi anche accettare che lo Stato abbia gli strumenti per impedire che qualcuno devasti un negozio, aggredisca una persona, saccheggi un esercizio commerciale o metta in pericolo l’incolumità altrui. Non puoi dire contemporaneamente «la violenza va respinta in ogni sua forma» e poi considerare sospetto, eccessivo o sbagliato ogni strumento con cui lo Stato prova a fermarla. Il caro vita può produrre disagio, impoverimento, frustrazione e rabbia. Le scuole fatiscenti sono un problema grave. Le disuguaglianze vanno affrontate.
Ma chiamare tutto questo «violenza», come si è sentito dire in queste ore, nello stesso momento in cui si parla di qualcuno che sfonda una vetrina, aggredisce una persona o saccheggia un negozio, significa confondere deliberatamente problemi diversi. Da una parte ci sono fenomeni sociali che la politica deve affrontare. Dall’altra ci sono persone che commettono reati e devono essere fermate. Le due cose possono essere discusse insieme, ma non possono diventare l’una l’altra. È proprio quel «però» che ormai diventa insopportabile, perché a forza di aggiungere spiegazioni alla violenza, si finisce per giustificarla.
Prima si ferma chi sta devastando, poi si discute del perché è arrabbiato. Prima si protegge chi viene aggredito, poi si studiano le ragioni sociali dell’aggressività. Non è cinismo, è semplicemente ordine delle cose. Se servono norme più severe, si facciano. È curioso sostenere di voler contrastare la violenza e, nello stesso tempo, essere contrari a qualunque inasprimento delle misure necessarie a farlo (anche con metodi forti come sono forti le forme di violenza). È una contraddizione? O forse è soltanto un modo elegante per strizzare l’occhio al disagio? Esiste poi un metodo, imperfetto ma democratico, per cambiare le cose: organizzarsi, costruire consenso, convincere le persone, prendere voti e andare al governo. Non è sempre rapido e non è sempre soddisfacente, ma è quello il gioco.
LEGGI LE NOTIZIE DEL CANALE NEWS
Affari Alert
Aggiornamenti e contenuti editoriali dedicati, via email.
Dal 1 Gennaio 2027: 0,99€/mese o 9,99€/anno


